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Mondi riflessi – La nuova scena in video 1992


Idea fondante, alla base della rassegna Mondi Riflessi curata da Colette Veaute e Carlo Infante, alla sua seconda edizione, è il coniugare il linguaggio scenico, sia teatrale che coreografico, a quello video. Tralasciando infatti opere che realizzano la trasposizione di uno spettacolo con fine documentaristico, il programma si concentra su quei video che ricostruiscono liberamente l’evento, o che da questo si distaccano nella direzione di un risultato nuovo. Si tratta di opere autonome, dotate di un lessico proprio, quello elettronico, che rivela uno sguardo, un punto di vista ed una creatività altri rispetto a quelli del regista teatrale. Come mostrano gli spettacoli della “nuova scena” (con particolare attenzione a quelli italiani e francesi), compresi dal 1988 al 1992, che sembrano aver trovato una maggiore autonomia poetica ed una propria visione nel passaggio al nuovo linguaggio.
Il programma della rassegna è stato ampliato con una selezione dal concorso Il coreografo elettronico di Napoli (incentrato sul rapporto tra video e danza): accanto a video italiani e francesi, anche l’israeliano A seal upon your heart di Eiton Dotan ed una sezione dedicata alla Spagna.
Infine, a testimonianza di una tecnologia che può diventare strumento di creazione, è stato dato uno spazio dimostrativo alle macchine di simulazione di realtà virtuali, utilizzanti il sistema virtuality prodotto dalla W Industries e presentato in Italia dalla R & C ELGRA.

A cura di Colette Veaute e Carlo Infante
In collaborazione con Elisa Vaccarino e Jean Louis Bereaud
E in collaborazione con Arcanal, GB Production, Brendan Griggs del British Council, Heure Exquise, Intermedia, Medita – Medioteca del Centro Cinematografico Audiovisivo Regione Lazio, Pow, Servizio Culturale dell’Ambasciata di Francia, Video Danza di Barcellona

 

IL COREOGRAFO ELETTRONICO
di Elisa Vaccarino

Videodanza: e subito si pensa a due distinti territori, la TV (la televisione), il VT (il videotape). Si pensa, cioè, da una parte alla danza ricevuta sul proprio schermo a domicilio, dal balletto ripreso proprio ai fini del broadcasting agli intermezzi dei varieté alla pubblicità, e dall’altra alla creazione attraverso il medium danza e il medium video (e più recentemente anche su pellicola cinematografica), senza la preoccupazione della “trasmettibilità”, dell’ “audience”, dell'”accessibilità” a un pubblico massiccio e indifferenziato.
Ecco allora il VT come fatto d’arte, pensato e rivendicato in quanto tale e rivolto ai “consumatori” di immagini di qualità. Anch’esso con le sue tipologie: VT autonomo dalla scena, scena trasposta in VT, VT che ricostruisce la scena.
Questo senza ignorare che tra i due campi, TV e VT, ci sono punti di contatto.
Senza trascurare i meriti di chi si è posto consapevolmente, e con notevoli esiti estetici, i problemi di come “domare” la danza per la TV (ad esempio la coreografa svedese Birgit Cullberg) è nel secondo tipo di “matrimonio” tra danza e video, vale a dire nel VT, che soprattutto a partire dagli anni 80 si sono prodotti fenomeni degni di analisi e sono emersi autori-artisti, che già consentono di tracciare videografie o ipotesi di videografie, sia attraverso il filtro nazionale sia – ciò che è più rilevante – attraverso quello tipologico.
La Francia fa da capofila, con una completa articolazione di “generi”: la ricreazione per il video di uno spettacolo oppure il clip o il minifilm o il mediometraggio che possono nascere tanto dalla costola di una pièce pre-esistente o nascere come tali, perché il coreografo, i ballerini e il regista sentono prepotente l’esigenza di allargare la loro azione spazio-temporale al di fuori delle mura di un teatro, oltre i limiti fisici di un palcoscenico, oltre i limiti temporali della rappresentazione dal vivo.

Video come specchio, video come durata e universalità della presenza, video come incorporeità, come indagine ravvicinata nei volti e nei gesti dei danzatori, come pulsione a esistere attraverso la macchina, liberi dalle leggi fisiche che governano il corpo, come manipolazione della velocità, dei suoni, dei colori e degli ambienti, come illusione e simulazione, in una relazione inestricabile, di vero e falso. Video come pensiero altro, come vista altra sulla danza.
E, insomma, la ricerca di mondi e corpi virtuali in cui agire con modalità nuove e diverse da quelle “reali”, se e per quanto è corretto parlare di realtà quando ci si misura con la vita del e sul palcoscenico.
C’è di più: ancora in Francia s’inaugura il fenomeno dei coreografi-registi: Philippe Decouflé con un clip come Caramba e due cometraggi come Codex e Triton, Regine Chopinot con KOK e Gustave, brevissimi, e Anna di 52 minuti, e poi Joelle Bouvier e Régis Obadia dell’Esquisse con quattro piccoli gioielli, La chambre, L’etreinte, La lampe, La noce, per non parlare di Angelin Preljocaj con i due cortometraggi The Postman e Idées noires ovvero Lettres d’Amerique, séguito cinematografico del balletto Amer America e poi Jean-Claude Gallotta con i film Rei Dom e L’amour en deux e ancora Nicole e Norbert Corsino con le loro simulazioni di volo integrate alla danza.

E gli altri paesi, specie quelli mediterranei? Sul modello francese, sia pure senza le stesse risorse economiche e tecniche, anche in Italia, in Spagna, in Grecia, in Portogallo, in Israele si stanno affrontando da qualche anno con vivacità e originalità esperienze creativo-produttive che hanno ormai raggiunto un considerevole livello di maturazione, tanto da consentire agli autori la partecipazione alle competizioni internazionali più prestigiose come Dance Screen di Francoforte, Videodanse di Sète e, recentemente (inizi anni Novanta, n.d.r.), la III edizione del Coreografo Elettronico a Napoli, da cui sono stati tratti per Mondi Riflessi alcuni dei video selezionati.

 

PER UNA GEOGRAFIA DEI MONDI RIFLESSI
di Carlo Infante

Mondi Riflessi, dicevamo già lo scorso anno, sono le creazioni video degli autori della nuova scena, coreografica e teatrale.
Sono dei “mondi paralleli”, altre nature in cui trovano luogo quelle esperienze sceniche disposte a coniugare il loro linguaggio con quello dell’elettronica. Riflesse nel video le intuizioni della nuova scena spesso riescono ad espandersi in soluzioni che esaltano la visionarietà, in un linguaggio inedito, “infinito”, proiettato nella ricerca di una nuova spettacolarità televisiva.

In questa edizione 1992 di Mondi Riflessi si proporrà una sorta di “zoomata” verso il panorama di queste creazioni video, rilevandone con precisione le caratteristiche , quelle specificità che rendono efficace la traduzione dal gioco scenico alla comunicazione audiovisiva. Proprio per questo vengono riproposte alcune delle produzioni già viste lo scorso anno, per attuare una visione più attenta, meditata, selettiva. Ecco quindi l’idea di promuovere un Concorso che permetta di selezionare le opere migliori realizzate nel panorama europeo (rimangono nettamente privilegiate, per via dei nostri punti “focali”, l’Italia e la Francia, ma ci saranno anche opere dalla Spagna, Gran Bretagna, Germania, Belgio, Portogallo e una non europea, da Israele, segnalataci da Il Coreografo Elettronico di Napoli), rilevando quelle prodotte nel periodo che va dal 1988 ad oggi.

