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Trisha Brown Dance Company

Creazione 2011- Opal Loop/Cloud – Installation #72503 Les Yeux Et l’ame – Watermotor|foray – Foret


La fisicità, il movimento multidirezionale, la sintassi del corpo, l’arte contemporanea, l’improvvisazione, il suono in tutte le sue manifestazioni, perfino il silenzio: insomma tutto quello che ha reso per oltre 40 anni Trisha Brown un’artista di punta della danza mondiale, troverà una sintesi nel secondo appuntamento del ritratto a lei dedicato dal Festival Romaeuropa, arricchito dalla presenza di una nuova creazione. A differenza del primo appuntamento dedicato agli “Early Works”, stavolta in programma ci sono lavori creati da Brown per un palcoscenico: punto di svolta nella carriera della coreografa, “Watermotor” è un energetico solo del 1978, già immortalato su pellicola da Babette Mangolte, e stavolta ripreso da Neal Beasley. Del peculiare rapporto con gli artisti contemporanei sono testimonianza “Opal Loop/Cloud Installation #72503”, creata con la artista giapponese Fujiko Nakaya, conosciuta per le sue sculture fatte di nebbia, e dove quattro danzatori si muovono attraverso un ambiente vaporoso fatto di nuvole, e “Foray, For?quot;, l’ultima delle numerose collaborazioni con il celebre artista visivo Robert Rauschenberg, peraltro molto amico di Brown. Nota per gli scintillanti costumi metallici e per la fanfara di una banda di fiati questa coreografia deve il suo effetto potente al contrasto tra il virtuosismo dei danzatori e questi elementi scenografici e sonori.
Autrice di alcune regie operistiche di grande successo, nel 2010 Brown ha messo in scena ad Amsterdam “Pygmalion”, un’opéra-ballet del Settecento di Jean-Philippe Rameau in collaborazione per la parte musicale con il direttore d’orchestra William Christie e l’ensemble Les Art Florissants. Da quella regia, che reinterpretava lo spirito barocco in chiave contemporanea, ha elaborato “Les Yeux et l’?”, un lavoro autonomo dove una “suite de danse” (ciclo di danze) ritrova la sua dimensione astratta e contemplativa in quello stile non narrativo che è una delle cifre della coreografa statunitense. Anche in questo caso riaffiora il legame di Brown con le arti visive, in particolare nelle scenografie che riproducono dei suoi disegni, mentre gli interpreti sfidano i principi dell’equilibrio e della forza di gravità, un tema caro a Brown dai suoi esordi.
Con la sua nuova creazione, che sarà completata il prossimo ottobre e presentata a Romaeuropa in prima nazionale, Brown punta a esplorare un universo ispirato alla scultura e alla calligrafia, lavorando come dice lei stessa “Sul linguaggio dei corpi annodati”. Per la coreografa sarà anche l’occasione di tornare a collaborare con il video artista Burt Barr, e con Alvin Curran compositore di Providence, Rodhes Island, da anni residente a Roma.