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Charles Atlas / Christian Fennesz / Gina Czarnecki / Ulf Langheinrich / Ryoji Ikeda

Notte digitale


Photo © Piero Tauro

I nuovi mondi dell’arte contemporanea sono in scena, questa sera, a Officine Marconi (via Biagio Petrocelli), nell’ambito della manifestazione Roma Europa Festival. Una notte che celebra il «digitale», approfondendo le sue declinazioni artistiche. Saranno Gina Czarnecki, Ulf Langheinrich, Charles Atlas, Fennesz, Ryoji Ikeda e Gilles Peterson a rappresentare le seduzioni del virtuale. Musica, performance, video, improvvisazione, nate dal velocissimo sviluppo del computer, che consente, oggi, di manipolare, inventare, sorprendenti suoni ed immagini. La serata inizia alle 22 con gli arazzi digitali di Czarnecki (nella foto), artista britannica che, anche grazie alla collaborazione con danzatori, musicisti, programmatori, ottiene suggestive installazioni informatiche. A lei si accostano live audio visual elaborati da Langheinrich, Atlas e Fennesz, che partecipano ed esaltano le nuove espressioni artistiche giocando con frame d’immagini di film, attualità, clip, tutte rielaborate anche attraverso l’irruzione di segni elettronici. Anche Datamatics, concerto audiovisuale con cui Ryoji Ikeda ha ottenuto importanti riconoscimenti di critica e di pubblico, è costruito intorno a sequenze di dati, generati tramite computer. Nel corso della Notte Digitale non mancheranno contaminazioni tra media e danza, strumenti e computer, immagini scomposte miscelate ad intriganti ed inattesi suoni, ma anche le accoglienti sonorità di Gilles Peterson, dj, producer, musicista inglese che fonde world music, nu jazz ed electro. Nella densità di suoni, tumulti e rappresentazioni visuali, non si potrà prescindere dalla suggestione della location. Dinamo, turbine, impianti e filamenti, trasformatori d’ogni dimensione, valvole e valvoloni, che fino a qualche anno fa mettevano insieme lo stabilimento dell’Italcable della Romanina, oggi sono Officine Marconi (nella foto). Simbolo dell’industria elettrotecnica per decenni e poi centro di smistamento della comunicazione telefonica internazionale, nella versione Officine, non ha subito grandi stravolgimenti. I 4000 mq sono ancora li a testimoniare l’affascinante architettura industriale, preludio di quell’avventura stilistica che diventerà il razionalismo italiano, nel 2008 trivio culturale per la diffusione dell’arte contemporanea.

 

Foto @Piero Tauro