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Matthew Herbert


Comincia a studiare violino e pianoforte all’età di quattro anni. Da giovanissimo fa parte di orchestre e gruppi (in qualità di tastierista). A sedici anni fa la sua prima tournée, vivendo da vicino l’esperienza di suonare in un paese estero. È a scuola, grazie ad un suo insegnante compositore electro-acustico, che impara a considerare Steve Reich, Xenakis ed altri allo stesso modo di Beethoven. Nel corso degli anni accumula un armamentario tale da creare, prima di arrivare all’università, un suo piccolo studio di elaborazione e registrazione del suono. Seguendo gli studi drammatici, impara a valutare e sentire la relazione fra performance e musica e nel frattempo ricerca il proprio suono. Continua a compiere molte tournées e nel 1994 si trasferisce a Londra. Nel 1996 vengono prodotte tre sue creazioni: Wishmountain – ‘radio’ (techno), Doctor Rockit – ‘Ready to Rockit’ (electro jazz), Herbert – ‘Part One’ (house). Ha lavorato alla produzione di album di Björk e Roisin Murphy e remixato per Moloko, REM, Perry Farrel, Serge Gainsbourg, Yoko Ono, John Cale, The Avalanches and Cornelius.
Herbert compone anche colonne sonore per produzioni cinematografiche e musica per eventi di moda. In più ha creato una propria casa di produzione improntata alla meritocrazia, Accidental Records. Nel 2002 crea la Matthew Herbert Big Band realizzando Goodbye swingtime (2003), in cui combina la vena politica utilizzata da Radio Boy (uno dei suoi pseudonimi) alla modalità di scrittura di Herbert (gruppo di house music). Il disco è realizzato con 16 musicisti di jazz tra i quali i sassofonisti Dave O’Higgings e Nigel Hitchcock e il bassista Dave Green. Instancabile ricercatore del suono, nel 2004 esce il suo ultimo album Plat Du Jour, ed è ancora una volta una rivoluzione nell’assetto musicale che si pensava raggiunto.

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