La ricognizione tra le opere sarà così più particolareggiata, proprio per delineare i contorni, i confini, i termini di questo linguaggio ibrido tra scena e video. Ci interessa iniziare a tracciare così una “geografia” di questi mondi di operatività artistica così inesplorati eppure così votati a rilanciare i giochi della spettacolarità ipermediale.
È importante individuarne le potenzialità principalmente perché queste videocreazioni rappresentano una nuova sensibilità artistica, comprensibile oltre tutte le barriere linguistiche.
Ed è giusto che questi video vengano sempre più considerati come “mondi” che non vivono solo di vita riflessa dalla scena.
Il fatto è che il video è purtroppo un’arte senza luogo: senza né tetto né legge.
Il video non è la televisione e tantomeno può essere inteso solo come un supporto della videoregistrazione.
Ma tutto questo non è ovvio, nelle politiche culturali il video rimane ancora schiacciato tra i grandi sistemi in conflitto tra loro del Cinema e della Televisione e solo il mercato homevideo si è creato degli spazi, ancora fittizi però, mutuati dagli altri due poli dell’audiovisuale.

Per quanto riguarda la situazione italiana va detto che la videocreazione indipendente non è mai riuscita ad uscire dal limbo della sperimentazione proprio perché nessun mercato l’ha incentivata.
E nel caso del “videoteatro” dopo l’onda montante che produsse quel formidabile fenomeno di produzione indipendente ad alta tensione creativa e basso budget, la produzione di “scena in video” langue e raramente raggiunge punte di qualità rimarchevole.
Il punto chiave è nell’assenza totale di committenza produttiva: non c’è mercato e tantomeno esiste una politica culturale sul fronte dell’audiovisivo in grado di creare riferimenti istituzionali.
Non arrivano segnali statali e sul fronte degli enti locali, a parte le manifestazioni di Scenari dell’Immateriale a Narni, TTV a Riccione, e recentemente Il Coreografo Elettronico a Napoli, si stanno restringendo le possibilità d’iniziativa.
Lentamente, con un ritardo più che storico, ecco emergere finalmente le Mediateche che tendenzialmente rappresenteranno dei riferimenti saldi per il video sia di creazione che di documentazione.
Tra quelle esistenti, Medita (la Mediateca promossa dal Centro Cinematografico Audiovisivo della Regione Lazio) è quella che più si è connotata per l’attenzione alla “scena in video”. Con questa istituzione si sta stabilendo una collaborazione progressiva per delineare una “geografia” dei Mondi Riflessi, attraverso mappe e selezioni video.

La selezione di quest’anno, oltre ad alcuni titoli già presentati, vedrà ancora una volta emergere autori (Agata Guttadauro, Italo Pesce Delfino, Giacomo Verde, Adolfo Geremei, Studio Azzurro, tra gli altri), registi e videomaker che hanno trovato nel loro “punto di vista” verso la scena una chiave interpretativa. Proprio per questo è fondamentale riconoscere l’identità e la paternità di queste operazioni nella figura dell’autore video e non tanto, o non solo, nel coreografo o nel regista teatrale.
È un dato decisivo per procedere all’identificazione di un linguaggio che ha una sua sintassi, espressa, certo, attraverso le soluzioni tecniche di produzione e di postproduzione. Importante sarà quindi individuare le qualità tecniche delle realizzazioni, valutando le opere anche sulla base dello standard adottato.
In questa direzione va l’impostazione del concorso che distingue i video “autonomi dalla scena” (disancorati cioè da uno spettacolo) da quelli che “ricostruiscono la scena” (ovvero quelli che liberamente, o meno, ricompongono le parti di uno spettacolo) e da quelli che “traspongono la scena” (ovvero che rispettano di più l’integrità di uno spettacolo e si qualificano maggiormente come operazioni di documentazione, fondamentali per la “memoria”: un aspetto tralasciato nella nostra selezione).
Riflessi nel video esistono quindi dei “mondi paralleli” alla scena, con altri linguaggi e altri sguardi. E “uno sguardo dell’altro” è, se proprio vogliamo dilatare quel titolo che fa da “bordone” all’intero Festival di quest’anno, anche quello del video e del computer.
Uno sguardo che può aprire anche altri orizzonti, come quelli delle Realtà Virtuali, la nuova invenzione tecnologica che permette di muoversi in ambienti che esistono solamente nella memoria di un computer.

 

PROGRAMMA

Ahim
Di
Mimmo Calopresti
Coreografia Gincobiloba
Produzione Gincobiloba
7′ – 1989 – Italia
Il video è autonomo da qualsiasi spettacolo e si configura come un’opera d’autore, pensata da chi vive la danza come un progetto organico e sensibile.

Arie
Di
Italo Pesce Delfino
Produzione Big TV – Agave – Bild Tree Music
17′ – 1990 – Italia
Un adattamento di tre pièce montate nella suggestiva ambientazione di una cava di marmo, finissimo, apuano. La qualità della ricostruzione in video va verso la fotografia, realizzata in cinque punti macchina da presa (con una sola telecamera).
Punti di vista che continuamente ribaltano la prospettiva della visione.

Azzurro
Di
Gilles Mussard e Hervé Schumey
Coreografia Gilles Mussard
3′ – 1988 – Francia
Dallo spettacolo Upim, un duo umoristico e saltellante di Gilles Mussard e Catherine Besiex, sullo sfondo di una tappezzeria Kitsch.

Badaboum
Di
Philippe Van De Walle e Torno Subito
4′ – 1983 – Francia
Primo premio del video francese alla Semaine de la création di Grenoble e primo premio, nel 1983, al festival art-rock di St. Brieux.
È un anti-clip che si distingue radicalmente da tutte le produzioni pseudo rock tipiche della maggior parte dei video-clip.

Baguette
Di
Volker Anding
Coreografia Liane Stephan e Kirsten Van Well
6′ – 1991 – Germania
Un balletto stile “fornaio” umoristico, dove il pane, la “baguette” e la farina partecipano alla festa ed alla ronde
.
Blue marine
Di
Marlène Jarlegan Ionesco
Coreografia Carolyn Carlson
8′ – 1981 – Francia
Stralci di un’improvvisazione: sullo sfondo di un palazzo marino, Carolyn Carlson, con i soli movimenti del corpo e del costume, si rivela a poco a poco come un essere acquatico.

Cactus
Di
Yves Schmitt
Coreografia Luisa Casiraghi
Produzione Cote Danse/AMC Mulhouse Eurodanse/CSC Milano
8′ – 1989 – Italia
Il video si lega ad uno spettacolo che costituisce la prima parte di una trilogia ispirata ai testi di Tahar Ben Jelloun. La musica è di Joelle Leandre.

Caramba
Di
Philippe Decoufle
Coreografia Philippe Decoufle
8′ – 1986 – Francia
Otto, eroe miserabile di film, va a vedere Caramba, spettacolo di un miserabile cabaret. Qui incontra una cassiera ammuffita, tre calvi, un mago, un arciere codardo, una governante, un buttafuori tatuato dalla testa ai piedi e alcuni zulù.

Chansons
Di
Marlène Puccini, Geneviève Saurin, Jean Delsaux
26′ – 1991 – Francia
Feuilleton videografico in sette episodi: le avventure di cinque personaggi dal profilo un po’ “clean”.

Chiara di terra
Di
Rossella Fiumi
Coreografia Rossella Fiumi
Produzione Alef/Comune di Narrai
21′ – 1991 – Italia
Una rielaborazione video a partire dallo spettacolo della compagnia Alef, ispirato alla vita di Santa Chiara ed al misticismo al femminile.

Ciel de fer
Di
Naturalis Labor
Coreografia Luciano Padovani
Realizzazione Video Maker
Produzione Compagnia Naturalis Labor
8′ – 1991 – Italia
Dall’omonimo spettacolo, un clip in cui la danza, deformata, allungata, schiacciata, come la colonna sonora fatta di vibrazioni musicali, vive accanto ad immagini di natura diversa e ad elaborazioni grafiche. La musica è di Diego Dall’Osto.

