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Compagnia Corte Sconta

Il guardiano dei coccodrilli


Terzo lavoro della compagnia Corte Sconta, fondata nel 1990 da Laura Balis Giambrocono e Cinzia Romiti, Il guardiano di coccodrilli ha un preciso riferimento: è infatti il nome di un uccellino originario dell’Egitto che mangia i frammenti di cibo rimasti tra i denti del pericoloso alligatore – in questo modo aiuta il coccodrillo a mantenere perfetta la sua dentura. Quanto coraggio, quanta impudenza, e quanta precisione in questo “naturale” ufficio da “spazzino”. Tuttavia, escludendo qualsiasi andamento narrativo, le due coreografe traducono le emozioni in movimenti, incentrando il lavoro sull’audacia, la generosità, l’incoscienza e l’inconsapevolezza del pericolo. La scena, ideata da Carlo Sala, ritrae un’arena che si affaccia sul mare: ad esso, al suo movimento, si lega la qualità plastica della danza e delle azioni e quella echeggiante della musica, sette pezzi per musica elettronica e sintetizzatori, composta appositamente da Vincenzo Ciotola.
Il guardiano di coccodrilli ha ottenuto una menzione speciale al Grand Prix International de Video Dance.

Messa in scena e coreografia Laura Balis Giambrocono, Cinzia Romiti
Interpreti Paolo Baccarani, Laura Balis Giambrocono, Patrizia Cavola, Eleonore Didier, Dario La Ferla, Soraya Perez Mogollon, Valentina Morpurgo, Franco Reffo, Ivan Truol
Scene e costumi Carlo Sala
Musica originale Vincenzo Ciotola
Consulenza al canto Ambra D’Amico
Progetto sonoro e interventi di musica concreta Franco Maurina
Disegno luci Tonino Poppa
Organizzazione Sabrina Agnoli
Spettacolo creato in residenza al T.N.D.I. di Châteauvallon (Tolone, Francia) e realizzato con il suo sostegno.

 

LA DANZA DELLA CORTE SCONTA
di Erri De Luca

Corte Sconta è un regno di ritorno: quello che resta dei voli. Un tempo erano della specie degli angeli, si fermarono a terra una notte, vollero restare. Si recisero le ali e si costrinsero bipedi.
Corte Sconta è un regno di due donne che tramandano al resto del reame i gesti da eseguire sulla terra. Quando agli uomini ricrescono le ali, forbici delicate le mozzano di nuovo. Così il regno di ritorno recita la clausura del suolo. Fanno il rumore delle onde strusciando coi piedi sopra un letto di trucioli di gomma azzurri. Anch’io, nato in Mediterraneo, ho conosciuto questo: il mare fa rumore non perchè sbatte contro la costa, ma perchè lo calpesta l’aria, lo strofinano i suoi millepiedi.
La danza della Corte Sconta è l’eco scatenata dei cavalli del cielo che calcano il mare e fanno ribollire le acque come vino nuovo, secondo il verso impetuoso di Khavakkùk, profeta dell’antico testamento. “Khòmer màim rabbìm”: se lo pronunci, senti un liquido morsicato dalla tarantola del vento. Questo chiasso del mare lo conoscono gli angeli, le procellarie, i gabbiani e i pulcinella di mare. Il guardiano dei coccodrilli è un volatile spazzino tra fauci spalancate, tiene in ordine le armi di osso aguzzo che straziano le carni. Saltella tra gli spalti insanguinati. La parola napoletana “aucielluzzo” condensa le sue specialità: solerzia, agilità, destrezza.
Perciò seguo il regno vagabondo della Corte Sconta e quando incontro i loro guizzi asciutti,
sento in cuore parole che saltellano come agnelli prima della Pasqua.

 

IL GUARDIANO DI COCCODRILLI
di Laura Balis Giambrocono e Cinzia Romiti (Corte Sconta)

Guardiano di coccodrilli è il nome comune dell’uccellino originario dell’Egitto che mangia tra i denti del coccodrillo: coraggio, generosità, imprudenza e violenza trattenuta come un suono compresso che esplode a tratti.

