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Édouard Lock / La La La Human Steps

Amjad


Photo © Piero Tauro

Si conclude oggi l’unica tappa italiana della compagnia canadese di Édouard Lock, La La La Human Steps, con lo spettacolo Amjad. Inserito nel contesto del Romaeuropa Festival, la manifestazione che si ripete ogni anno e che quest’anno porta 27 spettacoli e 170 artisti da 19 Paesi dell’emisfero nord del pianeta, Amjad è il frutto della collaborazione con la Filarmonica Romana. Inclassificabili!L’unico aggettivo che possa davvero descrivere le coreografie di Édouard Lock. Geniale, eclettico, padrone dello strumento-corpo. Lock sfida la velocità attraverso i suoi danzatori, mantenendo la perfezione tecnica accademica e contemporanea. Sviluppato in un ambito apparentemente ultra moderno, Amjad è invece il risultato della decostruzione di due punti fermi del repertorio di balletto: Il lago dei cigni e La bella addormentata. La genialità sta nell’aver saputo plasmare da principio questi classici del XIX secolo in modo davvero originale. A cominciare dalla partitura che Gavin Bryars ha composto rielaborando alcuni temi di Cajkovskij. Passando per le proiezioni video su tre pannelli rotondi del celebre André Turpin fino ad arrivare a coreografie intrise di tecnica, velocizzate al limite del fattibile, e che non sono affatto un’emulazione dei passi originali, ma un lavoro del tutto nuovo che però ci riporta a tratti nell’universo dal quale sono stati attinti (per esempio il movimento delle braccia che evoca i cigni, anche questo rapido quanto mai). Inoltre, chi si aspetterebbe una serata divisa in due parti, ognuna dedicata ad un’opera, rimarrebbe sorpreso di trovare invece uno spettacolo senza interruzioni in cui le musiche si intersecano fra loro creando una nuova partitura. I leit motiv dei due balletti si confondono l’uno con l’altro sfidando l’orecchio attento dei conoscitori. I danzatori sono instancabili. A ritmi insostenibili dimostrano una padronanza del proprio corpo che lascia senza fiato. I porteur fanno piroettare fra le mani le partners con precisione millimetrica, stoppandole e riprendendole con una rapidità incredibile. Puro pathos. Un passo a due fra uomini, una variazione fra un uomo e una donna in punta (entrambi, sì!) che a specchio si confrontano. E poi i corpi delle donne, così spigolosi e muscolosi, quasi androgini. Forse non è un caso. Una delle caratteristiche riconosciute a Lock è proprio il continuo confronto fra i sessi, questo pareggiamento del “gender”. Donne rigide e sicure come guerriere e uomini delicati sulle punte estreme dei piedi. In scena è tutto meravigliosamente orchestrato. Le due violiste e la violoncellista con il loro Maestro al pianoforte sono inserite perfettamente nella coreografia. Le luci che fendono i corpi come lame taglienti impressionando le pose per un istante si alternano alle proiezioni di Turpin. Così Lock voleva il suo Amjad: “Queste opere fissate nella memoria collettiva offrono elementi visuali e narrativi molto ricchi e divengono qui campo di esplorazione situato tra trascrizione e riappropriazione. Così posso raccontare una storia tessuta con altre storie che l’hanno preceduta.”.

© Tania Mastrangioli – Teatro.it
© Foto Piero Tauro