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Jan Fabre

Orgy of Tolerance


Scandaloso, indagatore, blasfemo, beffardo, osceno: impietoso Fabre definisce i suoi performer “guerrieri della bellezza”. Dopo il suo debutto a Romaeuropa nel 1987 con Das Glas im Kopf wird vom Glas e la prima italiana di As long as the world needs a warrior’s soul nel 2001, Jan Fabre torna sui palcoscenici del festival con il nuovo Orgy of Tolerance, una surreale e sarcastica visione della nostra età del post-capitalismo, baccanale di immagini schiaffeggianti per mettere alla berlina le sbandierate libertà e i vizi malcelati.

L’artista belga e la sua compagnia teatrale Troubleyn si attestano da anni sulla sponda più immaginifica e radicale della scena contemporanea europea, e per Orgy hanno dissotterrato un’annosa e scomoda domanda: libertà e tolleranza sono funzionali alle società occidentali basate sul consumo inconsulto delle merci? Un’accusa rimbalzata dalle opere di Herbert Marcuse a quelle di Pier Paolo Pasolini, ma stavolta funzionalizzata da Fabre per lanciare il suo sguardo nell’era del post-consumismo. Il punto di osservazione è il divano di casa, un oggetto d’arredamento ma anche un luogo domestico intimo dove le persone si sentono al sicuro e dove invece subiscono l’assalto dell’esterno dagli schermi della televisione e dai monitor dei computer. Con acido surrealismo prende corpo un mondo dove gli uomini sembrano miliziani di una qualche guerra civile, le donne modelle soft-core, la religione serve a vendere un caffé o la prossima collezione di uno stilista. Gli esseri umani, esentati dal consumare le merci, devono oramai solo comprarle, produrle quando non letteralmente partorirle, chiusi nel loro egoismo onanistico, spinti alla ricerca di continue autogratificazioni da vocianti personal trainer. Artista celebrato con una mostra personale al Musée du Louvre di Pairigi (Angel of Metamorphosis, 2008), Fabre, che ha oggi 50 anni, è salito agli onori della cronaca artistica quando ne aveva 18 e in una galleria d’arte bruciava un rotolo di banconote per poi mettersi a disegnare con la cenere: artista visivo, drammaturgo, coreografo, regista, la sua ricerca teatrale è senz’altro multidisciplinare, e a partire dal 1980 lo ha portato a creare prove davvero inconsuete, come Het is theater zoals te verwachten en te voorzien was (Ecco il teatro come ci si doveva aspettare e prevedere) della durata di ben otto ore. In questi anni ha affrontato temi filosofici come la vita, la morte e la metamorfosi, e si è avventurato in ricerche sul corpo, la violenza, la libido, l’erotismo e la bellezza che non di rado hanno fatto scandalo. Segno distintivo della sua opera è un teatro dove le divisioni tra arte concettuale e propriamente detta, tra lavori non-narrativi e articolati da una trama perdono di significato. Immaginifico e aspro, culturalmente ambizioso, beffardamente sconveniente, Orgy non si cela mai dietro cervellotiche metafore: tutto è chiaro e sfacciato, tanto che perfino i carrelli della spesa si mettono a danzare.

AVVERTENZA
Alcune immagini dello spettacolo possono turbare la sensibilità del pubblico

Jan Fabre è stato ospite del Romaeuropa Festival in due precedenti edizioni: nel 1987 con Das Glas im Kopf wird vom Glas e nel 2oo1 con As long as the world needs a warrior’s soul