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The British School at Rome

Scanner

52 Spaces


 

Commissionato dalla British School at Rome, 52 Spaces offre una prospettiva inedita sulla capitale e sui percorsi percettivi che Roma, come ogni città, racchiude al suo interno. Robin Rimbaud, alias Scanner, presenta infatti un live set costruito sulle immagini e sui suoni del film di Antonioni L’Eclisse, terzo capitolo della cosiddetta trilogia dell’incomunicabilità e film in cui i luoghi romani, ripresi con grande originalità, svolgono un ruolo drammatico decisivo: mescolandovi le impressioni ricavate dal suo attuale soggiorno nella città, l’artista elabora dunque una miscela sonora in cui tanti piccoli dettagli vanno a tessere un panorama uditivo di notevole suggestione, restituendo un’inedita percezione della capitale. I 52 “spazi” del titolo si riferiscono inoltre ai momenti finali del film, che Scanner ha concentrato in soli 52 fotogrammi proiettati in un estenuante ralenti: si tratta di un momento di voluta, pura contemplazione, in cui viene distillato tutto il senso dell’approccio visivo e sonoro dell’opera.

Ideazione e live set Scanner
Produzione The British School at Rome nell’ambito del progetto di commissioni “Viva Roma”, grazie al supporto di The Henry Moore Foundation. Si ringrazia Go

52 SPACES
di Cristiana Perrella

Musicista, performer, agitatore tecnologico Robin Rimbaud alias Scanner lavora da quasi dieci anni nell’ambito di ricerca tra suono, spazio ed immagine. A partire dai primi lavori su CD, che mescolavano voci intercettate da conversazioni tra telefoni cellulari con interferenze, suoni processati e distorsioni, Scanner si è mosso seguendo un percorso multiforme in cui si è fatta spazio sempre più distintamente l’attrazione verso la città come luogo privilegiato per le trame nascoste e gli scambi mancati. Questa visione urbana fantasmatica e straniante, trova in 52 Spaces, il suo nuovo progetto, commissionato e prodotto da The British School at Rome, nuove risonanze e significati grazie all’incontro con il cinema di Antonioni riletto attraverso i suoni, piuttosto che le immagini. Partendo dal sonoro de L’Eclisse, film in cui Roma appare come una città irreale, anonima e sospesa nel tempo, Scanner elabora brani di dialoghi, rumori di fondo e frammenti musicali, mettendo in circolo atmosfere rarefatte e seducenti, dalla misteriosa fascinazione, amplificate, nella performance live, dalla proiezione estremamente rallentata di 52 fotogrammi finali del film.

52 SPACES
di Robin Rimbaud (Scanner)

Questa performance esplora la risonanza e i significati nascosti del suono nell’immagine filmica. Assumendo come principale ispirazione L’Eclisse di Michelangelo Antonioni, 52 Spaces utilizza da un lato la memoria sonora del film e dei luoghi in cui esso è stato girato, e dall’altro le mie personalissime esperienze nella città di Roma, dove l’opera è ambientata.

Processando il suono del film e un unico, minuscolo frammento della colonna sonora originale – i fraseggi melanconici di pianoforte che accompagnano le prime e le ultime scene – la mia musica agisce da prologo e da epilogo di una narrazione invisibile. […] 52 Spaces comprende tutti gli elementi sonori che nell’Eclisse appaiono come incidentali: i passi nell’appartamento, il rumore di un ventilatore, il motore di un’auto, la chiusura regolare di un cancello nella casa del personaggio principale, il canto degli uccelli all’alba nel parco, la città di Roma con i suoi clacson e le sue strade affollate, le voci isteriche della Borsa, i telefoni che squillano, le percussioni africane, l’abbaiare di cani smarriti, il rumore magico delle aste delle bandiere che si muovono al vento, il motore di un aereo, dell’acqua che viene bevuta, un fiammifero che accende una sigaretta, voci provenienti da una radio in una stanza distante, un annaffiatore automatico ai giardini, la cornetta di un telefono che viene riagganciata, un vestito strappato, dell’acqua che scorre in un torrente, i pneumatici di un autobus che stridono sull’asfalto.

La narrazione dell’Eclisse segna l’inizio di una fine, suggerendo un senso di perdita, di come la moderna società industriale possa cancellare le emozioni tra un uomo e una donna. Il vuoto affettivo dei protagonisti trova un rispecchiamento nella descrizione dell’ambiente che li circonda. È attraverso i dettagli più infinitesimali che iniziamo a capire i due personaggi, la loro sintonia con l’ambiente fisico, e in questo senso il suono è fondamentale per la nostra comprensione del film. Questi dettagli, questi particolari rivelatori si trovano in un ambiente di oggetti e di cose, un mondo saturato dall’inanimato […]. Un pezzo di legno che si stacca da una staccionata, una sigaretta che viene accesa, una penna all’ultima moda su cui si sofferma l’attenzione, tutto suggerisce come la straripante rilevanza del mondo materiale influenzi il mondo interiore dei personaggi, la cui narrazione verbale è quasi azzerata, inutile. […]

Da un punto di vista visivo ho scelto di concentrarmi sui momenti finali del film, un collage di 52 fotogrammi, di cui ho rallentato la sequenza fino a giungere al ritmo quasi statico della fotografia, a una sorta di proiezione di diapositive mnemoniche. Si trova così uno spazio per la contemplazione e la riflessione mentre la colonna sonora intreccia una narrazione immaginaria.
Il mio lavoro ha sempre esplorato il rapporto tra il suono e lo spazio architettonico, oltre che il rapporto tra l’informazione, i luoghi, la storia e la scomparsa dei nostri ricordi. Questa performance esplorerà le sottili tracce che le persone e le loro azioni si lasciano alle spalle, i “fantasmi” delle loro presenze e di miei personalissimi momenti.

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