Un mare in tempesta ha lasciato un’onda lunga che sospende lo stomaco nel vuoto.

Spalti di una arena delimitano un tratto di mare.

 

NUOVA DANZA, NUOVA COREOGRAFIA, DANZA D’AUTORE
di Elisa Vaccarino

Corte Sconta – Il Guardiano dei coccodrilli
Un’esperienza fresca e recente infine, è quella di Laura Balis Giambrocono e Cinzia Romiti, il cui gruppo Corte Sconta, cortile nascosto in dialetto veneziano (quello di Hugo Pratt e di Corto Maltese nel racconto omonimo), debutta nel 1990 al teatro dell’Elfo di Milano con Tuffo nell’acqua e tonfi del cuore, il video ricavato dallo spettacolo vince l’anno successivo il premio Il coreografo elettronico/NapoliDanza. Ed ecco la seconda produzione quell’anno stesso, Sette tavole (cioè quelle dei T.A.T., Thematic Apperception Text), accompagnata nuovamente da un altro bel video, che convince Gerard Paquet, direttore del Théâtre National de la Danse et de l’Image a invitare la giovane compagnia in residenza per una nuova creazione.
Nascono Le gardien de crocodiles e, ancora, un video che viene segnalato al Grand Prix Video Danse di Parigi nel 1993.
C’è uno stile specifico, riconoscibile, nel trittico di produzioni di Corte Sconta? Usare la formula “teatrodanza” può sembrare banale, oscuro, confuso. Eppure, di questo si tratta, in una vocazione a narrare per episodi, orizzontalmente, mettendo in primo piano le emozioni, i sentimenti.
Per Il guardiano dei coccodrilli vale la pena dire soltanto che si tratta di un uccellino che, in Egitto, mangia abitualmente dalla bocca del temibile rettile; nient’altro che uno spunto, per giocare sulla forza evocativa di un dettaglio, capace di impregnare la danza delle luci e dei colori giusti; in questo caso coraggio, slancio, imprudenza, tenerezza.
Quanti cuori battono, a fine secolo, nella coreografia italiana? Tanti e divergenti: formalismo, ricerca, poesia, emozione.
Non più nuova danza, dunque. Ma danza e basta, tra astrazione e racconto, tra classicità e sperimentalismo. Tornando da capo, però, è probabile che, in tanta varietà di segni e di linguaggi, sia ancora presto per abbandonare quel concetto di “danza d’autore” che ha seminato tanto scandalo una decina di anni fa.
È soltanto nel fuoco dei contrasti che può nascere il vero “nuovo”.

 

Rassegna stampa

“Si leggano piuttosto le qualità del movimento, in primo luogo, che in più di un’occasione mostra freschezza di segno e inventiva di immagine. I fondi ottenuti a Châteauvallon – dove lo spettacolo è stato prodotto e realizzato- hanno permesso una scenografia essenziale ed efficace (di Carlo Sala), dove gli spalti a mezzaluna racchiudono un pezzo di mare fatto di trucioli azzurri e suggeriscono immagini multiple di arene, scogli, pozze d’acque”.
(Rossella Battisti, Un coccodrillo sulle punte, l’Unità, 17 luglio 1994)

“L’impianto scenico e l’amara danza di fuga e di morte ci hanno invece suggerito tutta un’altra storia: e cioè un angolo di un orribile stadio sudamericano, dove feroci aguzzini invisibili raccolgono brutalmente uomini e donne – i “desaparecidos”. Certamente cercavano disperatamente di fuggire, quei poveri disgraziati, dal prato, ormai secco e sporco, del campo sportivo; e certamente tentavano di arrampicarsi sulle gradinate, per poi gettarsi più verso l’esterno, dalla parte della libertà. E invece, una forza ostile li ricacciava nella fossa inesorabile dell’oscurità e della morte”.
(Vittoria Ottolenghi, Fuga per la libertà, L’Informazione, 16 luglio 1994)

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