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INGUN BJORNSGAARD PROSJECT

A Nord della Danza: Pli à pli


Photo © Piero Tauro

Festival nordico
Pli à pli
Coreografia Ingun Bjørnsgaard
Ensemble Ingun Bjørnsgaard Prosjekt
Musica Henrik Hellstenius (Five Imprint Of Time III, per arpicordo solo, musica originale; Long Pilgrimage, per violino solo), Antonio Vivaldi (Largo dal Concerto in Fa maggiore, Allegro Vivace in Re maggiore), Johann Sebastian Bach (Partita in re minore, per violino solo), Carl Philipp Emanuel Bach (Presto dalla Sonata n. 4 in do minore)
Scenografia e costumi Olav Myrtvedt
Disegno luci Jean Vincent Kerebel
Disegno suono Morten Pettersen
Assistente alla coreografia Caroline Wahlström Nesse, Marius Kjos

Interpreti (musicisti) Frode Larsen (violino)
Interpreti (danzatori) Sigrid Edvardsson, Ella Fiskum, Gry Kipperberg, Terje Tjøme Mossige, Halldis Olafsdottir, Johan King Silverhult

Produzione Ingun Bjørnsgaard Prosjekt – IBP
Co-Produzione Kampnagel Hamburg, Dansens Hus Stockholm, Bergen Internasjonale Teater
Con il Sostegno di Norwegian Cultural Council, Progetto Caleidoscopio- Commissione Europea, DET Norske Komponistfond, Ministero Norvegese degli Affari Esteri
Produttori esecutivi Snelle Hall, Cathe Sjøblom

Prima italiana

Una danzatrice guarda il proprio seno nudo. Scruta tra le pieghe della pelle febbrilmente, fino ad esplodere in una ricerca furiosa da cui è necessaria la fuga. Da qui, da un movimento interiore, inizia l’analisi della relazione di coppia.Dalle pieghe del corpo si passa alle pieghe del vestito, alle pieghe segrete dell’amore, descritte dalla coreografa norvegese Ingun Bjørnsgaard in tutti i loro aspetti. Pli à pli è il primo spettacolo di una piccola rassegna dedicata alla danza del nord Europa, che vede protagoniste anche la compagnia di Ari Tenhula dalla Finlandia e Granhøj dans dalla Danimarca. In un salotto tappezzato da una vistosa carta da parati a motivi floreali, su sfondo vinaccia, in cui quasi si mimetizza il vestito di una ballerina, si svolgono gli incontri romantici e aggressivi, gli inseguimenti, i frammenti di relazioni, scanditi dalle entrate e uscite dei ballerini e del violinista attraverso le pieghe del fondale di scena – paradigma assoluto di questo fantasioso gioco di sguardi.
La coreografa norvegese racconta in modo ironico e divertito, nel segno di una apparente grande semplicità, gli aspetti più carnali del vivere quotidiano – quelli, appunto, nascosti nelle “pieghe”.

Cartellone 1999

PLI À PLI
Teatro Vascello, 12, 13 ottobre 1999
Evento
Rassegna stampa

Festival nordico
Pli à pli
FESTIVAL NORDICO
di Carmela Piccione

Romaeuropa Festival e la danza contemporanea scandinava.
Al Teatro Vascello in cartellone tre prime italiane: Pli à Pli firmato da Ingun Bjørnsgaard, norvegese (per l’Ingun Bjørnsgaard Prosjekt), Go e Lead Red composte su musiche tradizionali africane da Ari Tenhula, danzatore e coreografo finlandese, Exklusif, un brano di Palle Granhøj creato per il suo complesso. Difficile individuare esperienze e tematiche comuni tra i giovani creatori se non nell’esasperata visionarietà e complessità di un approccio coreografico fortemente impregnato di teatralità. Di una musica che rimanda a profumi e culture ancestrali. Bach e Vivaldi, ma anche brani popolari ugandesi ed etiopici, antiche ballate tradizionali del Mali, cante jondo e flamenco. Danzatori e attori per il Granhøj Dans e il loro Exklusif accompagnato da violini, cornamuse, percussioni, tamburi. Dal canto e dalla parola che delimitano un’arena sovraccarica di abiti e colori. Quinte immaginarie che fanno da sfondo ad un delirio collettivo. Corpi in continua tensione che si piegano al movimento, ostacolati, trattenuti da energie in divenire che irrompono prepotenti nei loro assoli. C’è l’ombra minacciosa di Forsythe in questo lavoro. Nella precisione assoluta del gesto, nelle dinamiche asciutte, essenziali scolpite come effigie. Ambienti chiusi, claustrofobici, atmosfere soffocate da una scenografia che predilige colori forti, accecanti per Pli à Pli. Un vecchio salotto démodé, début de siècle, porte che si aprono e si chiudono per accogliere uomini, donne…
Incontri clandestini, romantici, appassionati fieri, aggressivi, scanditi dai violini che eseguono celebri pagine bachiane. Frammenti di relazioni continuamente percorsi da un’incomunicabilità costante. Ironici, spiazzanti, a volte devastanti, nel mettere a nudo l’animo umano. Semplici storie di ordinaria e scontrosa quotidianità, quelle narrate da Ingun Bjørnsgaard, tragicamente moderne.
Diverso l’universo coreografico di Ari Tenhula. Dalla Finlandia all’Africa, terre algide, ghiacci macchiati da colori solari e fluorescenti per una danza ipnotica, concertante, di un vitalismo che sembra trarre nutrimento dalla terra. Tamburi, percussioni, ci riportano ad antiche tradizioni tribali, che Ari Tenhula riorchestra per i suoi danzatori (tre uomini). Ritmi pulsanti di vita, movimenti come graffiti avvolti da un calore, da una sensualità sempre trattenuta, mai ossessiva, invadente. Evocano il fluire della vita, la stagione dell’esistenza… Sino al dipanarsi di un finale in crescendo. Nei silenzi, nelle ombre, nella quiete ritrovata dei paesaggi dei padri. La Finlandia come memoria e terra d’approdo.

