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Saburo Teshigawara | Karas

Glass Tooth


Con Saburo Teshigawara torna a Roma uno dei coreografi oggi più celebrati tra quelli in attività, una personalità della danza contemporanea che si è distinta per la sua cifra profondamente originale. Una poetica personalissima la sua, che ancora una volta dà vita a una coreografia paradigmatica, Glass tooth (Dente di vetro), in cui gli interpreti, tra cui lui stesso, danzano su un tappeto di frammenti di vetro. Se della danza contemporanea temete lo sterile esercizio cinetico-atletico, nelle sue creazioni il coreografo giapponese plasma sempre un incantesimo ipnotico, dove la fascinazione del movimento puro è incastonata in una campitura spettacolare dalla concezione ammaliziata e cristallina.

Nessun dubbio che Teshigawara, oggi cinquantacinquenne, nel costruire il suo linguaggio abbia guardato alle esperienze più diverse, attraversando le lezioni della danza orientale come di quella occidentale, attingendo al butoh e alle arti marziali, confrontandosi con le performance e le arti plastiche studiate in gioventù assieme al balletto. La sintesi tra linguaggi ed esperienze così diverse operata dal coreografo è però di stupefacente organicità e gli permette, attraverso un ricchissimo vocabolario gestuale, di alternare i movimenti dalla sbalorditiva velocità a un incedere fluido, libero da ogni scansione metronomica e che ha la pulsazione e la delicatezza del respiro. È una ricerca iniziata negli anni Ottanta quando ha fondato la compagnia Karas (Corvo) con la danzatrice Kei Miyata, inglobando anche le scenografie e le luci, spesso funzionalizzate a installazioni dal fascino contemporaneo.

Negli anni i suoi spettacoli hanno spaziato attraverso temi e universi tra loro lontani, dove le ombre e perfino il vuoto diventano una prosecuzione del corpo dei danzatori. Ha perfino incluso in una sua coreografia sette animali vivi, e non è neppure la prima volta che porta in scena dei vetri rotti: nel caso di Glass tooth tuttavia la loro presenza è un segno che acquista una forza e una valenza esemplare fino a esplodere in un pas de deux che lo vede protagonista con Rihoko Sato.

La decisione dei passi forti e precisi dei danzatori suggerisce la fragilità del vetro che continua a frammentarsi in pezzi sempre più acuminati, a mostrare la debolezza dei corpi che vi si muovono sopra. Scrive Teshigawara: “Innumerevoli pezzi di vetro riflettono il tempo, i corpi si toccano, esitano e moltiplicano i paradossi. La vita appare in una terra sconosciuta: frammenti di vetro diventano frammenti di tempo e si fondono oltre i loro significati”. Una immagine rappresentativa di uno dei nodi centrali dell’estetica Teshigawara: la bellezza come una manifestazione fragile e al contempo piena di energia vitale, una metafora dal sapore orientale della vita stessa. “La danza è la mia risposta” spiega ancora Teshigawara.

 

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