Colori
Di
Italo Pesce Delfino
Coreografia Enrica Palmieri
Produzione Big TV
7′ 30″ – 1991- Italia
Un’elaborazione video dell’omonimo spettacolo di Enrica Palmieri. Ella stessa ne fornisce la chiave interpretativa: “Le qualità tattiche e termiche della materia, i tratti e non gli attributi delle forme”. La musica è di Luca Spagnoletti.

Dance house
Di
AA.VV.
Produzione Dancelines
Produzione per BBC TV/ACGB
60′ – 1991 – Gran Bretagna
12 frammenti di videodanza di grande impatto. Una rassegna dei diversi stili della danza contemporanea, dal narrativo all’astratto, da un’ironica versione di Cenerentola all’energia delle danze ispirate alle “coreografie” dei nightclub londinesi. Fra i coreografi Gary Lambert, Kim Brandstrup, Aletta Collins e Jacob Marley.

Dead dreams of monochrome men
Di
David Hinton
Coreografia Lloyd Newson
Produzione Millenium Productions per London Weekend Television South Bank Show e RM Associates
55′ – 1990 – Gran Bretagna
Adattamento di uno spettacolo del DV8 Physical Theatre. Il tema è fornito da una nota serie di omicidi di vagabondi minorenni avvenuta a Londra. Il video ha vinto lo Special Press Prize al Grand Prix International Video Danse 1990 e l’IMZ Dance Screen Award 1990 per la produzione più innovativa.

Delfi
Di
Studio Azzurro
Produzione Studio Azzurro-Apa-Teatro Due Parma
8′ – 1992 – Italia
Dallo spettacolo omonimo – “un’opera per suono, voce, video e buio” realizzata da Piero Milesi (per la composizione musicale), Moni Ovadia (per l’interpretazione come attore e cantante) e Studio Azzurro per il progetto videoteatrale – deriva questo video di forte poeticità. Il testo del greco contemporaneo Ritsos evoca un mondo dell’antichità composta da statue abbandonate nel buio e riprese da telecamere ad infrarossi in un gioco di sottile visione.

Dialogo
Dallo spettacolo di
Solari-Vanzi
Produzione Solari/Vanzi – Etabeta
21′ – 1992 – Italia
Il video ricostruisce lo spettacolo tratto da testi di Edoardo Sanguineti. Sulla scena tre attori (Marco Solari, Alessandra Vanzi, Gustavo Frigerio) dialogano in un vortice di parole, senza raccontarsi storie.

Directorium aejmerici
Di
Adolfo Geremei
Produzione Danzainvideo
7′ – 1992 – Italia
Il video sviluppa, con la partecipazione della danzatrice Valentina Marini, la linea stilistica dell’autore e produttore indipendente umbro invaghito di scenari simbolici e rarefatti. L’opera non ricostruisce alcuno spettacolo preesistente e la coreografia della Marini si allarga ad includere un ensemble di giovani danzatrici.

Dolcemente
Di
Italo Pesce Delfino
Dallo spettacolo Tecnicamente dolce di Enzo Cosimi
Produzione Level Video – Compagnia Occhesc – Tape Connection – Big TV
15′ – 1988 – Italia
Lo spettacolo da cui è nato il video, realizzato da Cosimi in collaborazione con l’artista visivo Giorgio Cattani ed il musicista Luca Spagnoletti, è stato prodotto dal Romaeuropa Festival 1988. Una coreografia inquieta tra atmosfere ora dense ora evanescenti è stata colta in tre quadri da tre prospettive diverse: una fissa dall’alto, una circolare ed una a traiettorie trasversali.

Ecarlate
Di
Marc Guerini
Coreografia Jean Gaudin
26′ – 1989 – Francia
Un adattamento video che va al di là della suggestione scenica. Le scelte visive o sonore sono tese infatti ad accentuare la drammaturgia o l’humour dell’opera coreografica.

Electronik Kama Sutra
Di
Cathy Vogan
Coreografia Jean Marc Matos
4′ – 1989 – Francia
Un kama sutra elettronico controllato da un robot tentacolare.

Encres marines
Di
Michel Coste
Coreografia Cie Anabase
8′ – 1988 – Francia
Videodanza acquatica con la compagnia Anabase.

Entre d’eux
Di
Alain Longuet
Coreografia Marc Tompkins
12′ – 1984 – Francia
La messa in scena privilegia il rapporto del corpo con la luce e valorizza la potenza emozionale della voce, creando così una relazione intima e poetica con lo spettatore.

Extase
Di
Michel Jakar
Coreografia Patricia Kuypers e Keith Ormand
29′ – 1988 – Belgio
La realizzazione di Michel Jakar, grazie ai docili movimenti della telecamera, coglie tutta la bellezza di questa splendida coreografia in una scenografia ridotta all’essenziale.

Froissement d’ailes
Di
Gustavo Frigerio
Dallo spettacolo Pour Octave di Claire Renard e Gustavo Frigerio
Produzione Krystal Produzione. – Centre Pompidou – Arcanal – C.N.C./Min. de la Culture – Sacem – Fond. Beaumarchais
4′ – 1990 – Italia/Francia
Il primo di una serie di sei video. Alle forme geometriche luminose dello spettacolo si aggiungono quelle elaborate in soluzione videografica, forme elettroniche che violentano il naturalismo del teatro per virarlo verso l’astrazione della musica di Michaël Levinas.

Fuori da me medesimo
Di
Giacomo Verde
Dallo spettacolo omonimo del Tam
Produzione Tam
10′ – 1992 – Italia
Dello spettacolo omonimo, ispirato a Ruzante, il video ricrea dei passaggi. Michele Sambin, attore e autore del Tam, si rivela di un temperamento interpretativo d’eccezione, in grado di coniugare emozionalità e disincanto e capace di concertare tutti gli elementi con una sapienza musicale che rimane una delle sue principali caratteristiche.

Hommes
Di
Georges Bessonnet
Coreografie Joseph Russillo, Reynald Desire e D. Agesilas
Francia
Fontaine sur l’avenue solitaire, La dernière larme, La jeune fille et la mort, tante brevi coreografie che si succedono in incantevoli numeri. E se gli autori sono diversi, l’effetto è di una sorprendente unità.

Icaro
Di
Gabriella Corini
Coreografia Gabriella Corini
Produzione Mizar-Videomagic
12′- 1991 – Italia
Si tratta di un video realizzato per essere inserito all’interno di uno spettacolo come creazione autonoma, di evocazione parallela alla scena. Il sogno del volo del mito di Icaro è al centro di un’azione rarefatta ed ispirata. La musica è di Marco Schiavoni.

Il giardino dei rubini
Di
Thaumatos
Dallo spettacolo omonimo
Produzione Thaumatos
12′ – 1991 – Italia
Il video ricrea le atmosfere dell’omonimo spettacolo ideato da un giovane gruppo ispirato al teatro della “liturgia iconoclasta” della Socìetas Raffaello Sanzio. Il “giardino dei rubini” è il luogo di una ricerca simbolica e rituale.

Il legno dei violini
Di
Agata Guttadauro, Giorgio Barberio Corsetti
Dallo spettacolo omonimo
Produzione Edilight
30′ – 1992 – Italia
Lo spettacolo di Corsetti viene ricostruito in video dalla regia della Guttadauro, esaltando le soluzioni visive di un teatro pensato secondo un’inedita “drammaturgia d’immagine”. Da una citazione dell’Ecclesiaste si sviluppa una “commedia” allucinata che fa agire gli attori, liberi da qualsiasi nodo psicologico, leggeri nel cadere senza gravità da una scenografia che si reinventa costantemente.

