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Susanne Linke / Urs Dietrich

Frauenballet; Sanguis


Photo © Piero Tauro

Susanne Linke, insieme a Pina Bausch e Reinhild Hoffman, è la coreografa che maggiormente rappresenta il Tanztheater tedesco, inconfondibile scuola di livello internazionale, dallo stile e dal linguaggio scenico che hanno rivoluzionato la storia della danza di tutto il mondo. Il suo Frauenballet, coreografia nata undici anni fa, e rivisitata in questo 1992, racconta, sulle note del Magnificat di Penderecki frammiste alla musica medioevale, la vita di quelle donne la cui esistenza si chiude fra le mura domestiche: un quotidiano angusto, ossessivo e frustrante che isola, giorno dopo giorno, dal mondo esterno, ricacciando la vita nella solitudine. Otto donne, due delle quali interpretate da uomini, con capelli sciattamente raccolti sulla nuca e perennemente in sottoveste, trascinano, arrotolano, ripiegano, stendono, sfregano lunghi drappi colorati, attrezzi per le faccende domestiche, ed allo stesso tempo, simboli di un cordone ombelicale che le lega, ormai schiave ed inebetite, alla casa ed ai loro uomini. Sulla scena, gli uomini sono solo due, e appaiono cupi e torvi mentre si lanciano in improvvisi monologhi frenetici e senza senso. I movimenti, relegati quasi principalmente alla parte superiore del corpo, rivelano, nel loro essere prosaici e non danzati, la totale incapacità di stabilire una qualsiasi comunicazione. Tra il gesto teatrale e l’azione danzata non c’è infatti mai incontro: “le donne nelle riunioni tacciano”, è scritto nella Bibbia, “perché non è stata affidata a loro la missione di parlare, ma stiano sottomesse come dice la legge”.
Rispetto all’angosciante sguardo sulla vita femminile di Frauenballet, Urs Dietrich, coreografo svizzero interprete di molti dei lavori della Linke oltre che suo partner in altrettante creazioni, racconta la vita quotidiana in una piazzetta cittadina. Sanguis, staccandosi dalla forte matrice realista del Folkwang Tanzstudio, manifesta l’attenzione al sociale come strumento per giungere all’essenza dell’uomo. La nuova compagnia tende ad abbandonare la teatralità espressionista per tornare alla danza pura, alla danza intesa come gioco. Il palcoscenico, coperto di una polvere bianca, è delimitato da un quadrato di luce, quasi a voler evocare un ring in cui si svolgono gli incontri-scontri di una lotta per l’esistenza: i momenti solistici, di grande suggestione, si alternano ad esplosioni corali di forte impatto e potenza, su musica di Bach e David Bowie.
Il Tanzstudio ha mostrato un movimento, una gestualità ed un’azione capaci di passare dalla quotidianità sofferta, propria del teatro-danza tedesco, ad un astratto acrobatismo, istintivo e travolgente, in cui si riconosce tutto il rigore tecnico sedimentato al punto da divenire spontaneo e fluido.

FRAUENBALLET
Coreografia e allestimento Susanne Linke
Musica Krzysztof Penderecki (dal Magnificat), Musica Medioevale per chitarra
Allestimento luci Susanne Linke, Roger Irman
Assistenza tecnica Rolando Calvo, Università di Costa Rica

SANGUIS
Coreografia e allestimento Urs Dietrich
Allestimento luci Wilfried Kreisiment
Assistenza e training Christine Kono
Direzione tecnica Roger Irman
Musica Johann Sebastian Bach (Toccata in Re bemolle, BWV 538 Dorica), David Bowie (selezione di brani)
Adattamento musicale Studio di Registrazione Brinker (Mühlheim)
Attore Vladimir Yordanoff

Folkwang Tanzstudio:
Direzione artistica
Pina Bausch
Danzatori Regina Advento, Rainer Behr, Jennifer Blose, Stephan Brenkmann, Daniel Condamines, Daniel Goldin, Johannes Kaspercyk, Daphnis Kokkinos, Amaya Lubeigt, Cristina Numa, Enrica Salvatori, Rodolfo Seas Araya, Diana Szeinblum

FOLKWANG TANZSTUDIO DI ESSEN
di Elisabeth Wolken

Susanne Linke, il Folkwang Tanzstudio e Urs Dietrich sono tre dei nomi più rappresentativi del Tanztheater tedesco. L’Accademia Folkwang di Essen appartiene alla storia della danza, non solo in Germania, ma al di là delle sue frontiere. Il corpo di ballo, così come i solisti, è dotato di uno stile ed espressività personali che affascinano il pubblico grazie ad una cifra tutta particolare ed al sovrano possesso della tecnica.

Urs Dietrich, giovane svizzero, apparso nell’ambito del Festival di Villa Massimo come grande partner di Susanne Linke in Affecte, presenta oggi a Roma la seconda coreografia ideata per il Tanzstudio. Susanne Linke invece è ben più nota al pubblico romano sin dal 1982 con il suo famoso assolo in camicia da notte in presenza della sola vasca da bagno. Era un viaggio drammatico, addirittura tragico a volte, nella solitudine… visualizzato nei cento possibili rapporti plastici e dinamici di un corpo femminile – e di un’anima di donna – con un oggetto quotidiano. Poi con altre quattro coreografie tra cui Schritte Verfolgen, un percorso autobiografico, e con Affectos Humanos, una ricostruzione-elaborazione, basata su ricordi personali e testimonianze filmate, di una coreografia del 1962 di Dore Hoyer, la danzatrice e coreografa tedesca morta suicida nel 1967. La presenza di Susanne Linke a Roma nell’ambito del Festival di Villa Massimo è stata accolta dal pubblico romano come un importante evento artistico della forse più genuina erede della tradizione della danza libera che ha origine con Von Labar, Mary Wigman e Kurt Jooss.

