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Tony Palmer

Maria Callas


Presentato in anteprima mondiale, in occasione del decennale della scomparsa della grande soprano, Maria Callas è il documentario con cui il regista inglese Tony Palmer rende omaggio ad una leggenda della musica del novecento, ripercorrendone trionfi e sconfitte, esibizioni memorabili e tragedie personali. Il film raccoglie materiali d’archivio (molti dei quali inediti) e interviste a celebri personaggi, da Zeffirelli a Di Stefano, le cui testimonianze puntellano i momenti decisivi della vita dell’artista e della donna. E così sullo schermo rivive accanto alla Callas interprete di arie che ha contribuito a rendere immortali, la Callas protagonista del jet-set mondiale al fianco di Onassis, la diva idolatrata in tutto il mondo, ma anche la persona fragile e tormentata che visse una dolorosa separazione affrontando una lunga solitudine prima della morte, avvenuta a soli 53 anni.
Realizzato in collaborazione con gli eredi della cantante e, soprattutto, con la puntuale supervisione della sorella, il documentario di Palmer raggiunge un doppio obiettivo: da un parte la produzione di un importante contributo storico nei riguardi di una figura artistica piuttosto controversa e dall’altra un omaggio sentito alla soprano che ancora raccoglie milioni di ammiratori in tutto il mondo. Forse, privilegiando all’artista la donna.

Rassegna stampa

“Molti applausi, l’altra sera, per la Callas. E per il profeta del suo revival cinematografico, il regista inglese Tony Palmer, che forse senza genialità, certo con diligenza meditata, ha voluto dare un senso visivo all’omaggio che tutto il mondo si appresta a farle il prossimo 16 settembre, giorno del decennale. Non tanto con il gusto della bellezza o dell’effetto, quanto con quello del documento anche inedito, della raccolta di dati, del “viaggio attorno” al personaggio: con l’intento di approfondire una fase introspettiva di qualche rilievo quando riesce a confrontarlo, questo personaggio, con la sua solitudine finale. Stabilendo una serie di relazioni tra il motivo biografico e il messaggio artistico, tra i casi privati e la riscrittura di alcune norme del codice melodrammatico.
La musica e la vita. Il film le accosta e le separa di continuo, ora proponendo la prima come supporto della seconda e viceversa, ora dividendole con modi abbastanza contrastati, in un montaggio stretto che non corrisponde solo a ragioni estetiche ma cerca, spesso riuscendovi, di adeguarsi ai contenuti di una esistenza severa, febbrile, tragica, esaltante, scientificamente mondana, densa di umori repressi”.
(Claudio Trionfera, Maria Callas, il romanzo continua, Il Tempo, 29 luglio 1987)

“Tony Palmer ha costruito una pellicola piena di parole su Maria Callas, accostando numerose testimonianze di registi (Franco Zeffirelli), cantanti (Giuseppe Di Stefano), amici, amori (il marito Gianbattista Meneghini) ad altre immagini di repertorio già conosciute e riprese da interviste, film e reperti televisivi d’epoca. L’intento del regista inglese sembrava più quello di scorrere, peraltro con una certa sommarietà, la biografia della grande cantante, piuttosto che illuminarne la straordinaria potenza melodrammatica.
Così, alla fine della proiezione, si rimaneva con la sensazione di aver assistito a un lungo documentario giornalistico, piuttosto che ad un vero e proprio omaggio a quella arte somma che si incarnò in Maria Callas. Colpisce soprattutto la scarsa considerazione che Palmer mostra per le parti musicali, ridottissime di numero, spesso tagliate con brani di interviste e, le poche salvate, riprese quasi unicamente da recital e non da scene di teatro. Eppure, nelle rare occasioni che il film ci offre di ascoltare quella voce che Teodoro Celli ha perfettamente definito di “soprano drammatico d’agilità”, l’emozione assale lo spettatore come un guerriero antico, con quella forza epica che i tempi moderni hanno perduto”.
(Carlo Boschi, Un Mito raccontato, ma non vissuto, Il Messaggero, 29 luglio 1987)

“Il pubblico di Villa Medici ancora non sembra annoiarsi: il film di Palmer è tutto in inglese, ma, tra fotografie sbiadite e spezzoni di cinegiornali, le curiosità, i pettegolezzi interessano sempre. Come se la vita della Callas fosse stata un solo lungo aneddoto: come se le immagini del suo matrimonio e quelle del suo divorzio, i 37 chili persi in un colpo solo, i barboncini che amava, Onassis e i problemi sessuali (a detta di Zeffirelli) superati con lui, fossero tutto.
Magari il pubblico avrebbe voluto più musica. Il film termina con lei che è Lauretta e, nel Gianni Schicchi, canta “O mio babbino caro”, un canto da mozzare il fiato, che la platea accoglie in un silenzio commosso e magari con un unico pensiero: erano davvero necessarie tutte quelle parole per raccontare la più grande cantante del secolo?”.
(Laura Putti, Divina Callas donna, poi voce, la Repubblica, 29 luglio 1987)

Crediti

Regia Tony Palmer
Produzione Rainer Moritz

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