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COMPAGNIA MARCE CUNNINGHAM

Pond Way; Pictures; Fluid Canvas


Photo © Piero Tauro

Come uccelli acquatici, i danzatori di Pond Way si relazionano con una dimensione terrestre che sembrano non riconoscere: piena di opportunità, eppure insidiosa e quasi opprimente. Aspirano a superarla con tutto il corpo nella volontà di tornare a volare. La musica di Brian Eno (New Ikebukuro, eseguita da tre musicisti) accompagna e sostiene questa ineffabile inquietudine con echi di gabbiani, trilli di campanelle e gong smorzati che abitano e raccontano di un iperuranio acquatico. Ad accrescere il fascino di questo impalpabile mondo contribuiscono i disegni che Lichtenstein ha appositamente creato per lo spettacolo impiegando i suoi usuali modelli a punti ed una spugna, per imprimere tratti dagli effetti simili al monotipo (una tecnica ibrida ai confini tra disegno, pittura e incisione): il lavoro iniziale è stato diviso in collage e l’artista ha tagliato i fogli in porzioni di dimensioni graduali, riassemblandoli poi in una composizione che evoca un paesaggio terracqueo. La coreografia di Cunningham ha il sapore di un equilibrato rituale di iniziazione, ponte necessario per accedere ad una dimensione ignota, appena intuita, dove lo spazio ed i luoghi sono incessantemente creati e rimodellati dal disegno di corpi in armonico movimento.
Ogni azione di Pictures, seconda coreografia in programma (e che conta ormai più di venti anni di vita) colpisce come un fotogramma di grande storia, un’immagine di bellezza impressa nella memoria in un istante fuori del tempo e in uno spazio assoluto che appare come matrice di tutte le dimensioni. Cunningham crea con ogni gesto un nuovo equilibrio fra attimi perduti e pose che appaiono come attese di una nuova realtà, un equilibrio spirituale, fra movimento ed immobilità, fra presente e passato.

Fluid Canvas, tra le creazioni più recenti del coreografo, racconta dei tempi dell’esistenza, quella organica, materica – nel senso di fisica della materia: il moto è sinonimo di vita, mentre il caos governa l’Universo. Cunnigham incontra Einstain ed i sedici danzatori, come atomi arricchiti di sentimento e coscienza, sembrano alla ricerca del loro posto nel mondo. La plastica dei movimenti non è corale, oppure lo è maggiormente, perché l’azione di ciascun danzatore è la reazione e la risposta a quella di un altro, ma sempre, ciascuno, alla ricerca di qualcosa di diverso.
Sullo sfondo le proiezioni di mani virtuali ricordano che la fisicità resta per l’uomo una impareggiabile risorsa per esplorare e sentire, mentre i movimenti in scena ribadiscono che la conoscenza comincia proprio dal corpo, rinnovandosi grazie al ciclo perpetuo della loro unione. Una musica che sembra provenire da molto lontano scuote i corpi in scena, li incanta e li disorienta, tuttavia ogni gesto cerca e ritrova il suo posto in un cosmo di cui è parte, indecifrabile “tela fluida” a cui senza sosta, l’uomo desidera attribuire senso, ordine, ragione: ma è il caos che domina, e la vita è movimento.

POND WAY (1998)
Coreografia Merce Cunningham
Scene Roy Lichtenstein (Landscape with Boat, 1996)
Musica Brian Eno (New Ikebukuro)
Luci David Covey
Costumi Suzanne Gallo
Interpreti Cédric Andrieux, Jonah Bokaer, Lisa Boudreau, Paige Cunningham, Holley Farmer, Jennifer Goggans, Mandy Kirschner, Koji Mizuta, Daniel Squire, Jeannie Steele, Derry Swan, Robert Swinston, Cheryl Therrien

Pond Way è stato commissionato dall’Opéra National de Paris/Palais Garnier e dalla Cunningham Dance Foundation, Inc.