Il profumo del respiro
Di
Maria Martinelli
Coreografia Monica Francia
Produzione TIR
10′ – 1991 – Italia
Il video rivela una maturità consolidata del punto di vista nei confronti della nuova scena da parte dell’artista. La danza si sfrena in un gioco d’energia, libero, automatico, in cui il ritmo del corpo si esprime nel respiro scandito dalla gestualità abbandonata alla forza di gravità. La musica è di Prokof’ev e Evan Lurie.

Il ventre della montagna
Di
Italo Bertolasi
Coreografia Ginevra Sanguigno
Produzione degli autori
28′ – 1991 – Italia
Una creazione in video che ha per soggetto l’immersione nella natura, rocce e cascate di una località del Giappone. I danzatori, nudi e dipinti, dialogano con gli alberi e l’acqua, soli o a gruppi, in sintonia interiore con gli elementi. La musica è di Riccardo Sinigaglia.

Il vulcano e la città
Di
Italo Bertolasi
Coreografia Ginevra Sanguigno
Produzione degli autori
5′ – 1991 – Italia
Video di creazione, girato in Giappone, che indaga il rapporto tra il corpo e la quotidianità urbana in relazione al sogno di una vita autentica in un ambiente naturale originario. La musica è di Tommaso Leddi.

Iles
Di
Jean Bernard Pouchoux
Coreografia Jean Marc Matos, Cie
16′ – 1985 – Francia
Un gruppo di danzatori attraversa spazi futuristi. Diverse peripezie visive, non prive d’humour, ricordano gli schermi dei video-giochi.

Indecent delit
Di
Dominik Barbier
5′ – 1986 – Francia
Le immagini simmetriche e ipnotiche di Dominik Barbier rendono questo video monocromo, fluido, originale per scrittura. La musica è di Bernard Szajner.

Inferno
Di
Agata Guttadauro
Dallo spettacolo Commedia dell’Inferno di Federico Tiezzi
Produzione Edilight
20′ – 1989 – Italia
Trasposizione video di uno spettacolo ispirato alle cantiche della Divina Commedia. Un progetto di “teatro di poesia” che ha trovato nell’adattamento drammaturgico di Edoardo Sanguineti (un “travestimento dantesco”) una chiave teatrale caratterizzata dalla babele linguistica.

Jaillissements
Di
Raoul Sangla
Coreografia Elisabeth Schwartz da Isadora Duncan
32′ – 1990 – Francia
Questo film evoca la vicinanza artistica fra l’opera di Augustin Rodin e quella di Isadora Duncan. Un’interpretazione contemporanea delle sue coreografie che ne conferma tutta la modernità.

Johnny
Di
Patrick De Geetere e Catherine Maes
23′ – 1985 – Francia
Immagini del Giappone antico e moderno, in una serie di quadri autonomi, che possiedono ognuno un proprio ritmo ed un proprio stile di video-elaborazione. La sensualità e la musica vi si mescolano incessantemente. Le musiche sono di Haruomi, Hosono, Sfx, Non Standard Music, Paradise Music, Coincidental Music.

Kepler’s traum
Di
Studio Azzurro
Produzione Studio Azzurro-Ars Electronica-Alte Opera Frankfurt-Comune di Milano-Officina Musicale Italiana
11′ – 1992 – Italia
Tratto dall’opera di teatro musicale di Giorgio Battistelli allestita con Studio Azzurro per il Festival “Ars Electronica” di Linz, il video esalta il “sogno” kepleriano dell’armonia cosmica.

L ‘alluvione della truffa
Di
Paolo Liberati e Stefania Pieri
Produzione Tradimenti Incidentali – Telegalileo
15′ – 1991 – Italia
Attraverso il gioco elementare dei trucchi elettronici, il linguaggio video esprime una specularità ossessiva che dà forma all’opposizione tra maschile e femminile. Le musiche sono di Sandro Rocchi e il montaggio di Alessandro Signori.

L’ascete de San Clemente et la Vierge Marie
Di
Marc Guerini
Coreografia Jean Gaudin
26′ – 1990 – Francia
Il film racconta l’originalità del connubio tra la vergine e l’asceta. Trasferita in un luogo chiuso – la villa turca di Le Corbusier in Svizzera – è una coreografia piena di humour.

L’etreinte
Di
Joelle Bouvier, Régis Obadia e Jacques Boutin
Coreografia Joelle Bouvier e Régis Obadia
6′ – 1987 – Francia
Uno magnifico cortometraggio in bianco e nero che traduce la violenza e la passione della danza di Bouvier e Obadia.

L’ile mysterieuse
Di
Robert Cahen
16′ – 1991 – Francia
Perduta nel mezzo dell’Oceano Pacifico, l’isola misteriosa trema dolcemente come all’alba dell’umanità, attraversata dalla luce e dai colori. Le immagini dei paesaggi vuoti sembrano occupate da uno sguardo: desiderio di vedere, di sapere. Alcuni ragazzini si organizzano come primi abitanti.

L’oeuvre inquietante
Di
Dominik Barbier
27′ – 1986 – Francia
Un video molto spettacolare sia dal punto di vista sonoro sia visivo. Un personaggio ci riferisce la sua esplorazione dell’universo della morte. Da un testo di Franz Werfel.

L’os
Di
Gilles Mussard
Coreografia Gilles Mussard e Catherine Besiex
2′ – 1988 – Francia
Videodanza rapida e sostenuta nella quale una coppia tenta disperatamente di ritrovare il meccanismo del bacio sotto l’occhio malizioso di un bull dog.

La chambre
Di
Joelle Bouvier e Régis Obadia
Coreografia Joelle Bouvier e Régis Obadia
12′ – 1987 – Francia
Volti e corpi di donne rallentati, appuntati al muro come farfalle sotto la lampada di un collezionista. Arriva la pioggia che trasforma il paesaggio, sporcando di fango le gambe ed il corpo, ed abbandona alla sconfitta i danzatori esausti.

La douche
Di
Serge Vandevelde
5′ – 1989 – Belgio
Piacere dei sensi, della pelle, della voce, dell’udito, piacere del movimento, delle articolazioni che ricominciano a vivere, sciolte, flessibili. Piacere del corpo che ritrova, per muoversi, le ondulazioni ancestrali.

La lampe
Di
Joelle Bouvier e Régis Obadia
Coreografia Joelle Bouvier e Régis Obadia
9′ – 1990 – Francia
“La luce cattura il suo corpo, scava nella sua nudità. In un istante, lo spazio offre una frattura per scivolare nel sogno” (Joelle Bouvier e Régis Obadia)

La maschera e il volto
Di
Agata Guttadauro
Interpreti Sandro Lombardi
Produzione Edilight
20′- 1990 – Italia
Un ritratto d’attore, Sandro Lombardi, ricostruito con i frammenti di spettacoli teatrali realizzati da I Magazzini, quali: Artaud – una tragedia, Come è, Hamletmaschine, Inferno – un travestimento dantesco. L’attore s’impone come inventore di una propria maschera inedita nella consapevolezza di un’interpretazione che supera i modelli recitativi convenzionali.

La mort de l’impereur
Di
François Porcile
Coreografia Josef Nadj
47′ – 1990 – Francia
Un falso imperatore regna su una corte dove tutto è illusione, mistificazione, sdoppiamento e apparenza. Nel rito teatrale di questa cronaca immaginaria, riprendono vita gli spiriti dell’antica Cina.

La noce
Di
Joelle Bouvier e Régis Obadia
Coreografia Joelle Bouvier e Régis Obadia
9′ – 1991 – Francia
Ispirata all’immagine mitica del banchetto di nozze, quest’opera esprime, con appassionata violenza, l’ebbrezza della vertigine. È interpretata da quattro coppie che si fondono in un’apparenza di corpi allacciati, di volti riversi nell’abbandono del desiderio.

La petit mort
Di
Charles Picq
Coreografia Andrew Degroat
13′ – 1984 – Francia
Dal 1980, l’autore si dedica all’archiviazione delle creazioni coreografiche presso la Maison de la Danse di Lione. Questo balletto è costruito su una continuità di elementi che si trasformano nel corso dello spettacolo.

