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Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia / Direttore Antonio Pappano

Il Mare


Calmo, ipnotico, brioso, spumeggiante, agitato, tempestoso, a tutta forza: il mare rappresenta tutti i ritmi e le nuance della musica ed è lo spunto da cui parte Antonio Pappano per costruire un concerto che segna una nuova tappa della collaborazione tra l’Accademia di Santa Cecilia e Romaeuropa. Un programma musicale che si muove a vele spiegate sui vascelli sonori di Benjamin Britten, Claude Debussy e Nikolaj Rimskij-Korsakoff, solcando l’universo acquatico attraverso immagini marine diversissime, potenti, misteriose e inusitate. La grande comunicatività di Pappano dal podio è ben nota: il suo modo di far respirare i suoni e i ritmi, di creare contrasti tra massima tensione e distensione muovendosi autorevolmente attraverso una variegata gamma espressiva, di far risaltare una immagine precisa dalle partiture anche più ostiche, lo hanno reso il beniamino dei frequentatori della stagione sinfonica di Santa Cecilia, e questo appuntamento è un’occasione per il pubblico di Romaeuropa di conoscerlo.

Una delle caratteristiche del Direttore musicale dell’Orchestra e del Coro ceciliani, carica che detiene dal 2005, è costruire i programmi musicali che dirige attorno a un’idea, un tema, una immagine: è stato il caso di Romeo e Giulietta di Shakespeare, della “filosofia”, dell’amore avvolto nella quiete notturna, del valzer, per non parlare del ciclo di concerti sulla morte che inaugurarono la sua prima stagione.

Stavolta, dunque, il mare e non poteva sfuggire a Pappano la dimensione teatrale dell’elemento acquatico in grado di rispecchiare gli stati d’animo: una ineluttabile metafora dell’essere umano che ritroviamo nei Four Sea Interludes, i Quattro interludi marini di Britten tratti dal suo capolavoro Peter Grimes, con i loro colori bruniti tipici del Mare del Nord e dell’Oceano. Da ben altre sponde lanciava il suo sguardo Debussy in La Mer, dove ritroviamo il calore e la luce mediterranei, in un universo impressionista in cui simboli musicali pigramente si animano, giocano, fino ad accendersi in una conclusione dal ritmo Animé et tumultueux.

È ancora la tempesta a tenere banco nella Shéhérazade di Rimskij-Korsakoff, una suite sinfonica davvero straordinaria. Si tratta, infatti, della prima e sicuramente di una delle poche partiture di un compositore russo dove fa la sua apparizione il mare. La cosa potrebbe sorprendere, visto la “continentalità” della Russia, ma occorre ricordare che il giovane Rimskij-Korsakoff era un cadetto nella Marina imperiale degli Zar e per oltre due anni navigò intorno al mondo sul clipper Almaz.

Ma oltre alla tempestosa apertura, Shérazade ha la magia delle Mille e una notte, inebriata dal tipico orientalismo della cultura russa. Dal mare ben presto Rimskij-Korsakoff si trasferisce nei sultanati dell’Asia centrale, nelle regge rinfrescate da stillanti fontane, negli harem, nelle notti arabe dove la voce cantilenante di una fanciulla narra antiche fiabe. Entrato dal geometrico ingresso dell’Auditorium, all’uscita il pubblico si troverà in un mondo di esotismo incantato.