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Olivier Messiaen


Nato ad Avignone il 10 dicembre del 1908, Olivier Messiaen cresce a Grenoble che, insieme alle montagna del Delfinato, rimarrà la sua vera patria, dove tornerà a comporre gran parte delle proprie opere. Talento precoce, si trasferisce a Parigi per gli studi al Conservatorio, dove è allievo di Dupré e Dukas e si diploma brillantemente nel 1930: vi tornerà nel 1941 in qualità di professore di armonia, per poi passare ad insegnare analisi musicale e ritmica e, infine, composizione.
La sua vera formazione avviene comunque in modo autonomo, soprattutto grazie alla ricerca compiuta sulla ritmica orientale, soprattutto indiana, sulla metrica greca e sul canto fermo, a cui affianca interessi molteplici nella filosofia, nella teologia e perfino nell’ornitologia, raccogliendo e classificando i canti degli uccelli fin dai diciotto anni. Grazie a questo bagaglio personalissimo, Messiaen inizia la sua rivoluzione del panorama musicale francese fondando nel 1936, con Jolivet, Baudrier e Lesur, il gruppo “Jeune France”, che si pone l’obiettivo di contrastare il neoclassicismo accademico. Fino alla fine del decennio insegna alla Scuola Normale di Musica e alla Schola Cantorum, e l’approdo al Conservatorio arriverà dopo un anno di prigionia nelle mani dei nazisti (esperienza che lo porterà a comporre il celebre Quatour pour la Fin du Temps): dalla cattedra del massimo istituto musicale parigino, Messiaen porterà avanti, con una passione pari solo alla sua prolifica attività compositiva, la formazione di una nuova generazione di autori destinata a lasciare un segno nel novecento e che comprende nomi come Boulez, Stockhausen, Xenakis. I suoi corsi si moltiplicano in tutto il mondo, da Budapest a Sarrebrück, da Darmstadt a Buenos Aires, così come le esecuzioni delle sue opere: nel 1978, in occasione dei suoi settanta anni, in soli tre mesi vengono realizzati circa cento concerti in ogni angolo del globo per rendergli omaggio.
Vincitore di gran parte dei premi musicali internazionali, Messiaen si ritira progressivamente dall’insegnamento, mentre anche le sue composizioni sono sempre più rare dopo lo sforzo compositivo durato circa otto anni del San Francesco d’Assisi, rappresentato all’Opéra di Parigi nel novembre del 1983.
Muore il 27 aprile 1992 a Clichy, vicino Parigi.

La ricerca musicale di Messiaen lo colloca in una posizione intermedia tra le avanguardie storiche e la sperimentazioni del secondo dopoguerra, rendendolo una sorta di anello di congiunzione tra diversi correnti del novecento. L’utilizzo di scale e ritmiche orientali e di moduli estranei alla tradizione tonale sono le spinte propulsive iniziali che lo porteranno fino ad aggiornare le novità della dodecafonia attraverso la “serializzazione integrale”, ossia, come dimostra tra gli altri uno dei Quatre études de rhyme del 1949, Mode de valeurs et d’intensités, l’applicazione dei criteri seriali non solo all’altezza delle note ma ad ogni aspetto del linguaggio musicale, dal ritmo al timbro.
La sua produzione, notevolissima, spazia dalle composizioni per orchestra a quelle pianistiche o organistiche, e si aggancia, oltre all’inesausta ricerca formale, ai grandi temi della natura (basterebbe pensare alle opere legate al mondo ornitologico, come Réveil des oiseaux, Oiseaux Exotique, Le merle noir), dell’amore (la Turangalîla – Sinfonia, innanzitutto, ma anche il ciclo di liriche Harawi – Chant d’amour et de mort e i Rechants) e infine della fede, che ha ispirato moltissime delle sue opere, dall’Hymne au Saint-Sacrement (1932) ai Vingt regards sur l’Enfant Jésus (1944), passando per gran parte della produzione organistica e arrivando al San Francesco d’Assisi del 1983.

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