Le petit bleu de la cote ouest
Di
Gilles Mussard e Joseph Franck
Coreografia Gilles Mussard
4′ – 1989 – Francia
Le tribolazioni gestuali e coreografiche, sullo sfondo polveroso di una vecchia fabbrica, di un personaggio completamente vestito di blu.

Le saut dans le vide
Di
Alain Longuet
Coreografia MarkTompkins
5′ – 1988 – Francia
Mark Tompkins con un sigillo sulla testa, Hélène Sage con le calze blu: un video bizzarro realizzato con il contributo dell’American Center.

Les aventures d’Ivan Vaffan
Di
Claude Mourieras
Coreografia Jean-Claude Gallotta
33′ -1984 – Francia
L’autore ricrea una durata, tronca, riempie di silenzio alcune zone, conserva certe immagini… qui una donna che offre il seno ad un bambino, là grandi bandiere che evocano paesi sconosciuti, campi di battaglia gonfi di sangue. Mourieras ci offre un Vaffan bello e disperato.

Les ombres du peche
Di
Camille Guichard
Coreografia Christine Bastin e Pascal Allio
12′ – 1991 – Francia
Su una composizione musicale di Jean Claude Wolf che affronta i temi dell’inferno, del peccato, del corpo preso nei tormenti della passione e della morte, una coppia esprime le proprie relazioni tumultuose.

Les raboteurs de Caillebotte
Di
Cyril Collard
Coreografia Angelin Preljocaj
7′ – 1988 – Francia
Coreografia per tre danzatori, che si fondono nella tela di Caillebotte (I piallatori di parquet) prima di allontanarsene per creare una propria finzione.

Les tournesols
Di
Claude Val e Dominique Petit
Coreografia Dominique Petit
24′ – 1991 – Francia
Otto danzatori avvolti in costumi scuri, troppo grandi o troppo piccoli, ma preparati con cura, si affrontano nella luce diffusa dell’alba sulla piazza di un paese nel sud della Francia.

Mammame
Di
Raoul Ruiz
Coreografia Jean-Claude Gallotta
65′ – 1986 – Francia
Il film si apre su alcuni danzatori che attraversano lo spazio dello schermo saltando a grandi jeté. Raoul Ruiz realizza una rapida trasposizione senza dispersioni. Ogni Mammame nei suoi bermuda da boy-scout è molto singolare.

Man act – The Sweatlodge
Di
Mike Stubbs
Produzione London Video Access
7′ – 1990 – Gran Bretagna
Controllato, potente, colto, armonioso, deciso, disinvolto, indaffarato, intraprendente, single, elegante, sorprendente. Gli uomini sanno tutto questo. Riservato, indifferente, muto, indurito, alienato, senza cuore, egoista, noncurante. Gli uomini rivelano la maschera della loro esistenza.

Mariage d’amour ou de raison
Di
Bernard Bats e Jean Yves Croize
Coreografia Kilina Cremona
13′ -1987 – Francia
Kilina Cremona ha lavorato con un cronometro ed un metronomo organizzando la danza come una matematica erudita che, sullo schermo, appare trasfigurata dalle ripetizioni d’immagine, gli effetti grafici, le immagini reali di Venezia.

May b
Di
Paul Robin Benhaioun
Coreografia Maguy Marin
90′ – 1983 – Francia
Questo lavoro sull’opera di Samuel Beckett ha permesso una decifrazione segreta dei gesti più intimi, più nascosti e ignorati.

Mediterranea
Di
Gabriella Corini
Produzione Mizar-Videomagic
10′ – 1992 – Italia
Il video è pensato per essere parte dell’omonimo spettacolo, visione funzionale alla scena in senso evocativo. Eco audiovisiva di uno spirito flamenco che aleggia e viene interpretato miscelando la danza andalusa con quella contemporanea. Determinanti le musiche di Paco de Lucia e gli effetti sonori di Marco Schiavoni.

Melusine apres le cri
Di
Anne Alix e Anne Rousseau
9′ – 1991 – Francia
Nel Medioevo, Mélusine, figlia di una fata, sposa il conte Raymondin e costruisce per lui un magnifico castello, in cambio della promessa che egli non tenterà mai di vederla di sabato.

Mouvement 4
Di
Tamara Lai
Coreografia Alain Winand
7′ – 1988 – Belgio
Immagini registrate durante le prove: gli interpreti sono due giovani “down”. Rielaborato dal montaggio e dagli effetti speciali, il video rivela tutta la forza drammatica di questi attori improvvisati. Dallo spettacolo Espace libre.

Mr. Bojangles Memory
Di
Robert Wilson
26′ – 1991 – Francia
Creazione videografica realizzata per l’esposizione Mr. Bojangles Memory. Og son of fire al Centre Pompidou di Parigi. Mr. Bojangles è un celebre danzatore di tip-tap del Cotton Club di New York. È interpretato qui da Charles “Honi”, uno degli ultimi rappresentanti di questa scuola di danza.

Nas beradas dos mundos onde es margens se tocam, dancas com a terra
Di
Mani Marina Blandini
Con Paolo Portanti
Produzione RBS
40′ – 1992 – Italia/Brasile
Una creazione in video incentrata sul rapporto intimo, integrale, zoomorfo, uomo-natura: l’acqua e la terra brasiliana ed alcune sculture vegetali. La musica è di Helio Ziskind.

Neva
Di
R. Castelli, Clement, C. Jouret e G. Moisset
6′ – 1988 – Francia
Un breve video che è in qualche modo un trailer degli autori di Neva (New european visual arts), specialisti di videodanza. La musica è di Art Zoyd.

Never again
Di
Bob Bentley
Coreografia Lloyd Newson
Produzione David Stacey per ACGB
26′ – 1989 – Gran Bretagna
Lloyd Newson è direttore e fondatore di DV8 Physical Theatre, una delle compagnie di danza contemporanea più importanti della Gran Bretagna. Il suo lavoro è toccante, crudo, preciso. Il video rivendica il diritto di ogni individuo a scoprire ed esprimere la propria sessualità. La fotografia è di Jeff Baynes, il montaggio di Phil Macdonald.

Noè
Di
Jean Rabate
Coreografia Quentin Rouillier
26′ – 1987 – Francia
Noè, tre lettere, nome evocatore di una storia di diluvio. E la sonorità del nome ad ispirare Quentin Rouillier.

Nosferatu
Di
Christophe Jouret
5′ – 1988 – Francia
Il famosissimo film di Friedrich Willem Murnau accompagnato dalla musica del gruppo di Art Zoyd. Stralci dello spettacolo.

Nuit de chine
Di
Claude Mourieras
Coreografia Mathilde Monnier e François Duroure
31′ – 1987 – Francia
L’autore ha chiuso l’azione in un mondo circoscritto, quello di uno strano albergo. Ispirato allo spettacolo Mort de rire, Claude Mourieras ha allontanato i danzatori dalla loro funzione primaria per renderli attori.

Officina
Chaos Motus Vita Lignea
Di
Adolfo Geremei
Coreografia Valentina Marini-Abbasso
Produzione Danzainvideo
8′ – 1989 – Italia/
Officina: il luogo dove si crea qualcosa. Il video, opera autonoma dalla scena, gioca fra la situazione del nulla, del vuoto e quella in cui il vuoto si riempie di vita, fino al momento in cui questa alternanza diventa ciclica.

Per cessare di essere ombre
Di
V. Amato-M. Alias
Dallo spettacolo omonimo di Magister Ludi
Produzione Magister Ludi
20′ – 1991 – Italia
Il video intende presentare in una sorta di autoesposizione dei personaggi, e dei loro “sottotesti”, lo spettacolo omonimo. Una prova rigorosa e funzionale ad una strategia drammaturgica che legittima l’atmosfera severa e metafisica.

