fbpx

Eco

Light

Eco

Light

Torna su
Cerca ovunque |
Escludi l'Archivio |
Cerca in Archivio

Alessandro Furlan, Socìetas Raffaello Sanzio, Andrej Morovich, Mario Martone, Giovanotti Mondani Meccanici, Videosintesi

Dal video alla televisione


Un incontro con alcuni dei maggiori talenti dell’allora scena video contemporanea, che condividevano il grande salto verso il mezzo televisivo: in sostanza, divenne un’occasione per discutere sulle possibilità da parte di alcuni campi espressivi legati al video – dalla videoarte al videoteatro – di approdare ad un pubblico più vasto, mostrando alcune opere che già avevano questa direzione.
La serata è stata presentata da Softvideo, società di produzione e distribuzione che allora intendeva promuovere proprio tale operazione di passaggio della ricerca condotta con il video ad un mercato più ampio, nella speranza che quest’ultimo potesse assicurare alla sperimentazione un sostegno economico altrimenti impossibile. Furlan, di cui viene mostrato in anteprima Giallo di sera, Martone ed il gruppo dei Giovanotti Mondani Meccanici hanno già avuto modo di girare per la Rai (Il viaggio di Martone, ad esempio, è uno dei tre episodi del televisivo Perfidi incanti), mentre la Socìetas Raffaello Sanzio ha trovato l’appoggio internazionale di Canal Plus. L’incontro, presentato da Elio Andalò e Giacomo Mazzone, e arricchito da due videointerventi critici di Carlo Infante e Vittorio Fagone, intendeva anche fornire una riflessione estetica sull’avvenuta evoluzione del linguaggio del video.

TEATRO IN VIDEO/VIDEO IN TEATRO: LA SCENA ARTIFICIALE
di Carlo Infante

Due nature eterogenee, due ordini percettivi assolutamente differenti: il teatro, l’universo artistico del “qui ed ora” e il video, il “medium” per eccellenza, strumento d’impulsi elettrici atti a veicolare l’immaginario. Nell’era della riproducibilità, della sensibilità elettronica diffusa, l’idea stessa di teatro in video tende ad affermare una nuova condizione culturale: ibrida, doppia e forse ambigua. In un primo grado, quello dell’oggettiva ripresa della scena, per fermarla, congelarla nella memoria audiovisuale, questa condizione risulta evidente nella sua stretta funzione di riproducibilità, di videodocumentazione. E in questo caso è sempre più interessante la ripresa di un lavoro di allestimento, “in progress”, invece di quello che riproduce una messinscena ripresa dall’occhio elettrico di un video che tradirà sempre la visione teatrale dello spettacolo. Il travaso da una natura artistica e percettiva ad un’altra non sarà mai indolore ne è conferma poi la storica impasse del teatro in televisione.

È raro trovare un adattamento originale di teatro televisivo in grado di tradurre le tensioni vive del palcoscenico in quelle mediate del piccolo schermo. È come se non si volesse, o non si sapesse, giocare con l’artificialità propria del mezzo video. È come se mancasse in tutta una generazione di operatori teatrali e televisivi la giusta sensibilità per misurarsi armonicamente con queste due nature. Questa sensibilità è quella che forse sta esprimendo gran parte degli artisti della nuova generazione teatrale. Una “nuova sensibilità” fondata su una inedita percezione di teatro. Disancorata dai grandi modelli drammaturgici e dalle convenzioni recitative vigenti. Nel metabolismo artistico della loro sperimentazione, nel corso di un’irregolare pratica, di semplice bricolage anche, hanno trovato nel linguaggio video una consonanza della loro estetica, un’arte scenica articolata per montaggio analogico delle visioni, per musicalità, per evocazioni immaginarie.

La quantità di prove, di vere e proprie opere compiute in alcuni casi, ci può quindi far parlare di un fenomeno emergente di artisticità, una nuova natura espressiva: il videoteatro.
Si è insomma aperto un nuovo campo di produzione spettacolare in cui il teatro sta sperimentando soluzioni di definizione televisiva nell’attesa di ritagliarsi all’interno dei palinsesti un proprio spazio autonomo. È lì, nella rifondazione dell’idea stessa del teatro in televisione, che si sta muovendo quest’onda montante di videoteatro. Un’onda alta ed estesa che ha prodotto e sta producendo “fenomeno” (sono pochissimi anni che se ne parla, e l’esperienza di Bene, Ronconi, Quartucci vanno considerate come assolutamente pionieristiche).
Sarebbe quindi sbagliato parlare di genere, rilevando costanti e convenzioni, tecniche e poetiche. È ancora un movimento per ordine sparso, felicemente contraddittorio. Un moto d’arte che ha comunque spostato i termini di riflessione teatrale nella considerazione ad esempio delle possibilità del chroma-key come fonte di “scena artificiale”. Come scenario-paesaggio che avvolge illusoriamente l’azione. In questo senso, nell’interazione armonica tra il naturale del teatro vivo d’intuizioni e l’artificiale dell’elettronica in video, che si vanno a delineare ulteriori sviluppi. L’idea del video in teatro è qui che trova una sua risoluzione performativa, come nel Prologo di Giorgio Barberio Corsetti e Studio Azzurro. Uno spettacolo in cui il video si è fatto attore.

Ibrida si fa la natura dell’arte creando nuovi ordini di percezione. E il grande gioco del teatro ha ormai imparato, al di là delle tautologie dell’avanguardia, a produrre nuovi contesti spettacolari in cui accogliere le mutazioni dei linguaggi.

 

Crediti

La scena artificiale
GIALLO DI SERA
Di Alessandro Furlan

ROMOLO UND REMO

Di Socìetas Raffaello Sanzio

ZERO DON’T GO

Di Andrej Morovich

IL VIAGGIO
Di Mario Martone

ET MAINTENANT
e LE AVVENTURE DI MARIONETTI
Di Giovanotti Mondani Meccanici

PIPPO NON LO SA

Di Videosintesi