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Angelin Preljocaj


Nato in Francia nel 1957 da genitori albanesi, Angelin Preljocaj dopo aver conseguito una formazione classica, studia danza contemporanea prima con Karin Waehner presso la Schola Cantorum e poi con Merce Cunningham a New York (1980).
Dopo aver lavorato per la Compagnie de Quentin Roullier e per la Compagnia di Dominique Bagouet, crea, nel 1984, le sue prime coreografie: Aventures coloniales, in collaborazione con Michel Kélémenis, e Marche hoir, che gli vale il premio del Ministero della Cultura – primo di una lunga serie di riconoscimenti.
Nel 1985 fonda la compagnia che porta il suo nome e per questa crea i lavori che lo hanno consacrato quale uno dei coreografi più innovativi, per linguaggio e tematiche affrontate. Fra i suoi lavori, Larmes blanches (1985), Le petit napperon (1987), A nos héros (1986) dedicato alle vittime delle dittature, Hallali Romée (1988) sull’eroismo di Giovanna D’Arco, Liqueurs de chair (1988) sulla solitudine del sesso – questi ultimi due sono realizzati di ritorno da un viaggio in Giappone, dopo avere approfondito le tecniche del teatro Nô.
Tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, Angelin Preljocaj, sentendo necesssario un confronto con la danza storica, comincia a lavorare su balletti, ormai consacrati dalla storiografia, presentandone una sua personale rivisitazione: Roméo et Juliette di Prokof’ev (1990) con scene di Enki Bilal per il Lyon Opéra Ballet e Parade, Spectre de la rose e Noces (1993), dei Ballets Russes di Diaghilev, per la sua compagnia.
Coreografo ormai affermato, collabora con prestigiose compagnie di livello internazionale per le quali crea dei lavori capaci di stupire per quella speciale ed inconfondibile cifra stilistica: movimenti sempre in lotta fra loro; corpi che senza sosta si avvicinano, pericolosamente, gli uni agli altri; alternanza, mai sopita, fra armonia e violenza, suggestione e disagio; permeabilità al mondo contemporaneo e piacere della narrazione, sia esso un evento che una storia.
Tra le sue creazioni si ricordano, Le Parc (1994), su musiche di Mozart per il Ballet de l’Opéra de Paris, una geografia del viaggio d’amore con cui vince il premio Benois de la danse di Mosca; L’Anoure (1995) ispirato al libro di Pascal Quignard, per il Balletto di Monaco; La Stravaganza (1997) per il New York City Ballet; Casanova (1998) ancora per il Ballet de l’Opéra de Paris; Le sacre du printemps (2001), su partitura di Stravinskij per il Balletto dell’Opera di Berlino (che affianca i danzatori della sua compagnia); Le songe de Médée (2001), di nuovo per il Ballet de l’Opéra di Parigi.
Sul versante della sperimentazione, affascinato dalle possibilità di interazione offerte dalle immagini virtuali, crea Portraits in corpore (2000), un’istallazione coreografica basata sul dialogo tra l’immagine bidimensionale ed il corpo del danzatore: a questa seguono, nella stessa direzione, MC 14/22 (Ceci est mon corps) e Helikopter (2001). E sempre il desiderio di provare e verificare il movimento in nuove ed inedite interazioni con altre arti, lo porta a creare, partendo da sonorizzazioni elettroniche, Near life experience (2003) su musica del gruppo francese Air ed Empty moves (2004) su partitura di John Cage.
Come riconoscimento per la sua attività artistica, nel 1998, gli viene conferito il titolo di Cavaliere della Légion d’Honneur dal Governo Francese.

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