Percorso cifrato
Di
Marco Solari
Dallo spettacolo omonimo
Produzione Videoset Compagnia Solari Vanzi
15′ – 1992 – Italia
È un’azione “letterale” di Solari realizzata all’interno del Beat ’72 nel progetto Rifugio di Simone Carella e Mario Romano. Un percorso mentale a partire da una frase di Parmenide: “Osserva con la mente come le cose lontane siano in realtà vicine”. L’allestimento sonoro è di Paolo Modugno, la regia video di Paolo Grassini.

Pretesto/1
Di
Valeria Magli
Coreografia Valeria Magli
16′ – 1990 – Italia
Film di creazione, in cui una scultrice ricerca se stessa nel suo laboratorio e nel bosco. Le musiche sono di L. Rorato e A. Cavalli.

Primo piano
Di
Claude Le-Ahn
Coreografia Luisa Casiraghi
Produzione Cote Danse
37′ – 1991 – Italia
Una creazione pensata per il video e basata sul rapporto fra immagine, movimento e suono. Gioco Di apparizioni dei corpi negli ambienti settecenteschi del Palazzo Malacrida.

Scenes d’humidité dans le vaste milieu
Di
Alain Lomguet
Coreografia Lila Greene
18′ -1985 – Francia
Una ragazza immobile. L’acqua. Il bordo di un canale. Un sogno popolato dai suoi mostri interiori che la fissano dall’interno dei giochi d’acqua, per farla entrare nelle loro danze demoniache.

Sette tavole
Di
Kiko Stella
Coreografia Laura Balis Giambrocono
Produzione Corte Sconta
23′ – 1991 – Italia
Il video si riferisce al secondo spettacolo della compagnia Corte Sconta che viene rielaborato dall’autore attraverso l’uso di più telecamere, con dissolvenze e sovrapposizioni, ralenti e stop d’immagine. La consulenza musicale è di Francesco Paladino.

Sous les vetements blancs
Di
Patrick Zanoli
Coreografia Karin Wincke
26′ – 1989 – Francia
Una giovane donna è alle prese con un ricordo emotivo ossessivo. Diviene preda di una sorda lotta interiore che le fa perdere progressivamente ogni controllo del proprio corpo. Il video ha ricevuto il Premio del Festival di Bagnolet ed il primo premio di videodanza al Festival di Estavar 1989.

Spotz
Di
Claudio Prati
Produzione Avventure in elicottero
13′ – 1988 – Italia
Come tanti spot di una comunicazione d’arte elettronica i frammenti del video si sommano in una campionatura di modelli. Tra questi emergono performance ispirate ad una multimedialità teatrale ormai di convenzione, seriale.

Stay just a moment
Di
Hanno Baethe
Coreografia Ernest Berk
18′ – 1990 – Germania
Ernest Berk insegna danza nelle scuole d’arte. In questo film mette in scena, attraverso la danza, il dolore di uno spirito giovane costretto in un corpo troppo vecchio. I testi sono di Federico García Lorca.

Strappi da Perdutamente
Di
Giacomo Verde
Da Perdutamente del Tam
Produzione Tam
8′ – 1992 – Italia
Il video ricostruisce l’immagine dello spettacolo Perdutamente – Concerto imbarazzo del Tam, una delle formazioni più interessanti nel campo del nuovo teatro musicale. Idea centrale della performance è lo “sguardo” e nel video ciò si evidenzia, dal gioco tra Eco e Narciso fino all’ossessione di Orfeo per Euridice. Insieme ai corpi, gli strumenti musicali si fanno protagonisti della scena.

Studio da Terramara
Di
Lucio Diana
Coreografia Michele Abbondanza
Produzione Il Gaviale – Centro servizi culturali S. Chiara Europa TV Nove
9′ – 1990 – Italia
Un video attento alla composizione dei corpi nello spazio. Con il coreografo, che ha fatto parte della compagnia di Carolyn Carlson, danza Antonella Bertoni, in un’atmosfera di nostalgia per un “tempo perduto”.

Summus tempus
Di
Marc Guerini, Edith Grattery e Regis Didry
Coreografia Jean Gaudin
13′ -1985 – Francia
In una fabbrica di gesso dismessa, le immagini di Henri Cartier Bresson e il testo di Peter Handke segnalano qualche momento privilegiato di vita. Il video e la danza, insieme, mettono in evidenza questi momenti, mentre vanno poco a poco alla scoperta del luogo.

Test
Di
Pascal Baez
Coreografia Sara Denizot e Laurence Rondini
3′ – 1988 – Francia
Ricerca sperimentale sul movimento, una scrittura video che sfida le leggi del corpo come per portare la danza in uno spazio privo di gravità.

The fall
Di
Darshan Singh Bhulle
Coreografia Darshan Singh Bhuller
Produzione Singh Prod. per ACGB/BBC TV
10′ – 1990 – Gran Bretagna
La suggestione iniziale è la vita di Celeste Dandeker, danzatrice la cui carriera fu stroncata da un incidente sul palcoscenico che le paralizzò le gambe. Qui Celeste torna a danzare dopo sedici anni. Anche i movimenti della telecamera sono coreografati, per aggiungere qualità visiva ad un film drammatico ed emozionante.

The kitchen present II
Di
Robert Cahen, Z. Rybczynski, Jean Louis Le Tacon e Joan Logue
Coreografia Stephen Petronio
Regia Jean Marie Salaun, John Zorn e Lenny Pickett
3 x 7′ 10″ – 1988 – Francia
Questo programma prevede tre opere originali intercalate da tre brevi interventi di Joan Logue. Un confronto tra artisti francesi e americani in materia di video.

The man I love
Di
Giorgio Ginori e Giorgio Mazzoli
Produzione Videokinema
12′ – 1992 – Italia
Una fiction d’autore che evoca il cinema americano anni 40 ed il jazz caldo di Billie Holiday. Il bianco e nero enfatizza questo sapore di “memoria” dei bar fumosi con detective e cantanti innamorate, ed allo stesso tempo lo coniuga con la “scrittura grafica” avanzata di una postproduzione utilizzata ad arte.

Transits
Di
Jean Marc Baude e Nelly Gerouard
13′ -1988 – Francia
Un gesto annunciatore di viaggi per esseri in transito. Una video-danza cosmopolita.

Travelling light
Di
Theo Eshetu
Produzione A.V. Arts – White Lights
60′- 1991 – Italia
Travelling light può significare sia “luce viaggiante” sia “viaggiare leggeri”. Un percorso attraverso la vita, il lavoro teatrale e l’immaginario di Lindsay Kemp.

Tranvers
Di
Jean Rabate
Coreografia Jean Pomares
26′ – 1985 – Francia
Filmare la danza come finzione fuori del teatro, ecco l’idea centrale di questo video. Jean Pomares racconta la storia eterna dei rapporti umani.

Triton
Di
Vincent Hachet
Coreografia Philippe Decouflé
26′ – 1991 – Francia
Le stelle entrano in scena, e la pista è tutta loro: Philippe Decouflé continua il suo cammino verso il colore, l’astrazione in movimento, l’humour. Una creazione originale da una rappresentazione tenuta al Festival di Avignone nel 1990.

Trucco
Di
Riccardo Caporossi
Produzione POW – Softvideo – Etabeta
10′ – 1988 – Italia
Nell’opera video più che sulla scena si esprimono le intuizioni di un artista che sa investigare lo sguardo. Due anonimi personaggi si guardano immobili: nell’attesa che genera l’oblio nasce la vertigine allucinatoria. Le musiche sono di Antonello Salis.