(in Catalogo Romaeuropa Festival 1999)

Cartellone 1999

PLI À PLI
Teatro Vascello, 12, 13 ottobre 1999
Evento
Rassegna stampa

Festival nordico
Pli à pli
PLI À PLI
di Mårten Spångberg

Una piega, visibile sul palcoscenico, è l’elemento principale della composizione della coreografia.
Questa piega, che durante la performance cambia la sua direzione, dà a Ingun Bjørnsgaard la possibilità di utilizzare i mezzi drammaturgici per combinare una multipla narrazione aneddotica con sezioni di danza sofisticata. Con le sue qualità interpretative stratificate la piega diventa una via di fuga per fantasie deteriorate, l’epicentro della coreografia per svelare o sviluppare, e nello stesso tempo un’immagine-specchio si presenta di fronte alto spettatore.

L’ingenuità nella coreografia di Ingun Bjørnsgaard si attacca alle profonde cavità della veste della statua del Bernini L’estasi di Santa Teresa. Ripetendo le pieghe di un corpo che continuamente offre se stesso, che invita la stimolazione e l’eccitazione. Mentre ascende con un gesto divino, la danza riprende un movimento isterico, giocando con il pezzo di sopra di un bikini e di una toga per rassicurare la sua propria nudità.
La leggerezza formale e la sintesi complessa dei movimenti di Ingun Bjørnsgaard con il delirio dei toni barocchi sublimano la franchezza dei motivi teatrali. Il suo metodo accurato crea una narrazione che è allo stesso tempo tangibile e allusiva, incompleta, in modo tale da far divenire lo spettatore direttamente implicato nel racconto della storia. Il processo del guardare è contrapposto, dirigendo lo sguardo fisso dell’osservatore dentro se stesso, chiedendo una lettura del suo proprio corpo. Questa coreografia è un corpo e un viso nascosto dietro un velo, che si perde in un abisso che rompe il continuum ingannevole del corpo.

Ingun Bjørnsgaard ha creato un’opera d’arte che attraverso la sua estrema artificiosità rivela aspetti di un’identità legata all’erotismo e alla corporalità in maniere quotidiane. Firme coreografiche e gesti teatrali caratteristici creano un’esperienza di bellezza connessa con gli aspetti critici della sessualità, dell’etica e delle convenzioni. Pli à pli è una danza che accorcia la “petit mort” con un’occhiata spaventosa assolutamente letale, completamente affascinante.

(in Catalogo Romaeuropa Festival 1999)

Cartellone 1999

PLI À PLI
Teatro Vascello, 12, 13 ottobre 1999
Evento
Rassegna stampa

Festival nordico
Pli à pli
Rassegna stampa

“Una prima danzatrice, quasi androgina, che esplora il suo piccolo seno in cerca di chissà quale conferma, invocando poi una via d’uscita da una porta che non si vuole aprire: entrano poi, a gradi, gli altri […], con la presenza di un violinista live a comporre uno spettacolo di sostanza, carico, assai lungo per una coreografia (un’ora e quindici minuti): eros, o simulacro fatto di desiderio, lotte in movimento, scissioni di azioni fra una metà e l’altra della bella scena. […] Lo spettacolo della Bjørnsgaard è più sul versante della danza che sul quello del teatrodanza: gli esecutori appaiono eccellenti, padroni di sé e graziati da una consapevolezza che evita rischi meccanici o imprecisioni immotivate. Un numero pensato come racconto d’interno e d’interiorità acerbe, più grida che sussurri, più pulsioni che pienezza di realizzazione dei moti intimi. La danza traduce lo scontro, e lo fa in modo consapevole e tecnicamente dotato. Tappeto sonoro interessante, soprattutto quando prendono piede furiosi assalti registrati al clavicembalo”.
(Francesco Bernardini, Salotto con nevrosi, La Voce Repubblicana, 13 ottobre 1999)

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