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Pierre Boulez / IRCAM - Ensemble Intercontemporain

Dialogue de l’Ombre Double, Répons


Dopo l’edizione del 1987, Pierre Boulez torna come compositore e direttore, ma anche come instancabile sperimentatore delle nuove tecnologie, con due programmi che ripercorrono alcuni dei momenti più intensi della sua carriera. Il primo concerto in programma si apre con un brano scritto nel 1985 in omaggio ai sessant’anni di Luciano Berio, Dialogue de l’Ombre Double: affidato al clarinetto di Alain Damiens, il brano si snoda fra esibizione dal vivo e rielaborazione digitale in tempo reale realizzata con gli apparecchi messi a punto dall’IRCAM, generando un dialogo sonoro tra la voce dello strumento ed il suo doppio sintetico. La composizione successiva, Répons (per “responsorio”, tecnica polifonica del canto gregoriano), che è stata proposta in prima nazionale dopo il successo al Festival d’Avignone, costituisce l’ultima versione di un brano su cui Boulez era tornato più volte nella sua vita, aggiornandone il profilo alle sempre nuove tecnologie disponibili. La musica dei solisti dell’Ensemble Intercontemporain, schierati intorno al pubblico, viene rielaborata al computer e restituita dagli amplificatori in un vertiginoso gioco di rimandi acustici, in cui è chiamata a rispondere anche l’orchestra al completo.

SUL RÉPONS
di Andrew Gerzso

Répons si deve ad una commessa della Sudwestfunk (Baden-Baden) per il Festival di Donaueschingen, dove fu eseguita il 18 ottobre 1981 dall’Ensemble Intercontemporain diretto da Pierre Boulez.
L’opera fu ripresa, in una seconda versione, nel corso dei Proms Concerts della BBC a Londra il 6 settembre 1982. La terza versione è stata eseguita durante la tournée europea del 1984 e negli Stati Uniti nel 1986. I concerti di Roma del 25 e 26 luglio danno l’occasione di ascoltare la quarta versione di Répons che, dopo la prima esecuzione, ha goduto del supporto tecnologico dell’IRCAM.
La composizione è scritta per due entità distinte:
– un complesso di 24 elementi (collocato al centro della sala): legni 2-2-2-2 più un clarinetto basso (9), ottoni 2-2-2-1 (7), 3 violini, 2 viole, 2 violoncelli ed un contrabbasso.
I suoni dell’orchestra non sono elaborati elettronicamente.
– un gruppo di sei strumenti solisti: piano Midi Yamaha, piano Midi Yamaha con sintetizzatore Yamaha DX-7, arpa, cembalo, vibrafono e xilofono/glockenspiel. I sei solisti circondano il pubblico raccolto attorno a loro. I suoni dei sei strumenti sono elaborati da un processore numerico di segnale in tempo reale 4X. Alla destra di ciascun solista una cassa acustica trasforma o amplifica il suo strumento. Talvolta si ascolta insieme il suono elaborato di un altro strumento solista.

Pierre Boulez ha detto che Répons “è l’espressione della sua ultima inclinazione nei confronti dei procedimenti di scrittura che derivano dalla lontana musica medioevale” (cfr. Trope dans la Troisième Sonate). La stessa parola Répons si riferisce direttamente ad una forma musicale in cui il coro risponde ad una voce solista: una moltitudine risponde ad uno solo. In questa composizione si tratta soprattutto dell’interazione antifona tra i due gruppi di strumenti: l’orchestra al centro ed i solisti alla periferia, dialogo tra il gruppo centrale e l’uno o l’altro dei solisti, dialogo tra gli stessi solisti, etc. L’idea di un’alternanza tra l’espressione collettiva e quella individuale è fondamentale in Répons così come la nozione di dialogo tra differenti tipi di scrittura, sia nell’orchestra che tra i solisti. Il trattamento elettro-acustico dei suoni naturali dei solisti, amplificati ed elaborati, accresce la complessità delle interazioni dei suoni puramente strumentali. Si percepisce così realmente la corrispondenza tra partita elettronica e tradizionale.