PICTURES (1984)
Coreografia Merce Cunningham
Scene e costumi Mark Lancaster
Musica David Behrman (Interspecies Smalltalk)
Musicisti Takehisa Kosugi, Andy Russ
Luci Josh Johnson (2002)
Interpreti Cédric Andrieux, Jonah Bokaer, Lisa Boudreau, Ashley Chen, Paige Cunningham, Holley Farmer, Jennifer Goggans, Mandy Kirschner, Koji Mizuta, Daniel Roberts, Daniel Squire, Derry Swan, Robert Swinston, Cheryl Therrien

Ripreso da Robert Swinston nel 2002

FLUID CANVAS (2002)
Coreografia Merce Cunningham
Musica John King (Longtermparking)
Scene Marc Downie, Shelley Eshkar and Paul Kaiser, Lifelike
Luci James F. Ingalls
Costumi James Hall
Interpreti Cédric Andrieux, Jonah Bokaer, Lisa Boudreau, Ashley Chen, Paige Cunningham, Holley Farmer, Jennifer Goggans, Mandy Kirschner, Koji Mizuta, Daniel Roberts, Daniel Squire, Jeannie Steele, Derry Swan, Robert Swinston

Fluid Canvas è stato commissionato dal Barbican Centre di Londra e dal Cal Performance di Berkeley. La sua creazione è stata possibile grazie all’aiuto di The American Center Foundation, AT&T Foundation, Robert W. Wilson e Phyllis Wattis. Questo progetto è supportato, in parte, dai fondi pubblici del Dipartimento Affari Culturali di New York City.
Festival Temps d’Images è sostenuto da Culture 2000

LA DANZA? E =MC2
di Massimo Di Forti

Pond Way è una danza molto astratta”, spiega Cunningham, “Esplora il misterioso rapporto che esiste tra i nostri corpi e lo spazio. Pictures, ci pone di fronte al problema di un’immagine unica e irripetibile, che sembra essere fuori dal tempo. Mentre Fluid Canvas ripropone due dei temi a me più cari: quello del caso, della casualità che governa l’intero universo, e del movimento, che è sinonimo della vita stessa. Due temi che mi hanno affascinato da quando ho appreso i principi della fisica di Einstein e hanno guidato tutta la mia ricerca.

Einstein?
Si, Einstein è stato il mio vero maestro. Da giovane, sono rimasto folgorato dalla lettura dei suoi scritti e dalle sue teorie. Ho capito che nello spazio non esistono due punti fissi, che l’idea di centro non ha senso e che tutto cambia in continuazione. Einstein ha dimostrato all’inizio del secolo che il movimento è la legge della vita stessa e da allora nessuno ha più potuto guardare la realtà con gli occhi di prima. Per quanto mi riguarda, non ho fatto altro che applicare le scoperte della fisica relativistica al mio lavoro di coreografo e al comportamento dei ballerini sulla scena.
[…]

Ma, ritornando al presente, cosa pensa Cunningham della danza contemporanea e dei suoi protagonisti?
“La cosa più interessante è la grande varietà di stili e di ricerche che la caratterizzano. Per uno come me, che ama la danza in tutte le sue forme, è un fatto positivo.

E quale consiglio si sentirebbe di dare ai coreografi e ballerini del Terzo Millennio?
Di essere curiosi. Di cercare sempre qualcosa di nuovo, di guardarsi intorno.

(Massimo Di Forti, La Danza ? E=mc2, Il Messaggero, 24 ottobre 2003)

“In Pond way (1998), commissionato dall’Opéra di Parigi, su musica onirica di Brian Eno si racconta quasi di un paradiso perduto, con i danzatori in costumi unisex bianchi delimitati come volatili (gabbiani o colombi) da una parete sul fondo: il loro anelito al volo, ora espresso coralmente ora in abbozzato contrappunto cinetico, è disegnato con linee diafane e leggere, quasi immateriali. In Pictures del 1994 (sempre con musica dal vivo) afferma quasi una forte tensione tra i corpi impegnati a comporre posizioni plastiche o scultoree e l’inarrestabile movimento dei danzatori in nero, che spesso si stagliano come silhouettes sul fondale luminoso. Infine il più recente Fluid canvas (2002) su musica percussiva racconta la discesa nel mondo ctonio, in un clima notturno e animato da ombre (costumi viola e verdastri), una discesa nella profonda oscurità degli abissi con protozoi fluttuanti e alghe galleggianti sul fondo. Tre diversi momenti in cui il movimento è organizzato intorno ad un’idea di fondo, talvolta solo una semplice ambientazione o suggestione figurativa, avocando a sé tutta la forza d’impatto visivo con l’aiuto di luci ben studiate e musiche neutre. Sì da farne trasparire la purezza essenziale”.
(Lorenzo Tozzi, Cunningham nel segno astratto, Il Tempo, 26 ottobre 2003)

