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Raymond Rohauer

Intolerance di David Wark Griffith


Dopo l’anteprima che inaugurò il Festival di Cannes nel 1982, allora accompagnata dal solo pianoforte, arriva per la prima volta in Italia l’edizione restaurata di Intolerance, lo smisurato (e sfortunato) capolavoro che ha consacrato David Wark Griffith come il padre del cinema americano: Raymond Rohauer ha impiegato circa 25 anni per ricostruire la versione più completa e fedele del film, restituendogli il montaggio originale dei diversi episodi (disarticolato dallo stesso Griffith dopo il flop commerciale dell’opera, da cui ricavò due pellicole distinte), i viraggi realizzati a mano, il materiale scartato nelle successive edizioni. Il risultato, che resta attualmente quanto di più vicino alla versione integrale di tre ore e mezza che vide la luce il 6 agosto 1916, si giova anche di una colonna sonora composta espressamente da Pierre Jansen e Antoine Duhamel e commissionata dall’allora ministro della cultura francese Jack Lang: pur appartenendo ad un retaggio avanguardista, i due compositori hanno scelto per questa partitura (nell’occasione interpretata puntualmente dall’Orchestre National d’Île-de-France) un taglio classico in modo da non sovrapporsi all’intatta forza espressiva delle immagini di Griffith.

Rassegna stampa

“Due ore e mezzo di musica per due ore e mezzo di pellicola. Qualche sussulto nella dinamica. Il dramma espresso dagli squilli di tromba; il “crescendo” quale veicolo delle sommosse di popolo. Ma anche uno spiraglio offerto al kitsch, per gli amori della regina babilonese. L’arpa, gli ottoni, per i presagi funesti. Ma è giusto che non ci sia mai una autentica corrispondenza fra immagine e suono?
L’ho domandato a Duhamel durante l’intervallo. Prendiamo a esempio il tema ricorrente della culla; il dondolio che si affaccia a intervalli d’incubo. “Perché non avete affiancato un segnale, una sigla altrettanto inquietante?”. E Duhamel, dall’alto della sua magra persona, ha risposto disarmante: “Perché la culla appare e scompare in un lampo. Come fissarla in musica? Già. Ce lo hanno chiesto tanti. Era una sequenza troppo carica di significato, nel quadro di una prudente imparzialità narrativa, scelta dai compositori? Oppure non avevamo capito?”. Ma Duhamel i significati li aveva colti comunque”.
(Mya Tannenbaum, Non avevate scritto la ninna-nanna, Corriere della Sera, 30 giugno 1987)

“Una ricchezza sfolgorante di costruzioni, costumi, personaggi, sentimenti, passioni, aiutata dalle musiche appositamente composte da Pierre Jansen e Antoine Duhamel, ed eseguite dalla Orchestra dell’Île-de-France, sotto l’attenta direzione di Jacques Mercier. Una musica funzionalizzata alle immagini, sincronizzata con ammirevole perfezione, e non per questo meno significativa, attenta, utile: ne acquista in chiarezza ed in incisività la pellicola, ne viene aiutato lo spettatore nel decifrare tutti i reconditi sviluppi psicologici. C’è un ampio uso dei timpani e degli strumenti tubolari, un attento inserirsi degli ottoni, un accorto uso degli strumenti a corda, il tutto secondo un discreto dosaggio degli effetti e delle sottolineature esteriori. In più, l’esecuzione è stata ottima e precisa”.
(Luca Pellegrini, L’intolleranza “omicida”, Il Corriere del Giorno, 30 giugno 1987)

Crediti

Restauro Raymond Rohauer
Musica Pierre Jansen, Antoine Duhamel (Suite Symphonique pour Intolerance)
Ensemble Orchestre National d’Île-de-France
Direzione orchestra Jacques Mercier
Durata 2 ore e 45 minuti