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Nederlands Dans Theater 3

Obscure Temptations; No Sleep Till Dawn of Day; Nocturne; Dammerung; Moonshine


Danzatori di 40 anni possono ancora dare molto alla danza, se non in termini di potenza fisica, sicuramente in competenza tecnica, interpretazione, presenza scenica e densità di movimento: da questa convinzione è nato, nel 1991, per iniziativa del coreografo e direttore artistico del Nederlands Dans Theater, Jirí Kylián, il Nederlands Dans Theater 3, una compagnia che riunisce ballerini over quaranta.
Il programma presentato dalla compagnia lascia emergere ed esalta la straordinaria densità artistica ed interpretativa di questi danzatori alle prese con storie che, muovendosi attraverso le linee del corpo, raccontano il dramma intimo del trascorrere del tempo: e se Kylián offre il connubio fra movimenti irregolari e toccante desiderio nella danza solitaria di Obscure temptations (1991) sulle note di Cage e narra il mistero delle origini con il ritmo lento di una ninnananna delle isole di Salomone in No sleep till dawn of day (1992), Martha Clarke affonda lo sguardo, con Nocturne e Dämmerung, nella caducità della danza, della vita e della relazione di coppia, e Christopher Bruce, con note più leggere, mette in scena, nel suo Moonshine, al ritmo delle canzoni di Bob Dylan, un’attesa che diventa infine viaggio consapevole.
Al passo di danza, la maturità si trasforma dunque nel momento di una profonda e solitaria riflessione quando, alla sofferenza ed alla paura è necessaria una risposta capace di scoprire altre strade, degne di altra e ricca pienezza.

Interpreti Gerard Lemaitre, Sabine Kupferberg, Jeanne Solan, Martine van Hamel, Gary Chryst

OBSCURE TEMPTATIONS
Coreografia Jirí Kylián
Musica John Cage (Sonata 14 & 15 per pianoforte preparato), Thomas Oboe Lee (Morango… Almost a Tango)
Luci Joop Caboort
Scene Jirí Kylián
Costumi Joke Visser
prima italiana

NOCTURNE
Coreografia
Martha Clarke
Musica Felix Mendelssohn (dai Lieder ohne Worte: Duetto)
Luci Penny Danneberg

DAMMERUNG
Coreografia
Martha Clarke
Musica Alban Berg (da Vier Lieder: Dem Schmerz sein Recht; da Sieben frühe Lieder: Traumgekrönt, Schilflied, Nacht)
Scene e costumi Bob Israel
Luci Joop Caboort

NO SLEEP TILL DAWN OF DAY
Coreografia Jirí Kylián
Musica Nyuba nunuli, ninna nanna delle isole Salomone
Scene Jirí Kylián
Ideazione costumi Jirí Kylián
Realizzazione costumi Joke Visser
Ideazione luci Jirí Kylián
Luci Joop Caboort

MOONSHINE
Coreografia Christopher Bruce
Musica Bob Dylan (da The Bootleg Series: Songs)
Scene e costumi Walter Nobbe
Luci Joop Caboort

 

Rassegna stampa

“Nederlands 3 […] fa sfoggio di cinque danzatori che dell’acquisita maturità, hanno saputo fare un dono, una consapevolezza importante. Espressivi e capaci di humour, sono Gérard Lemaitre, Sabine Kupferberg, Jeanne Solan, Martine van Hamel e Gary Christ. Scoprono personalità forti, tensione scenica costante, vigore nel comunicare, nello specchiare un nesso con le emozioni. E il programmo a più firme che Kylián ha scelto per loro li sa ritrarre, valorizzare, intensamente, come individui. S’è detto Oscure tentazioni:[…] mette in scena una donna bruna e muscolosa che si stacca come un’ombra, un simulacro, da una sagoma ritagliata sul fondo. Si descrive nello spazio in gesti aggressivi, gioca con pose morbide, accattivanti, riscrive con foga sensuale i confini del corpo, insegue storie di identità ambigua, femminilità che s’interroga su se stessa. L’apparizione, nella seconda parte, di due angeli custodi, uomo e donna, proietta sdoppiamenti, ricerche inesauste d’identificazione sessuale. Nocturne, di Martha Clarke, è uno straordinario monologo silenzioso sulla caducità della danza e dell’istante, sulla condanna della decadenza fisica, sulla solitudine dell’artista, sulle metafore ispirate dai polverosi e lunari cigni del balletto classico. In una filigrana di gesti strazianti, una ballerina a torso nudo, tutù svolazzante, volto incappucciato, scivola progressivamente verso un tramonto, una fine, una perdita assoluta di forza e controllo. E se delude Moonshine, di Christopher Bruce, che si offre, […] un viaggio stucchevolmente leggiadro di saltellanti pionieri americani, scorrono altre significative “oscure tentazioni” in Dämmerung, ancora della Clarke: duetto asciutto, ossessivo, potente, su un distruttivo rapporto di coppia. […] Svetta anche il secondo pezzo di Kylián, No sleep till dawn of day: corpi femminili ora drammatici ora ammiccanti, s’intrecciano e si espongono di fronte a una fila di sedie bianche, tra pose bloccate e evocazioni di movimenti animali, con catturante lentezza felina, sul flusso di una ninna-nanna delle isole Salomone”.
(Leonetta Bentivoglio, Oscure tentazioni di Kylián, la Repubblica, 22 luglio 1993)