Note tecniche
Dal punto di vista tecnico, l’esecuzione di Répons esige un’attrezzatura che permetta tre tipi di operazioni:

– l’elaborazione sonora
– la sua distribuzione
– la captazione e l’amplificazione.

L’elaborazione del suono è effettuata grazie ad un processore numerico di segnale 4X. Questo apparecchio fu creato da Giuseppe Di Giugno e dalla sua équipe nel 1980; il suo prototipo fu utilizzato per l’esecuzione di Répons alla fine del 1981. Il sistema digitale 4X è un apparecchio che funziona in tempo reale e che può effettuare 200 milioni di operazioni al secondo. Répons richiede principalmente le seguenti operazioni: ritardi, spostamenti di frequenza, modulazione ad anello e filtro a pettine, spazializzazione in funzione dell’ampiezza. Le elaborazioni sono utilizzate secondo diverse combinazioni su tutto lo spartito dell’opera.
La distribuzione del suono è effettuata mediante una matrice a guadagno programmabile da 8 per 8 ed una matrice di commutazione di 16 per 16. La prima serve alla spazializzazione dei suoni trasformati, la seconda per trasmettere i suoni degli Strumenti solisti al sistema digitale 4X e per rinviarli, una volta elaborati, al sistema di amplificazione.
I suoni dei solisti sono sia captati liberamente, sia mediante dei microfoni a contatto per poi amplificarli o elaborarli. L’amplificazione semplice è effettuata senza ricorrere alla matrice di cui si è parlato in precedenza.

L’équipe
Per la riuscita di un’opera come Répons bisogna contare sulla collaborazione di numerose persone. I loro nomi meritano di essere menzionati: Giuseppe Di Giugno, Jean-Pierre Armand, Michel Antin, Michel Fingerhut e Alain Teychenev hanno adattato la 4X e le sue periferiche alla configurazione attuale. Patrick Potacsek, aiutato da Emmanuel Favreau, ha implementato i diversi linguaggi d’interconnessione concepiti da Andrew Gerzso, mentre Robert Rowe e Miller Puckette hanno creato i linguaggi di controllo.
La matrice è stata concepita e realizzata da Didier Roncin e Michael Starkier ed il software da Andrew Gerzso. Denis Lorrain ha programmato la matrice ed è alla consolle durante i concerti. Daniel Raguin, Didier Arditti, Alain Jacquinot e Rémy Gavrel si sono occupati del sistema audio. Le luci sono opera di Jean-Louis Aichorn; di Alexis Bersacq e Didier Mandin la struttura scenica.

Rassegna stampa

“Boulez non ha rinnegato affatto la musica strumentale nelle due composizioni eseguite, Dialogue e Répons; solo che avvalendosi delle modernissime tecniche elettroacustiche, egli riveste il suono degli strumenti di nuove emozioni. Ircam vuol dire un’orchestra, l’Ensemble Intercontemporain; vuol dire una schiera di esperti ingegneri e vuol dire apparecchiature d’avanguardia; vuol dire che il pensiero musicale si è fatto complice della “trasformazione”, distribuzione, “cattura” e amplificazione del suono. Il che non accade, come si suol dire, “in differita”, bensì seduta stante. Di qui la simbiosi tra l’esatto e il magico. Di qui il coinvolgimento acustico e quel tanto di mistero chiamato imprevisto: “Il faut toujours garder quelques secrets”, dice infatti il maestro. […] Ma c’era di più. C’era il momento della sfida fra la mentalità di ieri e di oggi. La sfida al rock nella sapiente “dittatura” dei suoni incombenti dovunque, tutt’attorno. C’era la sfida alle logiche del ritmo nella frastagliata poliritmia. C’era il richiamo all’arte barocca nelle luminarie e nella esaltazione dei solisti distribuiti ai quattro cantoni del cortile. C’era infine l’ambiguità del titolo, Répons. Senza la “e” finale sta a significare “responsorio”; con la “e” invece “risposta””.
(Mya Tannenbaum, Con o senza “e” finale, Corriere della Sera, 27 luglio 1988)

