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Enrico Casagrande e Daniela Nicolò (Motus)

Schema di viaggio


Schema di viaggio che nel titolo prende in prestito la definizione con cui Pasolini descriveva il percorso letterario del suo libro Petrolio, è un reale vagabondare attraverso le pagine ed i luoghi pasoliniani. Enrico Casagrande e Daniela Nicolò (Motus) scelgono di raccontare per immagini, creando una sorta di film letterario, le periferie di questo ventunesimo secolo: dalla pianura padana, alle nuove periferia romane degradate e post-industriali come l’ Eur, Tor Pignattara, Centocelle, Corviale, Ostia, dai quartieri di Napoli come Secondigliano al deserto della Tunisia – sempre attraverso la prospettiva singolare di un auto in corsa posizionata sul lato destro della scena.
Le immagini scorrono su un grande schermo e questo unico immenso piano sequenza si trasforma in un incredibile e sensibile viaggio mentale.
Una voce narrante (Emanuela Villagrossi) ripercorre gli appunti di Petrolio dal 1958 al 1962 – una storia raccontata per voce e per immagini, sempre. Infatti mentre scorre la voce, sullo schermo si compongono parallelamente le immagini di questo film.
Un viaggio spazio temporale, un ipotesi di viaggio, uno schema nei luoghi oscuri della città.

SCHEMA DI VIAGGIO
di Enrico Casagrande e Daniela Nicolò

Partiamo dai margini, ed è forse in questi stessi terrains vagues che faremo ritorno, dopo aver tentato un viaggio, o meglio Schema di viaggio in automobile: Motus e Pasolini, provando a sovrapporre gli sguardi, che, sostanzialmente, non sono mai stati tanto distanti.
Come un viaggio del resto è stato andare fra le sue parole, tra le righe e gli “appunti per” e sempre in movimento sono i personaggi dei suoi film e romanzi, sino al testamento-monumentum Petrolio… Un viaggio che termina, che viene interrotto da una morte violenta, la sola in grado di compiere il definitivo, scioccante montaggio “sull’inarrestabile piano sequenza della vita”.
“È dunque assolutamente necessario morire, perché, finché viviamo, manchiamo di senso […] la morte compie un fulmineo montaggio della nostra vita”.

Pasolini amava le corse in automobile, le auto sportive, veloci, amava andare in giro di notte solo, “…giro per la Tuscolana come un pazzo, per l’Appia come un cane senza padrone”, sempre in cerca, sempre in attesa, perché sempre, sempre, gli mancava qualcosa.
Abbiamo scelto una prospettiva dinamica, dunque, d’auto in corsa, come primo dispositivo di avvicinamento alla sua opera ed anche noi “come un cane senza padrone” ci siamo aggirati nelle periferie e tra le sabbie del deserto

Da Torpignattara abbiamo iniziato le riprese e poi giù verso Napoli. È stato sconvolgente vivere per giorni, nell’afoso agosto romano, lungo “quelle strade”, nelle zone di accumulo o deposito di scarti – umani e materiali – ripercorrendo le appassionate descrizioni paesaggistiche, dove l’attenzione alla luce del cielo è quasi ossessiva… E poi nell’inverno la piatta pianura che si perde nelle propoggini delle città del nord…
Un bagno di realtà iniziato per raccogliere materiali per la produzione L’Ospite. Un itinerario lacerato fra La Nuova Periferia ed il deserto, passando per la Pianura Padana. Nelle immagini che abbiamo catturato c’è dunque il deserto di sabbia d’Africa, luogo di esperienze mistiche e pozzi petroliferi… ma ci sono anche i deserti suburbani, le terre di nessuno, i confini labili fra città e campagna, dove gli effetti della globalizzazione forzata e di una certa spregiudicata speculazione edilizia, tutta italiana, hanno partorito il loro mostri, depositandoli sul terreno senza prima né dopo.

 

Rassegna stampa

“Roma anni ’50, ’70, 2000… Uno Schema di viaggio, tra le periferie della città che cambia, sotto gli occhi di chi contribuisce a questa metamorfosi e di chi la filma con una telecamera o prende spunto per uno spettacolo teatrale. Come hanno fatto i Motus, la compagnia romagnola che da anni lavora attorno all’opera di Pier Paolo Pasolini. “È un progetto ampio spiega Enrico Casagrande, fondatore e codirettore artistico della Compagnia insieme a Daniela Nicolò – A volte può sembrare addirittura imbarazzante concentrarci su Pasolini in un momento in cui se ne parla anche troppo. Però è anche vero che oggi le sue parole sono meno retoriche rispetto agli anni settanta e soprattutto sono state profetiche quindi mai così attuali” . A partire dai suoi testi in particolare da Teorema, Petrolio, Porcile – sono nati diversi lavori. Intanto Schema di viaggio […] che contiene anche Come un cane senza padrone“.
(Francesca De Sanctis, I Motus Pensando alle periferie di P.P.P., l’Unità, 30 ottobre 2004)

“[…] “giro per la Tuscolana come un pazzo per l’Appia senza padrone”, scriveva infatti il regista e scrittore innamorato delle macchine sportive e delle corse notturne alla forsennata ricerca di qualcosa che traducesse in realtà pulsante i suoi fantasmi interiori. Ed è proprio un’automobile, oggetto che a Pasolini consentiva quell’estraneazione così ferocemente inseguita tra le strade dei quartieri popolari di zone ai margini della città e della civiltà a campeggiare umida di pioggia sul lato destro del palcoscenico, mentre sul fondo scorrono le immagini “del lato oscuro delle città, quel niente senza none che si deposita nella deriva della ratio urbana, dove gli effetti della globalizzazione forzata e di una certa spregiudicata speculazione edilizia, tutta italiana, hanno partorito i loro mostri”, come spiegano i Motus. Dopo le parole, le immagini, i pensieri, la tensione dell’azione, rimane spazio solo per un pacificante nulla: l’attore che interpreta Carlo abbandona la scena, liberandosi passo dopo passo dei propri vestiti, lasciando cadere con essi ogni traccia delle proprie costrizioni borghesi”.
(Aurora Acciari, Le notti randagie di Pasolini, Nuovo Oggi Ostia, 3 novembre 2004)

“Un viaggio itinerante alla ricerca dei luoghi pasoliniani. S’intitola Schema di viaggio (una locuzione che Pasolini ha usato in Petrolio, opera postuma e incompleta, per descrivere il proprio percorso letterario) e andrà in scena al Palladium in prima nazionale per il Romaeuropa Festival. Un’idea di teatro civile, che dà voce al grido d’allarme del grande poeta friulano attraverso molti materiali video raccolti in due anni di lavoro che ripercorrono e documentano il suo universo percettivo, dalle periferie romane fino ai deserti africani”.
(S.n., Palladium, “Motus” un video-viaggio nei luoghi pasoliniani, Messaggero, 26 ottobre 2004)

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