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L'Orchestra Filarmonica di Poznan

Concerto su musica di Penderecki, Lutoslavski, Kilar, Sostakovic


Un omaggio alla musica polacca e russa, affidato ad una delle maggiori formazioni europee, l’Orchestra Filarmonica di Poznan, nata nel 1947 e diretta in questa occasione dal giovane Wojciech Michniewski. Per la Polonia, il programma si concentra su tre noti compositori contemporanei, Penderecki, Lutoslavski e Kilar: le partiture di questi ultimi due sostituiscono la prevista Terza Sinfonia di Henryk Mikolaj Gorecki, mentre rimane in scaletta fin dal programma iniziale il Thrène di Penderecki, brano del 1960 dedicato alle vittime di Hiroshima e diventato nel tempo un classico della musica polacca moderna.
A rappresentare la Russia, un compositore d’eccezione come Sostakovic, di cui viene eseguita la Sinfonia N. 5 in re minore, scritta nel 1937 in risposta alle critiche che il regime stalinista aveva mosso alla complessità sperimentale ed al “formalismo” di gran parte della sua precedente produzione, culminata nella partitura teatrale per Katerina Izmajlova: anche se destinata ad aprire una stagione più tradizionale e comprensibile nell’opera del musicista, la Sinfonia N. 5 dimostra una intatta originalità e conserva forte il desiderio di sperimentazione, per quanto contenuto e spesso compresso entro i limiti di una sintassi più classica.

Rassegna stampa

“Il pubblico di Villa Medici si è arricchito di una esperienza del tutto nuova. L’ascolto di una magnifica orchestra sinfonica calata fin qui, al festival “Romaeuropa”, dalla lontana Poznan. E tutti l’hanno accolta con entusiasmo. Ottima anche la prestazione del giovane Wojciech Michniewski, nel duplice ruolo di interprete al podio e direttore artistico dell’organico. […] La serata si è dunque aperta con il famoso Thrène di Krzystof Penderecki, il titolo preso in prestito dai canti di lutto dei greci fu adottato da Penderecki in omaggio alle vittime di Hiroshima. E la struttura del brano composto nel 1960 conserva a tutt’oggi una indistruttibile qualità. Thrène è un’opera giovanile di Penderecki, quindi appartiene al momento del suo decollo musicale improntato a grandissima fantasia, anzi, ad una frenesia musicale che il direttore d’orchestra Michniewski ha colto a meraviglia. […] Poi è toccato a un altro sostituto del programma d’origine, di cui si è saputo il cognome, Kilar, e l’attitudine a comporre per il giovane cinema polacco. Difatti il suo pezzo Krzesry era pittoresco e spettacolare. Naturalmente ci aveva messo tutto, perfino la musica popolare delle incantevoli montagne di Zakopane; una allegria che ha dato modo agli ottoni di sfogarsi al meglio. Dopodiché la dimessa Sinfonia N. 5 in re minore op. 47 di Dimitri Sostakovic, non ci ha poi fatto la dovuta bella figura. Per l’orchestra e il suo direttore la serata si è conclusa in un trionfo”.
(Mya Tannenbaum, Dai toni funebri alle trombe felici, Corriere della Sera, 18 luglio 1989)

“Impegnato [Michniewski, n.d.r.] sino all’osso e instancabile nel pretendere il massimo della disciplina e del rendimento dai suoi uomini, è uscito ansante e quasi trasfigurato dalla vorticosa “Danza folcloristica dei Martari” denominata Krzesry, di Kilar, un vero effettone di contrasti ritmici e tematici, di modi e armonie locali, dall’inizio, vivace, al solenne quasi rituale centro, al finale festoso, luminoso, sgargiante di orge rutilanti.
Questa la danza polacca che ha concluso, in colore, la prima parte della serata, ma l’esordio, con Penderecki e Lutoslavski, due luminari, ha dato le pennellate locali più famose del nostro tempo, l’una tutta strisciata, fasciata sui soli archi, in assenza di melodia e con perno su tremoli e frammenti di timbri atti a generare suspense (Threnody), l’altra, tesa in Musica funebre a modellare ossessive forgiature, più fraseggiate e cantabili, ma chiuse a qualsiasi distensione e serenità.
Si è lasciata per ultima, dopo l’intervallo, la musica russa della V Sinfonia di Sostakovic (1937), emblema della grande rinunzia “staliniana” del compositore alla sua libertà creativa dopo le “striglie” di richiamo sovietico a espressioni più semplici e popolari. Forse la Perestrojka avrebbe evitato la crisi, chissà! Oggi, leggiamo nella musica una certa chiave tirata verso la tradizione e compressa, che spesso non ci convince, anche se l’esecuzione era equilibrata e vibrante, come quella dell’Orchestra di Poznan. “Bravi, bravi!”, il direttore e gli interpreti se lo sono meritato”.
(Renzo Bonvicini, L’oro di Poznan? La Filarmonica, Il Tempo, 21 luglio 1989) .

Crediti

Musica Krzystof Penderecki (Thrène), Witold Lutoslavski (Musica funebre); Wojciech Kilar (Krzesry), Dmitrij Sostakovic (Sinfonia N. 5 in re minore op. 47)
Direzione musicale Wojciech Michniewski
Ensemble Orchestra Filarmonica di Poznan
Solista Joanna Cortes (soprano)

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