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De Volder / Mantero / Platel / Sagna / Saunier / Triozzi / Vandekeybus

Nightshade. Contemporary Performing Artists Choreograph Striptease Acts


Photo © Piero Tauro

La prima cosa è lo sguardo, poi i movimenti, lenti, ammiccanti, infine l’ abbigliamento che scivola giù, e poi le luci, la musica, l’ atmosfera. è proprio uno strip, con tanto di gioco di seduzione, esibizione e pubblico. Ma tutto si svolge davanti ad una platea e il voyeurismo diventa estetico perché le coreografie sono d’ autore. Da questa sera e fino al 18 il Romaeuropa festival porta lo strip a teatro, sul palco del Palladium. I riflettori si accendono su Nightshade, prodotto dal teatro Victoria di Gand e ideato da Dirk Pauwels e Pol Heyyvaert, dove sette coreografi di performing art di fama internazionale si “spogliano” dei loro pregiudizi nei confronti dello strip e creano con ironia, creatività, ma alcuni anche con violenza, sette quadri di danza-strip con sette spogliarellisti professionisti: sei donne e un uomo. Se lo strip è un’ arte, questa è l’ occasione per dimostrarlo. «è una sfida», spiegano gli ideatori, «che rientra nella tradizione della Maison, incitare gli artisti ad avventurarsi in territori sconosciuti». La scena si apre con lo spogliarello più concettuale firmato dal belga Eric de Volder, sul palco c’ è Barbara Rom con lingerie nera, distesa, e ai lati l’ orchestra Emanon Ensemble che suona dal vivo su musiche di Ad Cominotto (come negli altri quadri). «Quello creato con Eric de Volder – spiega La Rom – non è un numero di strip tease, è una visione dello spogliarello, quando faccio un numero in un locale devo sedurre gli spettatori per non perdere il posto, ma in teatro è diverso, sono qui per raccontare una storia». Dopo il primo quadro, lo scenario si colora e diventa un burlesque anni ’30, con i toni oversized di Delphine, diretta da Vera Montero, sensuale pur nella sua straripante rotondità, che fa scoppiare i palloncini che la vestono prima di iniziare un monologo sul sesso. Il terzo strip è firmato dall’ italiana Claudia Triozzi e fa spogliare Cecilia Bengolea come dentro un quadro in cornice, dove protagonista del finale è il re sedere. Più romantico e classico Alain Platel, coreografo belga che sulle note di Je t’ aime guida Caroline Lemaire, scarpe rosse lucide e tacchi a spillo, a flirtare con la scenografia, con il sipario che si sposta quando lei si avvicina, e con un video nel quale si vede il sesso di un uomo indifferente allo strip fino al momento in cui Caroline, ormai coperta, comincia a cantare. E l’ uomo reagisce. Violenta e inquietante la performance diretta da un’ altra italiana, Caterina Sagna, che finge di prendere una ragazza a caso nel pubblico e chiude il numero con un nudo che sta per essere ghigliottinato, drammatica metafora di violenza sul corpo femminile. Spiazza e provoca la platea il giovane Gidi Meesters, l’ unico spogliarellista di sesso maschile (diretto da Joahanne Saunier) che, nudo, improvvisa una camminata tra gli spettatori. Ad unire i quadri, la musica.

@ Geraldine Schwarz
@ Foto Piero Tauro

Crediti

Ideazione Dirk Pauwels, Victoria
Coreografie Eric De Volder, Caterina Sagna, Vera Mantero, Alain Platel, Johanne Saunier, Claudia Triozzi, Wim Vandekeybus
Musiche Ad Cominotto

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