Tryptyque dance
Di
Michel Bastian
Coreografia Didier Deschamps, Angelin Preljocaj, Pierre Doussaint e Isabelle Dubouloz
14′ – 1986 – Francia
Tre frammenti di tre giovani coreografi, premiati agli incontri coreografici di Bagnolet nel 1985.

Un chant presqu’eteint
Di
Claude Mourieras
Coreografia Jean-Claude Gallotta
26′ – 1986 – Francia
Gare de l’Est azzurrognola, un uccello smarrito. Probabilmente è mattina. Canti zigani, sono forse emigranti: le donne hanno un fazzoletto sulla testa, gli uomini indossano costumi lisi. Comincia, calma, una danza. Claude Mourieras racconta una storia.

Un’Ofelia tra Oriente e Occidente
Di
Agata Guttadauro
Un videoritratto di Nakamura Shijaku dallo spettacolo Hamletmaschine di Federico Tiezzi
Produzione Edilight
30′ – 1988 – Italia
Due momenti di danza dell'”onnegata” (l’attore kabuki che recita ruoli femminili) Shijaku. L’arte della dissimulazione del corpo in una danza che recita. L’interpretazione di Ofelia si coniuga con storie kabuki.

Upon the earth
Di
Christophe Jouret e Richard Castelli
12′ -1987 – Francia
Esaltati dall’acqua, i corpi diventano irriconoscibili nella terra: sono volta per volta larve, radici, materia vivente informe. La musica è di Art Zoyd.

Vento del capriccio
Di
Italo Pesce Delfino
Coreografia Adriana Borriello
Produzione Big TV
13′ – 1992 – Italia
La dimensione coreografica e drammaturgica della pièce di Adriana Borrello è trasportata in una dimensione di realtà visiva, alla ricerca, quasi, di una corrente dell’esistere, di un vento esistenziale. Sulle musiche di Michael Nyman e del violinista Massimo Cohen.

Vieux flou
Di
Gilles Mussard e Hervé Schumey
Coreografia Gilles Mussard
8’30” – 1989 – Francia
Passeggiata per le vie di Parigi di un uomo anziano che vive in un’altra dimensione spazio-temporale.

Visioni da “Tre giorni e mezzo”
Di
Giacomo Verde
Dallo spettacolo di Tam
11′ – 1989 – Italia
Una performance solitaria di Laurent Dupont in gioco con le sue risonanze sceniche e sonore: è la sua bocca a diventare un teatro di suoni. Un’opera audiovisiva di sintesi delle visioni teatrali, che utilizza la memoria di quadro e intarsi di cromakey (l’occhio che guarda la bocca).

Vue imprenable
Di
Virginie Roux e Anne Soalhat
Coreografia Daniel Larrieu
13′ – 1984 – Francia
Film composto da e per l’immagine, con una coreografia che gioca insieme sulla distorsione dello spazio e del tempo.

Welcome to the Paradise
Di
Georges Bessonnet
Coreografia Joelle Bouvier e Régis Obadia
42′ – 1991 – Francia
Il video nasce da una rappresentazione tenuta al Théâtre de la Ville nel gennaio 1991. Georges Bessonnet ha saputo rendere perfettamente l’atmosfera grave ed insieme magica di una coppia che si cerca disperatamente.

Zapping
Di
Eric Ledune
10′ – 1989 – Belgio
Ha ottenuto il Grand prix europeo della giuria al Festival video di Liegi nel 1990. Un uomo torna a casa dopo una dura giornata di lavoro. Accende la televisione ed il grande spettacolo audiovisivo lo cattura.

Opere selezionate al concorso Il Coreografo Elettronico 1992

Detras del viento
Di
Felix Cabez
Coreografia Bianca Calvo
Produzione Amaranta – C.ia Bianca Calvo
27′ – 1992 – Spagna
L’azione coreografica è pensata per un video che è strutturato attorno un’idea rigorosa fatta di geometria e di colore. Le stanze vuote diventano spazi siderali in cui i danzatori si muovono al ritmo dei freddi suoni jazz di Javier Lopez De Guerena.

A seal upon your hearth
Di
Eitan Dotan
Coreografia Tamar Ben-ami
Produzione Mochot/Israel Video-Center for Education and Culture
7′ – 1991 – Israele
Gli interpreti, Llora Axelrod e Arye Bursztyn, danzano le atmosfere sonore di fiati armeni e dei bendir percussivi di Velez in uno scenario architettonico molto stilizzato.

Le nerf du temp
Di
Marc Guerini
Coreografia Renate Pook
Produzione A.P.A. – Centre Pompidou
15′ – 1991 – Francia
Renate Pook ricrea la sua danza disarticolata in un ambiente decadente e polveroso. Un vago sapore dadaista in uno scenario postcatastrofe.

Carceri d’invenzione
Di
Edgar Feldman
Coreografia Ana Moura
Produzione Babel Danca
15′ – 1991 – Portogallo
Il titolo italiano rimanda esplicitamente all’opera omonima di Piranesi che con le sue incisioni creò un teatro umano che ha ispirato molti coreografi.

Tecniche di volo
Di
Lorenzo Taiuti
Coreografia Paola Autore
Produzione Etabeta
3′ – 1992 – Italia
Uno dei sorrisi più belli della stagione introduce ad un video connotato dalla videografica all’harry-paintbox di Giorgio Mazzoli con aeroplanini che citano i futuristi. Le musiche di Daniele Lombardi rappresentano un piano parallelo sul quale l’autore opera da tempo coniugando videocreazione e musica contemporanea.

Rave
Di
Lorenzo Taiuti
Coreografia Paola Autore
Produzione Etabeta
3′ – 1992 – Italia
Il riferimento alle feste rave si afferma nella trance estatica della danza circolare esasperata da una videografica ipnotica e dalle musiche percussive iterate di Giorgio Battistelli.

Memoria d’attrito
Di
Italo Pesce Delfino
Coreografia Enrica Palmieri
Produzione Etabeta – Lenti a contatto – Big TV
13′ – 1992 – Italia
In occasione dell’evento “Attrito e memoria”, l’intervento dell’artista Giovanni Di Stefano che incide bendato le sue lastre pittoriche insieme ad una perfomance di Enrica Palmieri, è nato questo video che ne esalta il tono mistico, grazie anche alle musiche di Luca Spagnoletti.

Gesti e visioni
Di
Pino Siciliano
Coreografia Anacleto Lauri
Produzione Arshaus
7′ – 1992 – Italia
Il video rincorre ed evidenzia le apparizioni di un corpo che traccia le sue fughe emozionali all’interno di un’antica cartiera di Tivoli.

Body world
Di
Luca Morziello
Produzione Etabeta – Pow
1′ – 1992 – Italia
Un corpo diviene uno schermo su cui appaiono le immagini di un mondo alla deriva. Il movimento assorbe le immagini e le ritrasmette, come fosse un televisore. All’harrypaintbox ha operato Critima Fanicchia, le musiche sono di Nicola Sani.

