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Jean-Philippe Rameau

Le Surprises de l’amour


Opera-balletto dalla storia complessa e affascinante, Le Surprises de l’amour di Jean-Philippe Rameau, su libretto di Gentil Bernard, conobbe una prima stesura nel 1748, con un prologo e due atti rappresentati al Théâtre des Petits Appartements della Marquise de Pompadour a Versailles; a questa versione ne seguì una in tre atti allestita nel 1757 all’Académie Royale de Musique a Parigi, che venne ulteriormente rimaneggiata dall’autore negli anni successivi, soprattutto con l’aggiunta di un quarto atto, Les Sybarites. Il Festival ospita, in anteprima mondiale, l’esecuzione della versione filologicamente più completa e corretta della partitura, ricostruita dalla musicologa Sylvie Bouissou, borsista all’Accademia di Francia: per l’occasione viene proposta una suite orchestrale tratta dai quattro atti dell’opera e alcune delle sue arie più importanti, cantate dal basso Philippe Huttenlocher e dal soprano Agnès Mellon.
Les Musiciens du Louvre utilizzano, in base a specifiche ricerche musicologiche, l’organico strumentale originario, restituendo la tessitura sonora barocca nella sua integrità.

Rassegna stampa

“Esile, con gli occhioni animati e le mani mobilissime, Sylvie Bouissou parla delle sorprese incontrate nel lavoro sulle Sorprese dell’amore. “La partitura era in uno stato orribile. Anche perché Rameau, com’era suo costume, ne compose due versioni – la prima andata in scena nel 1748 al Théâtre des Petits Appartements della Marquise de Pompadour a Versailles, la seconda nel 1757 all’Académie Royale di Parigi -, e anche durante le prove continuò a levare e aggiungere brani, scene, interi atti. Rameau era il Pierre Boulez del ‘700: la sua opera è un work in progress, vivacissima”. Proprio Pierre Boulez – che la settimana scorsa ha diretto un concerto a Villa Medici – ha scritto che “la forma di Rameau non è soddisfacente, è molto limitata. E l’abuso di musiche da danza fa calare in fretta l’interesse”. Ma la “nipotina” di Rameau obietta che la suite orchestrale e il recital vocale eseguito l’altra sera dal soprano Agnès Mellon detta “viso d’angelo” e dal basso Philippe Huttenlocher, dovrebbero aver dimostrato al contrario la fragranza e ricchezza immaginativa del compositore. Che ai suoi contemporanei apparve spesso come un anticonformista. Tanto che nel 1757 Les Surprises de l’amour suscitò un autentico scandalo. Perché i quattro atti dell’opera-balletto proponevano in forma esplicita, troppo esplicita il triangolo amoroso fra Adonis, Venere e Diana. La quale – dea non più algida e perfetta – in scena corteggiava pure un baldo pastorello. Geometrie erotiche che oggi – insieme alla “colonna sonora” assai applaudita a Villa Medici – potrebbero fare la delizia di qualche regista lirico, e stimolare il primo allestimento completo dell’opera: quattro ore d’amore, e di sorprese”.
(Giovanna Zucconi, Le sorprese del Rameau, Paese Sera, 25 luglio 1987)

Les Surprises de l’amour, opera-ballo di Rameau su libretto di Bernard, tipico esempio di settecentesco rococò francese, fra barocco e illuminismo, dell’epoca di Luigi XV, è stata pazientemente ripescata, da un mare di problemi e incertezze, dalla musicologa Sylvie Bouissou e realizzata a Villa Medici in prima assoluta a Roma e in forma esclusivamente da concerto. Doppia l’edizione originale di Corte (1748 e 1757-58) e molti i rimaneggiamenti del musicista; ricostruita, quindi, in ginepraio di difficoltà, dopo la scoperta del manoscritto autografo, forse avrebbe ricevuto più colore e sapore se riportata – anche parzialmente – in costume e adeguate coreografie -, sul palcoscenico e nello scenario naturale di giardini che potevano forse ricordare il fascino di Versailles.
Ma, evidentemente, si è preferito non rischiare, e, fra tanti ardui ostacoli, salvare l’ideale fedeltà filologica alla pura musica, dimenticando lo spettacolo (allora di tanta importanza) e, non pensando, inoltre, che l’arbitraria e astratta scissione in due, qui, del lavoro (prima parte tutta strumentale e di balli in suite; seconda tutta di recitativo barocco e arie) poteva accentuare l’accademicità e monotonia dell’offerta al pubblico e tradire sostanzialmente l’idea di una solennità drammatica di Rameau pur negli abbellimenti della musica.
Si è apprezzata, tuttavia, l’esecuzione accurata di Les Musiciens du Louvre su speciosi strumenti d’epoca dai timbri gradevoli (specie i fiati) e la leggiadra prestazione dei solisti di canto sotto la viva direzione del giovane Marc Minkowski, tutti cordialmente applauditi”.
(Renzo Bonvicini, Per Luigi XV musica e canto, Il Tempo, 31 luglio 1987)

Crediti

Musica Jean-Philippe Rameau
Libretto Gentil Bernard
Ensemble Les Musiciens du Louvre
Direzione orchestra Marc Minkowski
Edizione partitura e realizzazione Sylvie Bouissou
Produzione in collaborazione con Erato e Radio-France

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