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Il giro del mondo in 80 giorni


Il romanzo di Jules Verne è per mk uno dei luoghi premonitori della visione del territorio globalizzato contemporaneo. Da questa riflessione Il giro del mondo in 80 giorni sviluppa un’indagine turistica sul mondo che attraversiamo, sostenuta da una verve romanzesca e da una coreografia che è turbamento della veduta, informata da una condizione “atmosferica” del corpo.

Anna Lea Antolini: Nella coreografia d’immagini, sostenendo che il lavoro del performer non è tanto il far vedere quanto il tenere vivo l’atto del vedere, potresti spiegarci come attivi questo lavorio nelle cartografie di movimento errante?

Michele di Stefano: Penso alla possibilità della danza come allo sviluppo di una “condizione” concreta, in cui il performer agisce valutando ciò che ha di fronte a sé – intorno a sé – a partire da un’idea balistica: il calcolo della distanza, il calcolo della traiettoria che copre quella distanza, su piani che sono spaziali e percettivi dei propri confini su più livelli. Mantenere vivo l’atto del vedere è per me restare nella zona incerta di questa  valutazione dell’esterno.

AA: Che cosa sono i principi dell’attrazione e quali sono quelli attivati in Il giro del mondo in 80 giorni?

MdS: In matematica, un attrattore è un insieme verso il quale evolve un sistema dinamico dopo un tempo sufficientemente lungo. Immagino che fra tutti i cast possibili e le diverse forme che questo lavoro prenderà, ci sarà sempre una sezione centrale -“campo” – di pura astrazione cinetica, nella quale i performer costruiscono un complesso sistema coreografico organizzato sulla percezione della distanza tra i corpi e sulla progettualità che la configurazione delle diverse distanze suggerisce. E’ un principio di attrazione che informa tutto lo spettacolo. Lo spazio che viene consegnato alla nostra interpretazione è impercettibile, vuoto: è lo spazio attraversato dalla merce e dal turismo.

AA: Parli di cast possibili, che formato ha questo lavoro?

MdS: Il formato è accumulatorio e comprende un numero intercambiabile di performer e artisti visivi. Ogni performance differisce per struttura, ambiente, sviluppo coreografico e cast.

Produzione mk11, Festival Torinodanza Torino, ZTLpro Provincia di Roma/Assessorato Politiche Culturali in collaborazione con Fondazione Romaeuropa/Palladium, Mosaico Danza/Interplay Festival residenze Armunia Festival Castiglioncello e La Zona Teatro con il contributo del MiBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali con Philippe Barbut, Biagio Caravano, Haithem Dhifallah, David Kern, Roberta Mosca, Laura Scarpini & guests musica Lorenzo Bianchi light design Roberto Cafaggini fumi Lorenzo Bazzocchi coreografia Michele Di Stefano organizzazione Anna Damiani/PAV web Biagio Caravano
www.80jours.org / documentazione video Anna de Manincor/ZimmerFrei

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