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A Nord della Danza: Go; Lead Red


Festival nordico

GO
Coreografia Ari Tenhula
Musica brani tradizionali del Mali
Disegno luci Kimmo Karjunen
Interpreti Ari Tenhula

LEAD RED
Coreografia Ari Tenhula
Musica Iva Bittova e musica tradizionale ugandese e etiopica
Scenografia Kimmo Takala
Disegno luci e suono Kimmo Karjunen
Costumi Marja Uusitalo
Fotografia Sakari Viika
Interpreti Alpo Aaltokoski, Jyrki Karttunen, Ari Tenhula

I ritmi incalzanti delle percussioni scandiscono le due opere di Ari Tenhula, uno dei più rappresentativi coreografi della danza contemporanea finlandese. Insieme alla nuova creazione, Go, che lo vede esibirsi in un assolo, presenta Lead Red, il lavoro che lo ha reso celebre. La scelta di certi ritmi non risponde solo a criteri “estetici”, ma si inserisce piuttosto in un percorso di ricerca di radici primigenie, di una perfezione atemporale evocata ulteriormente dalla forma compiuta di alcuni cerchi appesi in scena, irradianti luce verso i ballerini.
Ari Tenhula elimina gli orpelli inutili per toccare l’essenzialità della danza e della musica, in un disegno geometrico a cui gli interpreti riescono comunque a conferire fluidità grazie ad una profonda sintonia, già fondamentale in sede di creazione coreografica. Nella partitura di Iva Bittova i ritmi dei tamburi si fondono con il suono di campane e con il fischiare del vento tra gli alberi, formando un paesaggio mentale più che fisico, il cui obiettivo è contribuire al raggiungimento di un’armonia profonda, con l’ambiente e con gli esseri umani.

Cartellone 1999

GO; LEAD RED
Teatro Vascello, 15, 16 ottobre 1999
Evento
Rassegna stampa

Festival nordico

FESTIVAL NORDICO
di Carmela Piccione

Romaeuropa Festival e la danza contemporanea scandinava.
Al Teatro Vascello in cartellone tre prime italiane: Pli à Pli firmato da Ingun Bjørnsgaard, norvegese (per l’Ingun Bjørnsgaard Prosjekt), Go e Lead Red composte su musiche tradizionali africane da Ari Tenhula, danzatore e coreografo finlandese, Exklusif, un brano di Palle Granhøj creato per il suo complesso. Difficile individuare esperienze e tematiche comuni tra i giovani creatori se non nell’esasperata visionarietà e complessità di un approccio coreografico fortemente impregnato di teatralità. Di una musica che rimanda a profumi e culture ancestrali. Bach e Vivaldi, ma anche brani popolari ugandesi ed etiopici, antiche ballate tradizionali del Mali, cante jondo e flamenco. Danzatori e attori per il Granhøj Dans e il loro Exklusif accompagnato da violini, cornamuse, percussioni, tamburi. Dal canto e dalla parola che delimitano un’arena sovraccarica di abiti e colori. Quinte immaginarie che fanno da sfondo ad un delirio collettivo. Corpi in continua tensione che si piegano al movimento, ostacolati, trattenuti da energie in divenire che irrompono prepotenti nei loro assoli. C’è l’ombra minacciosa di Forsythe in questo lavoro. Nella precisione assoluta del gesto, nelle dinamiche asciutte, essenziali scolpite come effigie. Ambienti chiusi, claustrofobici, atmosfere soffocate da una scenografia che predilige colori forti, accecanti per Pli à Pli. Un vecchio salotto démodé, début de siècle, porte che si aprono e si chiudono per accogliere uomini, donne…
Incontri clandestini, romantici, appassionati fieri, aggressivi, scanditi dai violini che eseguono celebri pagine bachiane. Frammenti di relazioni continuamente percorsi da un’incomunicabilità costante. Ironici, spiazzanti, a volte devastanti, nel mettere a nudo l’animo umano. Semplici storie di ordinaria e scontrosa quotidianità, quelle narrate da Ingun Bjørnsgaard, tragicamente moderne.
Diverso l’universo coreografico di Ari Tenhula. Dalla Finlandia all’Africa, terre algide, ghiacci macchiati da colori solari e fluorescenti per una danza ipnotica, concertante, di un vitalismo che sembra trarre nutrimento dalla terra. Tamburi, percussioni, ci riportano ad antiche tradizioni tribali, che Ari Tenhula riorchestra per i suoi danzatori (tre uomini). Ritmi pulsanti di vita, movimenti come graffiti avvolti da un calore, da una sensualità sempre trattenuta, mai ossessiva, invadente. Evocano il fluire della vita, la stagione dell’esistenza… Sino al dipanarsi di un finale in crescendo. Nei silenzi, nelle ombre, nella quiete ritrovata dei paesaggi dei padri. La Finlandia come memoria e terra d’approdo.

(in Catalogo Romaeuropa Festival 1999)

Cartellone 1999

GO; LEAD RED
Teatro Vascello, 15, 16 ottobre 1999
Evento
Rassegna stampa

Festival nordico
Rassegna stampa

“Lo si è visto con Lead Red: tre figure (Tenhula compreso) immersi in proiezioni e lucori da design nordico senza che sia ammessa la minima sbavatura. Azzurri, suoni di foreste, respiri di nature gelate e forse incontaminate: si va dal balletto meccanizzato, sincronizzato, dei tre eroi in camicia e pantaloni, ad abbandoni, a ripiegamenti fetali, a conquiste di spazi meditativi. Sempre però con un’ossessione mai esausta per la retta e il compasso e il numero tre: tre i rettangoli di luce grazie ai quali la prestazione si scinde in momenti diversi, con l’apporto diversificato di quasi tarantelle rivolte al sud del pianeta, tremori fra la trance e l’isteria, tentazioni afro ridotte ai minimi termini. […] E il design saturo, si ritrova immutato nell’assolo Go che costituisce la seconda parte: è la storia di un cow boy molto spaghetti western, le gambe ad arco, mentre sullo sfondo si materializza un cactus kitsch. Trasmettendo l’idea che sotto l’apparenza da fumetto si nasconda qualche dramma cristologico o forse alla San Sebastiano”.
(Francesco Bernardini, Danze finlandesi, La voce Repubblicana, 19 ottobre 1999)

“In Lead Red tre biondi, all’apparenza seri uomini finlandesi, vestiti con camicia, pantaloni stirati e calzini neri, si esibiscono davanti un abbagliante fondale di cerchi colorati sospesi su corde, ognuno che trattiene e riflette la luce. Ari Tenhula presenta questo lavoro con il suono dei tamburi della musica tradizionale ugandese. I tre uomini sono un trio avvincente, con le braccia che fendono l’aria, con i corpi che si abbassano e fluiscono come gocce d’acqua in linee dritte simmetriche. La differente luce che emana dai cerchi colorati suggerisce l’idea delle stagioni, mentre un raggio di luce che ricorda un enorme fiocco di neve appare al centro del palcoscenico. Non c’è un singolo movimento o una sequenza di danza fuori posto. Ari e i suoi danzatori Alpo Aaltokoski e Jyrki Karttunen, sono interpreti sicuri del duro lavoro dell’arte”.
(Rossella Fabiani, Ari Tenhula danza al Vascello, La Stampa, 16 ottobre 1999)

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