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Hofesh Shechter Company

Uprising | In your rooms


Il debutto a Roma della Hofesh Shechter Company porta sui palcoscenici capitolini il lavoro di uno dei più promettenti coreografi israeliani oggi attivo a Londra: il dittico Uprising e In your rooms, che per il suo duplice sguardo sulle dinamiche della modernità, lo ha rivelato al pubblico mondiale.

Due titoli che in qualche modo rappresentano le facce della stessa medaglia: quell’inquietudine contemporanea con le sue autoreferenziali dinamiche di gruppo e le sue paure individuali, che Shechter attraversa unitamente alla sua squadra di affiatati danzatori in un lavoro che spicca per senso dell’assieme, spettacolarità, brillantezza fisica, energia del movimento e cura del dettaglio.

La coordinazione dei gruppi, dove gli interpreti si muovono all’unisono ma ognuno secondo traiettorie differenti, arriva probabilmente a Shechter dalla sua collaborazione alla fine degli anni Novanta con la coreografa israeliana Ohad Naharin, direttore della Batsheva Dance Company. Successivamente, va a Parigi a studiare musica -il coreografo è anche coautore delle colonne sonore dei suoi spettacoli- e a coltivare la passione per la batteria rock, poi nel 2002 sbarca a Londra, si afferma con le prime promettenti coreografie, fonda la sua compagnia nel 2007.

Nel giro di una stagione In your rooms (Nelle proprie stanze) si è consacrato nella capitale britannica con tre consecutivi riallestimenti nei tre sancta sanctorum della danza contemporanea londinese – nell’ordine, The Place, Queen Elzabeth Hall e Sadler’s Wells- dove questa elettrizzante coreografia ha preso via via l’assetto definitivo.

Dentro “le proprie stanze” il caos esterno preme e implode dentro l’esigenza di ordine e di senso degli individui, induce alla loro frammentazione, li spinge a ricomporsi in una tensione continua con il presente che si scioglie per un attimo in un abbraccio: ambigua epitome tra languidezza e debolezza. A questo lavoro per undici interpreti, cinque femminili e sei maschili, elegantemente soggettivo, si contrappone Uprising. Una coreografia ispirata dalla rivolta nelle banlieues parigine del 2006, dove invece sono protagoniste le dinamiche di gruppo, di banda, e sorprendentemente, ma forse non troppo, Shechter con occhio assai impertinente coglie il côté sempre più unicamente retorico che assumono le pose sociopolitiche nella condotta degli individui, sempre più simile al comportamento di un branco.

A contraddistinguere le sue coreografie tuttavia non è solo l’impertinenza dello sguardo, accompagnata qualche volta da un’ironia sagace ma velata: è soprattutto la sua capacità di alludere con grazia a queste situazioni senza commettere didascalismi, per esibire attraverso il movimento puro la rabbia, la frustrazione, le speranze, la solitudine, la tenerezza e l’amore. E questa articolatissima paletta di situazioni, sentimenti e sensazioni è uno dei tratti di Shechter più attraenti e appassionanti.