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Peter Brook

Love is my sin


La fascinazione umana e misteriosa degli Shakespeare’s Sonnets guadagna nuovamente la scena grazie a Peter Brook e a due appassionati interpreti come Natasha Parry e Michael Pennington, per un viaggio nelle stanze più recondite dell’animo del Bardo.

“Con questa sorprendente raccolta di liriche, penetriamo nella vita segreta di Shakespeare. Scopriamo il suo giornale intimo, le confidenze, la passione, la gelosia, le colpe, la disperazione e soprattutto l’interrogazione sul senso profondo della sua attrazione per un uomo, una donna e l’atto stesso della scrittura”, scrive Brook a proposito di questo adattamento teatrale dal titolo Love is my sin.

Figura di riferimento del teatro contemporaneo, Brook nella sua carriera ha lungamente lavorato nella Royal Shakespeare Company proprio alle prese con Pene d’amor perdute, Misura per misura, Tito Andronico, Re Lear e Sogno di una notte di mezza estate. In seguito i drammi del Bardo hanno costellato il suo lavoro contrassegnando lo sviluppo e la ricerca di questo regista drammaturgo fino al Théâtre des Bouffes du Nord.

Nessun dubbio che i 154 Sonnets, scritti a partire dalla fine del Cinquecento, completati durante gli anni della peste a Londra (1606 – 1610) mentre i teatri erano chiusi e pubblicati nel 1609, siano poesie che a loro modo pretendano la scena, con un discorso lirico che trova sovente i toni del monologo teatrale. Testi dunque che cercano il risuonare della voce, di qui anche le ripetute incisioni discografiche da parte di attori o le loro messe in scena: d’altra parte portare poesia in teatro resta sempre una sfida, che nel caso dei Sonnets inizia dalla scelta di quali selezionare. “Bisognava far emergere una tensione drammatica -spiega Brook-: come guida ho seguito le domande che suppongono il rapporto tra due persone. All’inizio si avverte una tranquillità condivisa, poi a poco a poco le pene d’amore si manifestano: separazione, infedeltà, tradimento, fino al disgusto della carne. Nell’ultima fase Shakespeare esprime un amore che tutto travalica e si rivela più forte della vecchiaia e della morte. L’amore resta il vincitore del tempo”.

Una mise en scène essenziale e le atmosfere musicali -squisite pagine clavicembalistiche di Louis Couperin rese ancora più delicate nell’esecuzione di Franck Krawczyk per fisarmonica e piano elettrico-, sono funzionali a Brook per illuminare la forza poetica dei Sonnets attraverso la recitazione e il potere della parola. Parry, compagna di lavoro e di vita del regista britannico, e Pennington sono entrambi attori shakesperiani di lungo corso, e ne conoscono il ritmo drammatico e le nuance vocali: la loro interpretazione in lingua originale -con sovratitoli- dei Sonnets promette al pubblico di poter gustare sillaba per sillaba queste liriche straordinarie.

 

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