Questa volta Susanne Linke porta una grande coregrafia per dodici danzatori del Folkwang Tanzstudio, la nuova messa in scena del Frauenballet (musica di von Penderecki), rappresentata undici anni fa. La Linke evoca il mondo chiuso e disperante di certe donne di casa, certe signore perbene, in quello che sembra l’unico modo possibile, trasformando cioè in danza, con vero talento creativo, i gesti quotidiani legati ai più elementari rituali domestici. Una danza casta e armoniosa – anche se sempre intensa – fortemente influenzata dalla migliore danza moderna americana e dal balletto moderno europeo. Ognuna di queste “Frauen” (signore) è eternamente in sottoveste (perché le brave mogli, oltre a sgobbare tutto il giorno, hanno presumibilmente anche il dovere di sedurre tutto il giorno) e si trascina dietro, o sospinge avanti a sé, un lungo drappo: è lo straccio per lavare e lucidare i pavimenti, ma è anche la metafora della soffice muraglia che la isola dal mondo esterno, che la avviluppa e le si stringe attorno. Tra queste signore si aggirano due mariti. Sobri, in grisaglia e cravatta, essi non danzano ma si muovono in mezzo a loro con gesti teatrali prosaici. Parlano sempre, ma non con le mogli, i loro sono soltanto monologhi, ha sottolineato Vittoria Ottolenghi.

Il “Frankfurter Allgemeine” ha scritto della seconda coreografia di Urs Dietrich, Sanguis che è puro gioco. Di tutte le pregevoli e importanti novità del Tanztheater tedesco Sanguis è quella che più delle altre rappresenta la danza pura, e quindi si pone come uno degli eventi più interessanti della stagione, più vicino a Merce Cunningham e alla sua teoria della forma aperta che ai modelli di Tanztheater tedesco. Sanguis indica un trend nuovo all’interno del panorama della danza tedesca, e cioè l’abbandono della teatralità (terreno sul quale Pina Bausch non ha rivali) e il ritorno alla danza pura.
La coreografia parte dal buio assoluto di una scena nera per passare poi alla semioscurità e ad una luce sempre maggiore per poi scomparire lentamente ancora nel buio. Brani solistici di grande bellezza sottolineano l’incontro dei vecchi amici in una piazza, e accompagnano veloci, spumeggianti, in un intreccio di eleganti movenze le note della toccata in Re minore BWV 538 di Bach. Dopo il prologo, un morto resuscitato viene nuovamente vestito mentre azioni quotidiane si trasformano in comiche minimalistiche movenze di danza sino alla ritualizzazione di “scene di guerra di tecnicità brillante” che conducono “alla travolgente coreografia di una esibizione schermistica” senza armi. Ad una marionetta allieva di danza che sta per superare il maestro vengono tagliati i fili durante una pantomima, mentre tutto l’ensemble si adegua alla sequenza dei movimenti della marionetta e del burattinaio, amplificandoli in una grande coreografia che si da immagine della vita in cui tutti – e in situazioni estreme – arrivano addirittura a troncare il filo delle loro vite.
Impossibile in questo caso non pensare al saggio di Kleist sul Teatro delle marionette, in cui l’esempio contrapposto di marionetta ed animale, mostrando come la prima possegga una grazia innata, mentre la seconda una tale prontezza di riflessi da sconfiggere l’arte della scherma umana, evidenzia quali disordini possa provocare la coscienza nella naturale grazia dell’uomo al punto che la grazia “appare nella sua forma più pura in quell’organismo umano che non possiede coscienza alcuna o invece ne possiede una che sia infinita, cioè nella marionetta o in Dio”.

 

Rassegna stampa

“L’esperienza interiore del lavoro della Linke non tace sin dai primi passi dei suoi danzatori. Anche i silenzi sono carichi di pathos, che più che esprimere un disagio interiore, imprimono nello spettatore un sentimento. Il suo rifiuto della forma è evidente nella elaborazione di gesti che non si concludono e lasciano infinite possibilità di sviluppo. È tutto suggerito, mai risolto”.
(Fabiana Mendia, Movimenti e silenzi, ecco la vita, Il Messaggero, 12 luglio 1992)

“Urs Dietrich trasforma i danzatori in tante marionette intente a tagliarsi i fili e a dirigersi l’una con l’altra. Come rileggere i tic e gli automatismi della nostra vita con gli occhi di Kleist…”.
(Fiamma D’Amico, Nevrosi di donna ballando con uno straccio, l’Unità, 9 luglio 1992)

” Susanne Linke […] in Frauenballet ripropone numerosi elementi tipici della sua poetica: il considerare il movimento un mezzo per esprimere dei sentimenti, una passione per l’introspezione, una visione della danza come trascrizione del vissuto quotidiano che viene trasferito sulla scena con una gestualità asciutta, scarna, con una qualità di movimento fortemente espressiva e drammatica”.
(Francesca Bernabini, Danza e teatro con sentimento, Corriere della Sera, 9 luglio 1992)

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