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Lucinda Childs

Percorsi


Spaziando dagli anni settanta agli anni novanta, Percorsi porta a Romaeuropa una panoramica variegata dell’arte coreografica post-moderna di Lucinda Childs. Autrice di una cifra stilistica dove la danza e la musica si saldano al punto da sembrare l’una emanazione dell’altra e dove lo psicologismo e le storie non trovano abitazione, mentre il movimento diventa imperante manifestazione di una cristallina meditazione, presenta alcune delle sue opere più significanti: dalle ripetizioni parallele di Dance su musica di Philip Glass (quelle della musica glassiana e quelle del doubling filmico del pittore Sol DeWitt), alla doppia vita del cembalo di Elisabeth Chojnacka, suonato dall’artista polacca e poi rielaborato elettronicamente (Rhythm plus), Percorsi è il ritratto di un ballo algido, controllato, seriale. Almeno apparentemente. Perché è tanto spietato nei suoi giochi geometrici da fare emergere, attraverso il rigore, una cruda poetica della semplicità e della purezza. .

Coreografia Lucinda Childs
Luci Pat Dignan
Costumi Suzanne Gallo
Interpreti Susan Blankensop, Ty Boomershine, Keith Chamberlain, Lucinda Childs, Maria de Lourdes Dávila, Adrienne Donald, Bruce Jones, Claire Kaplan, Lennard Louisy, Michele Pogliani, Gany Reigenbom, Amy Schwartz, Margaret Wallin
Coproduzione Festival d’Avignon, deSingel Anvers, Festival Intemational de Danse de Cannes, Théâtre de la Ville/Festival d’Automne à Paris, Lucinda Childs Dance Foundation, with major corporate support from AT&T, with support from the Fund for US Artists at Intemational Festivals and Exhibitions.
Durata 80′

Lucinda Childs Dance Foundation desidera esprimere tutta la sua gratitudine ad Elisabeth Chojnacka per il suo aiuto e i suoi consigli.

LUCINDA CHILDS DANCE COMPANY
Direzione artistica
Lucinda Childs
Amministrazione Amy Santos
Direttore luci Pat Dignan
Direttore di palcoscenico Abbie Katz
Produzione/Diffusione Claire Verlet, Artservice Intemational

 

IL BALLET BLANC DI LUCINDA CHILDS
di Elsa Airoldi

La negazione pare proprio la peculiarità della donna e dell’artista. Tacchi a spillo e tailleur impeccabili dal taglio diritto rinnegano ogni forma; capelli tirati e privi di colore ogni civetteria; occhi grandi e grigi ogni emozione. Mentre parole piane rispondono, eludendole, alle domande. Lucinda Childs, coreografa newyorkese, celebrata alunna di Merce Cunningham, apice del movimento minimale post-moderno, ha cinquantacinque anni che, ovviamente, non si vedono. Perché come sempre ha provveduto la negazione: cancellando ogni traccia di vissuto dal volto di madonna che non conosce dolori. Lucinda insomma non sembra appartenere alla categoria del reale, per vivere una vita che si direbbe non affannata, in simbiosi con pulsioni inferiori che si direbbero inesistenti e con un’arte che si direbbe gelido calcolo intellettuale. Per lei, in fondo, negazione è anche quel movimento minimalista che disintegra, polverizza, sdrammatizza, consegna l’arte alla categoria della matematica e della fisica. Forse della filosofia.

La Childs inizia l’avventura artistica nell’ambito del Judson Dance Theatre. La prima coreografia è del ’63. Segue una serie di assoli che rompono con ogni modello per proporre una non-danza che si misura con gli oggetti. In senso, hanno detto, duchampiano. Untitled Trio (del ’68, ripreso nel ’73) apre su una seconda maniera che recupera i valori lessicali, strutturali e seriali di un’arte silenziosa (Susan Sontag) rivolta ancora ai soli e ai piccoli gruppi e risolta con un vocabolario povero, reiterato, rigorosamente predisposto. Con Dance del ’79 la Childs accede alla creazione di vasto respiro e passa dalla forma del concerto a quella dello spettacolo vero e proprio. Al suo fianco troviamo Philip Glass (la prima coreografia su testo musicale è nell’ambito di Einstein on the Beach di Wilson/Glass, nel ’76) e il pittore Sol LeWitt. Dance utilizza la struttura del doubling che sdoppia l’azione per svilupparla in simultanea con i ballerini e con il film di LeWitt che li riproduce su un velo di proscenio. Dopo Dance i titoli più famosi sono Relative Calm dell’81 e Available Light del’83.
Nel 1973 la Childs aveva costituito la sua Company. Con essa continua una ricerca aliena da contenuti dichiarati ma formalmente aperta.

