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Myriam Gourfink

Corbeau


Con Extravadance Romaeuropa presenta due voci nuove della coreografia: riflessiva e intima quella di Myriam Gourfink, esuberante e ironica quella di Olivier Dubois, personalità tra loro molto lontane, unite però in una serata dove la danza contemporanea dialoga in diversi modi con la fulgente eredità del balletto classico.

In apertura di serata va in scena un incontro del tutto particolare: avviene tra la coreografa contemporanea Myriam Gourfink e la danzatrice classica Gwenaëlle Vauthier. Ed è del tutto particolare considerando che Gourfink è una delle figure di punta della ricerca coreografica francese, attiva dalla fine degli anni ’90, un periodo in cui ha lavorato anche a New York come borsista di Villa Medici. I suoi “processi creativi” si avviluppano attorno alla passione per lo yoga e alla scoperta delle possibilità dell’informatica applicata alla danza.

Uno stile lento il suo, fluido e concentrato fin dai primi lavori sullo studio dei più intimi dettagli, come Waw dove si apriva a una diversa coscienza corporea. Il movimento nelle successive coreografie veniva filtrato, purificato e reso duttile fino a diventare più il veicolo di una metamorfosi corporea che di uno spostamento. Una danza che sembra inseguire la pulsazione del respiro, ma che ha anche sfruttato musica creata in tempo reale, sincronizzando i movimenti del corpo dei danzatori con i generatori elettronici dei suoni. Coscienza del movimento, metamorfosi corporea, respiro, lentezza e flessuosità sono tutti elementi che si ritrovano anche in Corbeau che tuttavia ha segnato l’apertura di Gourfink a una dimensione nuova della sua ricerca, tanto che al debutto al Centre National de Danse ha impressionato lo smaliziato pubblico parigino raccogliendo una notevole affermazione. Si tratta infatti di una creazione pensata per una danzatrice classica e sviluppata attraverso l’incontro di Gourfink con Vauthier, quadrille del Ballet de l’Opéra National de Paris. La coreografia è articolata sulla verticalità del movimento con un uso virtuosistico delle gambe, tipico del balletto, ma che pur partendo dalla danza classica si sviluppa in modo autonomo e innovativo. Le tecniche di appoggio della danza classica sono qui rielaborate da Gourfink e Vauthier per annullare la forza di gravità e proiettare la coreografia verso l’alto, in un equilibrio tanto più delicato quanto più è lento il movimento.

Così il corvo – il Corbeau del titolo -, rimanda anche a una posizione yoga: eppure in questo volatile non sempre elegante è possibile perfino scorgere l’ennesima metamorfosi della metamorfosi della donna in cigno del balletto romantico.