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Muta Imago

Madeleine


Un salto nel vuoto, nel buio: il turbamento del sogno, la vertigine dell’incubo, l’euforia dell’oblio. Sono i temi affrontati in Madeleine, la nuova creazione di Muta Imago, il terzo quadro di una trilogia teatrale sulla memoria iniziata con (a b)³ e proseguita con Lev presente nella scorsa edizione di Romaeuropa. La compagnia con questo spettacolo torna al nucleo vivo e caldo della sua drammaturgia: più che a partire da un testo, un teatro costruito attorno a idee, sensazioni, presenza e assenza. Una ricerca iniziata nel 2004, incardinata su immagini e visioni, come suggerisce lo stesso nome della compagnia, Muta Imago, con il lavoro preparatorio che diventa la vera creazione, la presenza viva dell’attore che si fa il segno portante della drammaturgia e le parole che riportano l’eco lontana di ciò che si vede. Lei, Madeleine -un nome dove si fondono il riverbero proustiano e il ricordo della protagonista di Vertigo di Alfred Hitchcock- si concentra nel suo sonno-rifugio rannicchiandosi tra le lenzuola: la sua è una fuga dal passato di chi non ha paura di voler essere felice, anche a costo di perdere una parte di sé. Che pratica lunga, noiosa e balbuziente è la memoria: una volta annullata riappare ancor più affascinante e minacciosa come sogno. L’esperienza labirintica di Madeleine inizia quando di fronte a lei, nel sonno, luogo in cui si sente ormai al sicuro, si apre un nuovo sipario: l’universo onirico, con le sue leggi che superano la logica manifesta della luce del giorno, si presenta come una contrazione delle esperienze passate e della realtà, una visione rapsodica delle loro strutture profonde, un mondo popolato di ombre. Che possono o possono non essere quello a cui vogliamo sfuggire abbandonando il ricordo. La riflessione sul tempo, sull’esperienza umana del tempo, che caratterizza il sottile lavoro di Muta Imago, si apre questa volta all’esperienza fascinosa della memoria involontaria che irrompe nel presente, vissuto come minaccioso proprio perché figlio di quel passato che vogliamo rimuovere. Così la storia esile e onirica dei personaggi a e b separati dalla guerra, che aveva trovato l’alter ego di b in Lev, il soldato ferito alla testa che perde la memoria e tenta faticosamente di ricostruirla, si chiude emblematicamente a cerchio con Madeleine, a sua volta l’alter ego di a alla ricerca di un rifugio nell’oblio. In un polittico della vita nel tempo come questo, ogni fatto appare una rifrazione delle ineluttabili esperienze umane sulla superficie dove si rispecchiano ansiose le ipotesi degli infiniti destini possibili.

Muta Imago è stata ospite del Romaeuropa Festival 2oo8 al Palladium con Lev

 

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