Sempre più frequentemente si riscontrano incursioni in generi musicali diversi tra loro, fino alle più recenti elaborazioni elettroniche del cembalo della polacca Elisabeth Chojnacka. Mentre è ammorbidito il rigore che sacrificava scene e costumi e che adesso introduce in Calyx (’87) la scultura metallica con fregio liberty di Tadashi Kawamata e in Mayday (’89) la sfarzosa seta bianca che addobba palcoscenico e ballerini. Ma i sentimenti, il dramma, la presenza, l’emozione quelli no, Non esistono.
Per fare posto a complesse esplorazioni spazio-temporali, a inavvicinabili elaborazioni seriali, all’immutato gioco geometrico che sposa rette e cerchi a un’orgia di diagonali, Lucinda insomma, la coreografa moderna che ha ripudiato sin dall’inizio la nostalgia dei miti delle pioniere, insiste in una poetica dove il peso della psicologia individuale è rigorosamente bandito. Anche nei gruppi, dove i danzatori lavorano assieme senza mai toccarsi, né guardarsi, ne fissare con sguardo men che assente la platea. Ballerini robot, accostati per cumulazione. Così l’impatto con quel teatro non è facile. Anche se qualcuno ha individuato chiavi di lettura ricollegabili alla tradizione: purezza e neoclassicismo strutturale parlano di Balanchine, alcuni assoli conducono ai modelli romantici, Available Light è “il secondo atto di Giselle rivisitato da Mondrian”. Insomma un ballet blanc. Ma, anche senza fantasticare troppo, non ci stancheremo di ammirare la scrittura prosciugata, la rigorosità intellettuale, l’oggettività. La certezza che, sfrondato da allusioni e illusioni, ciò che si vede è solo ciò che si vede. Magari la negazione che angoscia. Per riscattarsi poi con la coraggiosa crudezza di un messaggio che non teme.

 

LE MUSICHE DI PERCORSI

Dance di Philip Glass
Sotto l’apparenza di una ripetizione infinita e ipnotizzante, si nascondono mille sfumature, variazioni infinitesimali troppo rapide e sottili perché si possa essere sicuri di averle avvertite, percepibili talvolta in uno stato di semi-incoscienza e di attesa.

Programme Commun pour clavecin et bande magnetique di Luc Ferrari
Nato a Parigi nel 1929, Luc Ferrari ha compiuto gli studi alla Scuola Normale di Musica di Parigi dove è stato allievo di Honneger e de Coitot negli anni 1948-50 e di Messiaen nel 1953-54. Fin dalla sua costituzione, è uno dei più interessanti esponenti del Gruppo di Ricerche Elettro-acustiche: si potrebbe quasi dire che possiede un’ “anima elettro-acustica” dal momento che si esprime quasi esclusivamente attraverso tale linguaggio.
Programme Commun pour clavecin et bande magnetique è un capolavoro, l’esempio forse più riuscito di quanto è stato scritto in Francia in questo stile musicale. Senza dubbio il titolo della pièce, composta da Luc Ferrari nel 1972, contiene un’allusione al contesto politico dell’epoca ma ciò che più ci sorprende oggi è la freschezza e l’impatto che l’opera continua ad avere nell’interpretazione affidata ad Elisabeth Chojnacka. Come se sfuggissero a poco a poco al silenzio che li trattiene, piccoli gruppi di note scaturiscono dal clavicembalo, legate tra loro dal filo soggiacente di un tempo continuo, che l’ingresso improvviso della banda magnetica sottolinea poco dopo. Affascinati, non sappiamo cosa ammirare di più, se la rara qualità di un tempo regolare come il nostro respiro o il suono elettronico ininterrotto che palpita come un cuore; le ripetizioni ‘meccaniche’ e allo stesso tempo umane del clavicembalo o piuttosto l’insieme di tutti questi elementi uniti in una progressione graduale verso un’incredibile inasprimento sonoro, prima di ritrovarsi in forma di coda con il magico “nulla” del canto ripetitivo dei grilli.

Four Elements di Gavin Bryars
Nato nello Yorkshire nel 1943, Gavin Bryars si è fatto conoscere negli anni Sessanta come bassista jazz e come fondatore del gruppo The Portsmouth Sinfonia. La sua prima opera importante in veste di compositore è stata The sinking of the Titanic, nel 1969. Negli ultimi dieci anni ha composto diversi brani vocali, strumentali e orchestrali; ha lavorato nel campo dell’opera lirica (nel 1984 Medea con la regia di Robert Wilson all’Opéra di Parigi e una nuova opera ispirata a Jules Verne per il giugno 1997) ed ha collaborato con gli artisti visivi Bruce Lean e David Ward per la realizzazione di installazioni sonore. La sua musica è stata utilizzata da numerosi coreografi tra cui William Forsythe, Lucinda Childs, Carolyn Carlson, Maguy Marin, Jirí Kylián, Siobhan Davies, Édouard Lock. Earth è un brano che fa parte di Four Elements, musica originale commissionatagli da Lucinda Childs per la Rambert Dance Company.

