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RE41FFondazione
In corealizzazione con Short Theatre
Con il sostegno di Dance Reflections by Van Cleef & Arpels

Teatro India
danza
Prima Nazionale

Nacera Belaza
Valérie Dréville

L’Echo

Romaeuropa Festival e Short Theatre 2026 uniscono nuovamente le forze per presentare in prima italiana L’echo, l’ultima creazione della coreografa franco-algerina Nacera Belaza. Un duo che vede in scena l’artista stessa accanto a Valérie Dréville, attrice francese nota per il suo trentennale percorso nel cinema d’autore. Un incontro artistico che appare quasi naturale. Da tempo, infatti, la coreografa esplora quella zona grigia in cui si colloca il “punto di giunzione” tra la parola e il linguaggio che mette il corpo in movimento. In Valérie Dréville ha trovato una partner altrettanto attraversata dalla potenza dell’immaginazione e dalla forza di una vita interiore intensa.

Con una coerenza inalterata nel corso degli ultimi trent’anni, il lavoro di Nacera Belaza traccia un percorso creativo la cui singolarità richiama la ricerca radicale delle avanguardie degli anni Settanta. In occasione di questo incontro, avviato da MC93, la coreografa e Valérie Dréville hanno intrapreso un nuovo lavoro centrato sul corpo come ricettacolo dell’immaginazione. Al cuore di questa esplorazione si trova il potenziale espressivo della danza, che Belaza descrive da tempo come “una parola pronunciata nel corpo”, una forza vitale che attraversa il suo percorso artistico. Tra le due si è sviluppata rapidamente una complicità istintiva, sostenuta dalla densità interiore di questa grande figura del teatro e dalla sua straordinaria capacità di incarnare la parola nel corpo. Ne è scaturito un processo di approfondimento di questa risonanza e di emersione degli echi sotterranei che legano i loro due universi artistici.

Nacera Belaza è nata vicino a Médéa, in Algeria, e vive in Francia da quando aveva cinque anni. Dopo aver studiato letteratura moderna, ha fondato la propria compagnia nel 1989.
È diventata una danzatrice autodidatta, spinta dal bisogno vitale di esprimersi, di dar voce e districare la complessità della sua doppia appartenenza culturale. È stato durante l’infanzia e l’adolescenza, in segreto, che il suo linguaggio è emerso spontaneamente, attingendo materiale prima da se stessa e poi dalla letteratura. Da allora, la sua ricerca esplora il movimento in un respiro sereno, profondo e continuo, mettendo a confronto la pazienza, la disciplina e la semplicità con il “fragore assordante delle nostre vite”, restituendo al gesto la sua utilità esistenziale.
Nel 2015 è stata nominata “Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres”, e nel 2024 “Officier”. Nel 2008, l’opera “Le Cri” ha ricevuto il “Prix de la révélation” da parte del “Syndicat de la Critique”. Nel 2017, anche la SACD ha reso omaggio alla sua carriera conferendole il “Prix Chorégraphie”. I suoi lavori vengono presentati regolarmente in Europa, Africa, Asia e Nord America. Ha inoltre creato una cooperativa in Algeria che le consente di lavorare costantemente con il suo paese d’origine.

Valérie Dréville si è formata al Théâtre national de Chaillot (con Antoine Vitez, Yannis Kokkos, Aurélien Recoing e Georges Aperghis) e al Conservatoire national supérieur d’art dramatique di Parigi (con Viviane Théophilides, Claude Régy, Gérard Desarthe e Daniel Mesguich).
La sua carriera teatrale è stata segnata dall’incontro con Antoine Vitez, suo maestro a Chaillot, che l’ha diretta in Elettra, Il calzolaio di raso, La Celestina e Vita di Galileo.
È entrata a far parte della Comédie-Française nel 1988, lasciandola nel 1993. Ha recitato nell’Ifigenia di Racine sotto la regia di Yannis Kokkos. Ha lavorato anche sotto la direzione di Claude Régy in Le Criminel di Leslie Kaplan, La Terrible Voix de Satan di Gregory Motton e Qualcuno arriverà di Jon Fosse.
Ha recitato inoltre in Coltelli nelle galline di David Harrower, Variazioni di morte di Jon Fosse, Comme un chant de David (traduzione dei salmi di Henri Meschonnic) e La morte di Tintagiles di Maurice Maeterlinck. Tra i suoi ruoli cinematografici si annoverano interpretazioni principali in La Sentinelle, con la regia di Arnaud Desplechin, e La Maladie de Sachs, diretto da Michel Deville.
Ha interpretato la Fedra di Racine sotto la regia di Luc Bondy all’Odéon-Théâtre de l’Europe. Negli ultimi anni si è recata regolarmente in Russia per lavorare con Anatoli Vassiliev e la sua compagnia. Medea-Materiale di Heiner Müller ha debuttato a Mosca nel 2001 e da allora è stato in tournée in tutto il mondo (Parigi, Avignone, Rennes, Spagna, Italia, Grecia, Paesi Bassi, ecc.).
Nel 2018 è stata protagonista de Il racconto di uno sconosciuto, tratto dal racconto di Cechov, diretto ancora una volta da Anatoli Vassiliev, al fianco di Sava Lolov, Stanislas Nordey e Romane Rassendren. È artista associata presso il Théâtre national de Strasbourg. Ha da poco recitato in I demoni e Edelweiss sotto la regia di Sylvain Creuzevault, e in Libertà a Brema con la regia di Cédric Gourmelon. Sta preparando uno spettacolo con Jérôme Bel.

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