” Un marea candida di corpi [Pond way, ndr] con braccia frementi e piccoli scatti della testa, salti silenziosi e improvvisi, insomma lo si potrebbe definire una sorta di lago dei cigni in versione ultracontemporanea, dietro al quale scorreva come un gentilissimo manto sonoro una partitura (New Ikebukuro) di Brian Eno. Danza sottotraccia, senza grandi eventi, tutta da seguire in impercettibili particolari, dove il lavoro al computer con il quale Cunningham si diletta da una decina di anni, si intravede nella leggera alterazione dei movimenti che fanno scattare le braccia all’indietro o le curvano in insolite posizioni, negli sbalzi dalle attitudini “rivisitate”. […] Più scoperto il rapporto con il computer in Fluid canvas […] dove i danzatori sono segni coreografici che si specchiano in un dialogo cibernetico sullo sfondo che ne riprende linee e movenze. Una “tela fluida” davanti e dietro il proscenio, la cui trama e le cui corrispondenze non sono sempre leggibili, ma danno l’idea di essere ancora alla ricerca di assestamenti di linguaggio. […] Pictures […] Quasi una galleria di immagini e movenze che si sono impresse nella storia dell’evoluzione della danza con quegli equilibri di gambe e di corpi in diagonale, il busto all’indietro”.
(Rossella Battisti, Sorpresa: i danzatori cibernetici di Cunningham sembrano cigni, l’Unità, 27 ottobre 2003)

“Cunningham, invece, rinnova e arricchisce, con una creatività che oltrepassa ogni norma (egli ha oggi 84 anni), la sua idea estetica di partenza: ogni passo, ogni immagine dinamica o plastica – poniamo una piroetta o un arabesque – sono già perfetti. La loro bellezza e il loro messaggio è già tutto lì e non ha bisogno di contenuti – narrativi o emotivi. […] Oggi, si è presentato in un trittico di vario spessore. Ricorderemo il lavoro più bello: Pond way (“Sul piccolo lago”), su musica di Brian Eno, scene di Roy Lichtenstein e favolosi costumi di Susanne Gallo, bianchi e di perfetta nobiltà. Tutti danzano coreografie diverse, ma, a volte, speculari. Tutti vivono con concreta passione l’idea della perfezione che è in loro, sempre e comunque, per la gioia di chi guarda”.
(Vittoria Ottolenghi, Cunningham e i Deviati: la danza è vita, Il Mattino, 3 novembre 2003)

“Le musiche stavolta non sono firmate Cage, ma appartengono al filone popmodern, luci e colori sono perfetti. Ha 50 anni di vita, il complesso americano, ma non li dimostra. Dei tre balletti in programma il più interessante è senza dubbio Pictures (1984) dove in un sapiente gioco di immagini viene messo in evidenza il contrasto fra la vita – movimento e lo scatto fotografico del sogno in negativo. La coreografia scorre come un fiume interrotto da rapide, metafora delle fratture dell’essere. In Pond way (1996) Cunningham intuisce nella difficoltà a lasciare il bianco limbo dello stagno la drammatica impotenza del volo, salvando tuttavia il suo mondo e negando la cattiva sorte di Icaro con un addio collettivo in stile classico (jetés). La scena di Roy Lichtenstein tratta dal notissimo Paesaggio con battello è storica e bellissima. Infine Fluid canvas (2002) è una monotona cerimonia siderale, con proiezioni poco chiare, che chiude in calando uno spettacolo di alta classe”.
(Mario Pasi, Tutta la vita è movimento, anche l’amaro volo di Icaro, Corriere della Sera, 26 ottobre 2003)

“Pond way del 1998 è ancora l’incontro, con la danza di Cunningham, di due talenti altamente creativi, Brian Eno per la musica con suoni-rumori della natura, Roy Lichtenstein per lo scenario ariosamente astratto in cui i danzatori esprimono un moto di lievitazione nello spazio. Seguiva Pictures, creato nel 1984 con un gioco di gruppo che arieggia dimensioni superiori, sacrali. E infine Fluid canvas, la composizione più recente, 2002, che rimanda a quel relativismo di Einstein profondamente studiato da Cunningham come rivelazione del continuo cambiamento. Per dirla con sue parole, il caso governa l’universo e il moto è sinonimo di vita. Tutto ciò elevato a poetica, chiama lo spettatore a “interpretare”, a misurarsi con la sorpresa determinata da un’esecuzione scenica rimessa anche all’iniziativa dei danzatori. Non senza rischio. Che finora, a quanto si vede, non nuoce, anzi ha acuito la tensione di questa danza astratta o post-moderna perennemente rinnovata”.
(Toni Collotta, Cunningham, innovatore di 85 anni festeggia danzando Brian Eno e Einstein, Avvenire, 26 ottobre 2003)

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