Commencement di Zygmunt Krauze
Nato nel 1936 a Varsavia, Krauze ha studiato pianoforte e composizione alla Scuola Superiore di Musica della sua città. Nel 1966 ottiene una borsa di studio dallo Stato Francese che gli condente di studiare un anno a Parigi con Nadia Boulanger. L’anno dopo fonda l’Ensemble Music Workshop, per il quale ha già composto oltre 100 opere. Riceve numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui – nel 1988 – il Primo Pernio per l’interpretazione di musica contemporanea al concorso Gaudeamus e il premio dell’Unione dei Compositori Polacchi. Dal 1971 al 1981 è membro del comitato artistico del Festival d’Autunno di Varsavia e nel 1982 Pierre Boulez lo chiama come consigliere artistico dell’Ircam. Zygmunt Krauze è inoltre attivo nel campo dell’insegnamento, della promozione e della diffusione della musica contemporanea attraverso alcuni programmi televisivi prodotti in Francia e in Polonia. Commencement è stato composto in un momento assai delicato della storia polacca, dopo l’annuncio da parte dei comunisti dello stato di guerra nel 1981. Creato espressamente per Elisabeth Chojnacka, che l’ha eseguita nel febbraio 1983 alla Maison de la Radio di Parigi, l’opera riflette questa situazione drammatica ed esprime il sentimento di odio impotente nei confronti del nemico. La musica è una sorta di richiesta d’aiuto, un grido che tuttavia rimarrà inascoltato perché non c’è più alcuna speranza.

Kengir, Rasna, Solstice di François-Bernard Mache
Nato a Clennont-Ferrand nel 1935 da genitori musicisti François-Bernard Mache ha portato avanti contemporaneamente la carriera universitaria e quella musicale: Scuola Normale Superiore (1955), abilitazione all’insegnamento in lettere classiche (1956), libera docenza all’Università (1980); e, insieme, allievo di Messiaen al Conservatorio Nazionale Superiore di Musica e co-fondatore del Gruppo di Ricerche Musicali di Pierre Schaeffer (1958). Ha elaborato una teoria e un metodo di composizione personalissimi, incentrati sul concetto di modello. Pioniere dell’applicazione dei fattori linguistici all’analisi e alla creazione musicale, ha composto numerose opere in cui unisce frequentemente altoparlanti e strumenti acustici. Nel 1988 gli è stato attribuito il Gran Premio nazionale della musica. Per dieci anni professore di musicologia presso l’Università di Strasburgo, dal 1994 è direttore degli studi della Scuola di Alti Studi in Scienze Sociali. Kengir è il nome datosi dai Sumeri nella loro lingua. Quest’ultima, che fu senza dubbio la prima lingua scritta al mondo, non ha alcuna parentela con le altre, se non nella struttura che è agglutinante come l’esquimese o il turco. I cinque testi cantati in questa lingua sono i primi poemi d’amore conosciuti, oltre mille anni prima di re David e del Cantico dei Cantici. Kengir è stato scritto per Françoise Kubler che lo ha eseguito per la prima volta a Parigi nel 1991. Rasna e uno dei tre Chants Sacrés composti per Françoise Kubler. “Quale che sia il contenuto di queste imprecazioni dimenticate, le parole possono suonare nuove in una seconda vita in cui noi le rivestiremo del nostro immaginario. Sarebbe un atto gratuito solo se non ci fosse più nulla in comune tra noi e coloro che hanno vissuto nel passato. Ma la musica non è sempre stata uno strumento per negare la morte?” (F. B. Mache). Solstice è stato scritto per i due musicisti che hanno interpretato l’opera al Festival di Royan nel 1975: Elisabeth Chojnacka e Xavier Darasse. Il metodo secondo cui è composto è lo stesso utilizzato da Bartók nel suo quarto quartetto. Il solstizio è il periodo dell’anno in cui il sole sembra immobilizzarsi sull’eclittica eia musica di Francois-Bemard Mache evoca simbolicamente quest’illusione.

 

PROGRAMMA

DANCE # 1 (1979)
Musica Philip Glass (Dance, 1979)
Registrata da Philip Glass Ensemble (Jon Gibson, flauto, sassofono soprano; Philip Glass, pianoforte; Iris Hiskey, voce; Jack Kripl, flauto, flauto piccolo, sassofono soprano; Michael Riesman, tastiere, sintetizzatore basso)
Produzione Euphorbia Productions

RHYTHM PLUS (1991)
Musica Lue Ferrali (Programme commun pour clavecin et bande magnetique, 1972) Clavicembalo Elisabeth Chojnacka
Registrazione musicale ADDA Euromuse 581233 AD 184
Banda magnetica (registrazione e prodouzione) La Muse en Circuit
Per gentile concessione di Elisabeth Chojnacka

EARTH (1990)
Musica Gavin Bryars (Four Elements, 1990)
Registrazione musicale Vita Nova ECM New series 1533
In accordo con les Editions Schott

COMMENCEMENT (solo, 1995)
Musica Zygmunt Krauze (Commencement, 1981), con l’autorizzazione dell’autore
Clavicembalo Elisabeth Chojnacka

KENGIR
Musica François-Bemard Mache (Kengir, 1991, Rasna, 1990, Solstice, l975)
Soprano Françoise Kubler (Kengir, Rasna)
Clavicembalo Elisabeth Chojnacka (Solstice)
Organo Xavier Darras (Solstice)
Registrazione musicale ADDA Euromuse 581233 AD 184
Prima mondiale.

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