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ROBERT WILSON

Timescope Project: Have you been here before & No this is the first time


Prendendo spunto dalla concezione di Borges del tempo come “rete crescente e vertiginosa di tempi divergenti, convergenti e paralleli”, Laurent P. Berger e Alexandros Markeas realizzano Timescope project, un percorso di suoni e flash luminosi che si snoda nei suggestivi sotterranei dei giardini di Villa Medici.
La luce plasma lo spazio, lo rinnova in un labirinto di miracolose visioni che smuovono e sollecitano la percezione, l’installazione invita così lo spettatore a scegliere liberamente il proprio tragitto percettivo, nel tentativo di restituire quel tempo totale, “interattivo”, che è il tempo della vita, suscettibile di trame potenzialmente infinite.

Legato all’evento di Berger dal filo della luce, è l’incontro con un maestro incontrastato delle solluzioni visive, Robert Wilson. Il regista americano ripercorre trent’anni di carriera presentando al pubblico oltre duecento diapositive di produzioni teatrali, sculture e disegni: da Deafman Glance a Einstein on the Beach, da The CIVIL warS a Hamlet: A Monologue, un’occasione preziosa per ripercorrere le tappe del suo strordinario percorso artistico attraverso alcune delle sue più significative e celebri opere.

Istallazione – Percorso musicale e visivo
Istallazione, luci, video Laurent P. Berger
Musica Alexandros Markeas
Luci e direzione tecnica Gilles Gentner
Video Echo Danon
Collaborazione speciale-coordinamento Sara Stabile
Collaborazione artistica Claire Legendre
Collaborazione tecnica personale di Villa Medici e del Romaeuropa Festival
Interpreti Susannah Haberfeld (voce)
Villa Medici, 17 settembre 2000

Rassegna stampa

“Raccontando a Villa Medici la propria vita e la propria carriera, Wilson ha fatto risalire alle origini, al disagio del torrido e cementificato Texas in cui è nato, certe suggestioni fondamentali. Le arti, la musica, il teatro – lo sostiene con disarmante semplicità – non erano così presenti e consumabili nella Waco in cui ebbe i natali nel 1941. […] Toccante il momento in cui Wilson confessa quanta parte abbia avuto, nella formazione della propria poetica, l’incontro con Raymond, il ragazzo sordomuto da lui adottato. Dice di avere imparato da lui l’esistenza di dimensioni atemporali, adescrittive, estranee ai canoni usuali della percezione e della rappresentazione”.
(Rita Sala, Bob Wilson: “Ho imparato tutto da un sordomuto”, Il Messaggero, 19 ottobre 2000)

TIMESCOPE PROJECT, UN’OPERA NEL TEMPO, IL TEMPO IL TEMPO IN UN’OPERA
di Claire Legendre

“Credeva in infinite serie di tempo, in una rete crescente e vertiginosa di tempi divergenti, convergenti e paralleli. Questa trama di tempi che s’accostano, si biforcano, si tagliano o s’ignorano per secoli, comprende tutte le possibilità. Nella maggior parte di questi tempi noi non esistiamo: in alcuni esiste lei e io no; in altri io e non lei; in altri entrambi”.
Jorge Luis Borges, Il giardino dei sentieri che si biforcano

Timescope project riprende uno dei principi del tempo borgesiano: rappresentato nello spazio, non è più soltanto ciclico ma circolare, “concentrico”. L’esperienza temporale è alimentata da ipotesi arbitrarie ma possibili, una sorta di tempo totale interattivo e per qualcuno soggettivo. Un dedalo di forme poste le une nelle altre il cui groviglio diventa significativo a forza di alea. Timescope project fa appello al desiderio di ciascun visitatore, “spettatore ambulante” che sceglie il proprio tragitto, trasforma l’opera a sua guisa, dà loro un senso. Timescope project, pièce in-situ, ispirato dall’architettura del luogo, i sotterranei del bosco di Villa Medici, è un percorso nel quale il visitatore ascolta, guarda, agisce, spostandosi secondo il proprio arbitrio, nel labirinto crea la propria lettura, sceglie un cammino tra i possibili, determina il momento, partecipa allo spettacolo, è il ricettacolo, il sintetizzatore di paesaggi sonori e visivi che distilla a volontà secondo il viavai, il ritmo dei passi.

“In tutte le finzioni, ogni volta che si è di fronte a diverse alternative, ci si decide per una e si eliminano le altre… Se ci si decide per tutte, si creano così, diversi futuri, diversi tempi, che a loro volta proliferano e si biforcano”.
Jorge Luis Borges, Il giardino dei sentieri che si biforcano

L’artista Laurent P. Berger e il compositore Alexandros Markeas orchestrano lo spazio, la luce, il suono, invitando lo spettatore, attraverso effetti musicali e visuali, a giocare, a cercare l’interazione. Timescope project riprende e al tempo stesso devia la maggior parte dei principi dell’opera tradizionale: lo svolgimento degli atti s’iscrive negli spazi, la cronologia lascia il posto al cammino dello spettatore, i cantanti sono presenti ma in modo virtuale, accompagnano il pubblico nelle proprie peregrinazioni. Cinque atti materializzati in cinque tappe da percorrere, cinque paesaggi da vedere e da ascoltare, dove gli elementi musicali e visuali si frammischiano e interagiscono secondo il luogo in cui ci si ferma, in cui lo si contempla, creando un’infinità di combinazioni. Dall’uno all’altro, luoghi di passaggio, di transizione, permettono una progressione aleatoria, una passeggiata a volontà nelle gallerie sotterranee, antichi accessi alle catacombe romane, di cui la leggenda vuole che raggiungessero quelle del Vaticano.

“Il sentiero scendeva e si biforcava, tra i campi già confusi. Una musica acuta e come sillabica s’avvicinava e s’allontanava nel va e viene del vento, appannata di foglie e di distanza”.
Jorge Luis Borges, Il giardino dei sentieri che si biforcano

Da due anni Laurent P. Berger e Alezandros Markeas svolgono un lavoro comune sull’interazione tra universi visivi e musicali. Come la musica modifica la percezione del visibile? Come lo spazio visivo contestualizza l’ascolto? Come l’influenza di un parametro sull’altro guida e accompagna l’attenzione del pubblico?

(in Catalogo Romaeuropa Festival 2000)

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