“L’inventiva pulsa freschissima, erompe all’udito in immagini sontuose, abbindolanti, liquide, irresistibili. Non già esotismo vilesco o strampalato, bensì palingenesi del suono, di sue vesti, a miriadi. Certo, scorgi in Répons l’eco della lezione di Messiaen, di Stockausen; ma nessuno forse mai, come Boulez qui, ha conseguito tanta libertà creativa in tanto rigore architettonico, e tanta fusione di suono naturale e elettronico (elaborato in tempo reale). Répons è un “teatro di suoni”, ove la musica è ambiente ed umanità di poesia, anelito e cifra trascendentale dello spirito estetico.
Il pubblico francese ed italiano che gremiva il cortile di Palazzo Farnese ha salutato Boulez e l’Ensemble Intercontemporain con applausi entusiastici”.
(Enrico Cavallotti, Con Pierre Boulez il futuro si fa rosa e pieno d’invenzioni, Il Tempo, 28 luglio 1988)

“Il titolo [Répons, ndr], come ha detto lo stesso Boulez, evoca il ricordo di un procedimento tipico del canto gregoriano: il responsorio. Ma poi il procedimento di alternanza si sviluppa in sovrapposizione e combinazione polifonica, come avviene da Magister Leoninus, all’epoca della cosiddetta Scuola di Nôtre Dame, su fino ad oggi. Le più complesse macchine moderne, sembra dire Boulez, non sono, musicalmente, che le eredi dell’intelligenza e della fantasia di quei primi coraggiosissimi esploratori delle possibilità della polifonia.
L’effetto sull’ascoltatore è stregante: ci si trova immersi dentro la musica, non si sta davanti o di dietro, ma dentro, e si segue così come battito del proprio respiro il battito del flusso sonoro che ci ingoia.
Opera sconvolgente, bellissima, Répons affascina e commuove, ma illumina anche le idee. E allora, quando arriva il silenzio della fine, si applaude freneticamente, con entusiasmo, come ha fatto, anche a Roma, il pubblico che ha vissuto una simile, indimenticabile, esperienza”.
(Dino Villatico, Com’è bello affogare nel canto dell’orchestra e delle macchine, la Repubblica, 27 luglio 1988)

“Proprio nello scambio fra i differenti linguaggi sta la scommessa di questo lavoro, una proposta che indica l’avvenire del suono nel nostro tempo e nel futuro. Grande fascino, infatti, induce questa possibilità di moltiplicare in direzioni innumerevoli ogni elemento acustico, dal timbro al ritmo alle dinamiche, senza dover passare attraverso la rielaborazione in studio, grazie alla prodigiosa velocità della 4X, capace di duecento milioni di operazioni al secondo. Più discutibile, forse, la materia musicale a cui si applicano tali processi. Il brano di Boulez propone momenti di grande fascinazione, ma li organizza poi secondo una logica di frequente ridondanza, con abbondanti ripetizioni di formule, evitando quasi sempre il chiaroscuro, in un moderno horror vacui.
Resta comunque, la grande prospettiva di una strada tecnica e poetica che sembra avere come confine solo l’infinito possibile. Su tale cammino è ormai avviata la nostra era, in una dimensione di inesausto dialogo che chiede all’uomo un radicale mutamento della percezione sonora. Che sia l’alba di un nuovo Rinascimento?”.
(Carlo Boschi, Quando l’avventura sonora confina solo con l’infinito, Il Messaggero, 27 luglio 1988)

Crediti

Musica Pierre Boulez
Direzione musicale Pierre Boulez
Assistente musicale Andrew Gerzso
Ensemble Ensemble Intercontemporain
Impianto fonico (e operatori 4x) Daniel Raguin, Didier Arditti, Alain Jacquinot, Remy Gavrel
Controllo 4x Andrew Gerzso
Controllo Matrix 32 Denis Lorrain
Luci Jean-Louis Aichorn
Solisti Alain Damiens (clarinetto su Dialogue de l’Ombre Double), Pierre Laurent (pianoforte), Alain Neveux (pianoforte e sintetizzatore dx7), Marie-Claire Jamet (arpa), Michel Cerruti (cimbalon), Vincent Bauer (vibrafono), Daniel Ciampolini (xilofono e glockenspiel)

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