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Caterina Sagna

Basso Ostinato


Photo © Piero Tauro

Una serata intelligente ha inaugurato martedì all’Out Off l’undicesima edizione del festival Danae diretto con arguzia da Alessandra De Santis e Attilio Nicoli Cristiani del Teatro delle Moire. In scena Basso Ostinato di Caterina Sagna, spettacolo vincitore nella stagione 06/07 del Grand Prix du Syndacat de la Critique, un trio al maschile scosso da un salutare gusto per la risata e da un pungente ritmo registico/coreografico.
Sagna, alle spalle un lavoro ventennale, lavora a Rennes dal 2005 con la sua compagnia. Basso Ostinato è uno di quei pezzi in cui parola e gesto, racconto e coreografia si intrecciano con un brio che non molla. La combinazione ritmica/melodica dello spettacolo ha origine dal significato del termine musicale che dà il titolo al lavoro, «basso continuo» appunto, combinazione affidata alla parte più bassa di una composizione che si ripete incessantemente dal principio alla fine del pezzo e sulla quale le altre parti strumentali possono muoversi. Che succede quindi? Che i tre interpreti, Alessandro Bernardeschi, Antonio Montanile e Mauro Paccagnella, bravissimi va detto, sono nello stesso tempo «basso continuo» e variazioni su tema.
Tutto ruota intorno a una tavolo messo al centro della scena. Bernardeschi e Paccagnella, uno di fronte all’altro seduti, sigaretta accesa e molte bottiglie di liquori da bere, sono protagonisti di un dialogo in bilico tra registro assurdo e narrativo. Di fronte a loro c’è un video dove scorrono in piccolo le immagini di una famosa Giselle con la Ferri. Il duo è bizzarro. Paccagnella racconta di una volta alla Scala, quando danzava con Micha (van Hoecke ndr), c’erano anche la Cavani e Muti direttore, è una prova, Paccagnella ha mal di pancia, vorrebbe uscire, ma non può, il bagno è lontano e succede quel che ci si immagina. Le domande sono varie: ci si chiede cosa farebbe un primo ballerino, che ne so Bolle, se fosse calvo (come Paccagnella), si beve, si fuma, soprattutto si ride. Montanile, «il danzatore», entra nel gioco, ma i ruoli presto si mischiano, la danza, il gesto si insinua tra le parole, frullate in una partitura sempre più piena di svarioni, con tutto che si storpia, mentre i corpi crollano a terra e si rialzano, escono e strisciano, corrono e ballano da paura. E l’humour come i vestiti, come la scena, come il colore dei liquori sul tavolo diventano via via noir, perché in fondo tutti dobbiamo morire. E mentre la risata scroscia tra il pubblico, ci si interroga sulla danza, sul teatro, sulla vita, sulla morte, sul senso delle cose. Un bell’inizio per un festival in scena in più teatri milanesi fino al 30 aprile.

© Francesca Pedroni
© Foto Piero Tauro

Crediti

Coreografia Caterina Sagna
con Alessandro Bernardeschi, Antonio Montanile, Mauro Paccagnella
Drammaturgia Roberto Fratini Serafide
Luce Philippe Gladieux
Musiche a cura di Luca Berni