Dalla Spagna

Aral
Di
Jordi Teixido
Coreografia Pep Ramis
Musica Leo Lankhuyzen
Produzione Pep Ramis – Jordi Teixido – Departamento cultura de La Generalitat de Catalunya
6′ – 1991

Azul acero
Di
Merce Prats
Coreografia Anna Eulate
Musica John Surman
Produzione Centre de Joves Ciej -Fundacio Caixa D’Estalvis e Pensions de Barcelona
10′ – 1991

Dansarium
Di
Enrique Navarro
Musica Joan Saura e Xavier Maristany
Produzione Piropo de Monje – TV de Catalunya, S. A. – Zoom TV, S. A.
14′ – 1991

Fuga per a dos intrumentos
Di
Agusti Garcia
Coreografia Oscar Dasí e Natalia Espinet
Musica Leo Lankhuyzen
Produzione Teatre Obert – Generalitat de Catalunya
1991

Heran
Di
Enrique Navarro
Coreografia Oscar Dasí, Natalia Espinet e Assumpta Arques
Musica Pep Pascual
Produzione Piropo de Monje
3′ – 1991

Humit
Di
Corriente Alterna
Coreografia Oscar Dasi
Musica Joquim Bellmunt
Produzione Corriente Alterna – Elisabet Puig – Dep. Cultura de La Generalitat De Catalunya
4′ – 1989

Insitu
Di
Agusti Garcia
Coreografia Marianna Roige
Produzione Agusti Garcia e Marianna Roige
7′ – 1991

Nemo
Di
Lola Puentes
Coreografia Lola Puentes
Musica Jordi Riera
Produzione Lola Puentes – TV de Catalunya, S. A.
6′ – 1991

Quarere
Di
Walter Verdin
Coreografia Mal Pelo
Musica Leo Lankhuyzen
Produzione Kapstuk – Mal Pelo – Walter Verdin
24′ – 1990

Sau
Di
Jordi Teixido
Coreografia Pep Ramis e Maria Muñoz
Musica Leo Lankhuyzen
Produzione Jordi Teixido – Filmtel – Teatre Obert – Generalitat de Catalunya
6′ – 1990

Sobradiel
Di
Jordi Teixido
Coreografia Juan Carlos García
Musica Leo Mariño
Produzione Lanónima Imperial – Benece
7′ – 1991

Sobrelucas
Di
Jordi Teixido
Coreografia Mal Pelo
Musica Leo Lankhuyzen
Produzione Teatre Obert – Generalitat de Catalunya
6′ – 1991

Subur, 305
Di
Nuria Font
Coreografia Angels Margarit
Musica Joan Saura
Produzione Nuria Font – Petra Produccions – La General TV – Dep. Cultura de La Generalitat De Catalunya
15′ – 1990

Tango
Di
Joan Pueyo
Coreografia Maria Muñoz
Musica Pablo Conte
Produzione Joan Pueyo – Maria Munoz – Dep. Cultura de La Generalitat de Catalunya
4′ – 1989

Ura mara mara
Di
Jordi Teixido
Coreografia Ines Boza
Musica Béla Bartók, Txalaparta
Produzione ETB
15′ – 1991

 

LA SCENA VIRTUALE: FINO ALLA FINE DEL MONDO
di Carlo Infante

Già nei romanzi di fantascienza di William Gibson (Neuromante e Giù nel cyberspazio) o di Sterling, o di grandi vecchi come Burroughs e Ballard, si preannunciava l’avvento di “realtà virtuali”. Ovvero dei “mondi paralleli” (tanto per citare un altro maestro della fantascienza, Philip Dick) accessibili attraverso la simulazione di computer avanzati. Degli universi immateriali percorribili attraverso sofisticati sistemi di interattività in grado di proiettare la percezione dell’operatore dentro, sì “dentro”, lo scenario virtuale dell’immagine elettronica. Le Realtà Virtuali sono infatti l’invenzione che nei prossimi anni contribuiranno a trasformare in modo decisivo il nostro rapporto con le macchine di simulazione, con i computer. Persino Elémire Zolla, uno dei più grandi studiosi delle “meraviglie della natura” umana e divina (importantissime le sue opere sullo sciamanesimo e sui sincretismi mistici) in un libro appena uscito per Adelphi (un titolo emblematico: Uscite dal mondo) arriva ad affermare che “si è venuta preparando la prima innovazione decisiva a partire dalla rivoluzione industriale”. E ancora, nel primo capitolo su Il futuro alle soglie, primo tratto di un’ampia antologia delle sue lezioni più recenti, dichiara con enfasi: “introducendo all’avventura sciamanica virtuale, gli occhiali magici mostreranno la natura illusoria d’ogni realtà, la sua scambievolezza, la sua sostituibilità e faranno quindi accedere o molti o pochi al massimo fine, la liberazione”. Ma cosa saranno mai questi “occhiali magici” di cui parla entusiasticamente Zolla? Si riferisce all'”Headmounted goggle”, il “casco stereoscopico” che permette attraverso due piccoli visori a cristalli liquidi calzati come degli occhialoni di vedere, con una forte illusione “stereoscopica” appunto, uno scenario grafico trasmesso da un computer. Dei sensori applicati al casco fanno reagire con lo spostamento della testa l’ambiente secondo il proprio punto di vista dando l’impressione “reale” di abitare quello spazio virtuale. Con un particolare guanto (“Data Glove”) e con un “mouse” o un “joystick” (simili a quelli utilizzati per i videogiochi) si può interagire di più con il programma di simulazione, muovendosi o addirittura afferrando oggetti presenti nello scenario computerizzato.
Pensate poi che il sistema Virtuality prodotto dagli inglesi della W Industries (e presentato in Italia dalla R&C ELGRA) permette attraverso un “Touch Glove” di ottenere, dopo aver afferrato “virtualmente” degli oggetti nell’ambiente grafico, una sensazione tattile grazie ad un piccolo sistema pneumatico collegato al computer con fibre ottiche. Provare per credere. E Mondi Riflessi il 9 luglio in occasione della presentazione dei video premiati vi farà provare, vi inviterà a fare un’uscita nel “cyberspazio” con il Virtuality.
Le Realtà Virtuali sono dispositivi per viaggiare “fino alla fine del mondo” per parafrasare, non a caso, l’ultimo film di Wenders.

 

MONDI RIFLESSI E LO SGUARDO DELL’ALTRO
di Colette Veaute

Come l’anno scorso (Mondi Riflessi, edizione 1991, n.d.r.), la sezione video si propone di affrontare il rapporto fra lo spettacolo in scena, effimero per eccellenza, e la sua traduzione in immagine video.
Mondi Riflessi continua dunque, ospite fisso dell’oscurità nella sala Renoir di Villa Medici. Che cosa c’è di più sottile della penombra per assoggettare lo sguardo? Gli occhi si socchiudono, si abituano lentamente al buio per farsi poi abbagliare dallo schermo luminoso. Più di cento film, altrettanti “sguardi dell’altro” che sfileranno, dall’1 all’11 luglio, per due ore al giorno.
Chi è dunque quell'”altro” che nella sezione video guarda per noi? Quello che ci offre una visione sicuramente, volontariamente soggettiva dello spettacolo che vede? Il realizzatore, colui il cui nome è presto dimenticato a vantaggio degli artisti di cui parla. Bracca gli eventi della scena e li trasforma in base alla propria fantasia: montaggio, carrellate, incrostazioni e sovraimpressioni, rallentatore e flou, ripetizioni… Tutta una grammatica mutuata dal cinema tradizionale, ma che inventa sempre più consapevolmente un linguaggio proprio. Servirsi dello spettacolo senza essere servili e mostrare così la propria specificità: è questa la posizione che sempre più si afferma fra quei realizzatori che impongono il video come un’autentica arte indipendente.
Ma allora che fine fa l’emozione che nasce dal contatto privilegiato fra il pubblico e la scena? Se niente, in realtà, è in grado di rimpiazzare quell’istante unico, lo spettacolo “registrato”, diciamo pure “rielaborato”, crea un’altra emozione, diversa perché prodotta dall’associazione di due creatori, il coreografo (o regista, o musicista) e l’autore dietro la telecamera (lo chiameremo forse videasta, con un calco dal cinema certamente un po’ azzardato ma stimolante?). Nessuna “concorrenza” dunque ma piuttosto un lavoro di stretta collaborazione in cui ognuno rispetta il lavoro creativo dell’altro.
Così Mondi Riflessi non è altro che l’eco della storia di una reciproca curiosità.
Infine, chi siamo noi amatori di video se non gli spettatori di uno spettatore privilegiato: il videasta? Mondi Riflessi è una moltiplicazione infinita dello sguardo… da guardare assolutamente. Il tema scelto dal Festival quest’anno non poteva essere più appropriato.