“Tre infatti i coreografi di scena: l’immancabile Kylián con la sua linea classico-moderna di grande suggestione e originalità, la introspettiva Martha Clarke, il rambertiano Cristopher Bruce. Tono comune ai tre quello di una proiezione onirica fuori di se, quasi flashback della memoria alle soglie estreme dell’esistenza terrena. Personalissime e fortemente simboliche le Oscure tentazioni di Kylián, su musiche per pianoforte preparato di Cage, con una donna fortemente travagliata che trova conforto nell’assistenza liberatoria di due angeli custodi alati a salvarla da tentazioni solipsistiche. L’inconfondibile stile di Kylián si leggeva anche in No sleep till dawn of day in cui su narcotizzanti nenie delle Isole Salomone, due donne vivono, avvolte da teorie di sedie, esistenze parallele, quasi automi, manichini programmati senz’anima. […] Nocturne di Martha Clarke […] una sorta di monologo sulla vecchiaia con una decrepita ex-ballerina in tutù che scopre ad un tratto la decadenza fisica e il disfacimento di un tragico declino. Analoghi, ma meno traumatici toni crepuscolari, ritroviamo in Dämmerung della stessa Clarke su Lieder berghiani: alle soglie della terza età un uomo ripercorre la sua vita a ritroso, accanto alla sua donna, prima di cadere trafitto alle spalle come per un destino già segnato. Tinte più leggere ma non meno simboliche in Moonshine di Christopher Bruce, […]. Due coppie attendono invano un mezzo di trasporto e nel frattempo si raffrontano, si intrattengono sino a quando, stanche dell’attesa, rinunciano non solo al viaggio ma anche agli inutili bagagli. Invece di fuggire i quattro scoprono alla fine una dimensione nuova che li porta a restare: il loro futuro è già cominciato”.
(Lorenzo Tozzi, I Nederlands, olandesi volanti, Il Tempo, 22 luglio 1993)

“Si parte con Obscure Temptations di Kylián, dove sulle musiche ossessive di John Cage Sabine Kupferberg è una donna sola, giunta alla fine dell’esistenza, una guerriera coraggiosa e piena di voglia di vivere nella sua lotta impari con il tempo che passa, una donna che si lascia cullare e guidare come una marionetta da due algidi angeli della morte. Il senso di vuoto, di morte, di frustrazione che informa la vita di una ballerina al termine della sua esistenza , il desiderio di tornare ancora una volta sotto le luci dei riflettori per trasformarsi in uno dei candidi cigni del balletto classico, è il tema di Nocturne un drammatico assolo firmato da Martha Clarke, una delle fondatrici del Pilobolus. Sempre della Clarke è Dammerung in cui in modo ossessivo vengono esplorate le miserie umane. Lirico e spigoloso allo stesso tempo è No sleep till dawn of day un duetto composto da Kylián che senza la minima concessione al didascalico o al narrativo, si articola sul tema della maternità al ritmo di una ninna nanna delle isole Salomone. Chiude la serata Moonshine, una successione di brevi quadri ora drammatici ora quasi comici ispirati da The Bootleg Series: Song di Bob Dylan e firmati dell’inglese Christopher Bruce”.
(Francesca Bernabini, Anche la vita sulle punte comincia a quarant’anni, Corriere della Sera, 25 luglio 1993)

 

SU NEDERLANDS 3
di Mario Pasi

Numero 3, numero perfetto. Numero tre, proiezione nel tempo di una cabala artistica già vissuta nella giovinezza. Numero tre, il sogno di un “mezzo del cammin di nostra vita”. Numero tre, una idea vincente di Jirí Kylián, il direttore del Nederlands Dans Theater che è, senza ombra di dubbio, la più famosa e titolata compagnia di balletto olandese.

Fuori di metafora, il “Tre” di Kylián è il punto di incontro di molteplici esperienze personali, ovvero il segnale di una continuità di ideali. È anche la proiezione intelligente della compagnia di base, cui si è recentemente affiancato un gruppo di giovani. Al di là di ogni considerazione sulla anagrafe, fonte spesso di ineducati commenti, la maturità fisica e intellettuale di chi contribuisce alla vita del complesso diventa una sorta di terapia dei sentimenti. Dice giustamente Kylián che ogni artista avverte, a un tornante della sua vita, il senso del vuoto, della solitudine, della frustrazione. Egli sa di essere sul punto di diventare un’ombra, e deve perciò trovare soluzioni diverse, tentare altre strade. Certo, a quarant’anni passati, il passo a due del Corsaro o del Don Chisciotte non è più praticabile; sono rarissimi i casi di grande longevità artistica, nella danza come nel “fratello sport”. Ma l’arte può offrire soluzioni di interpretazione e di esecuzione di altro genere, nell’incontro fra naturale intelligenza e riletta vivacità fisica. E così nasce una formula che rimette in gioco il coreografo e il ballerino, con i loro rapporti vitali, con la loro capacità di rinnovarsi.

Fondato nel 1991, il Nederlands Tre ha avuto subito un grande successo: il primo spettacolo, firmato da coreografi di fama come Mats Ek, William Forsythe, Hans Van Manen e dallo stesso Kylián non poteva, proprio per il valore di questi coreografi, non fare sensazione. È ovvio che un progetto di questo tipo ha bisogno di contributi altissimi, di punte incandescenti del pensiero coreografico. Kylián è riuscito a portare sul suo battello non semplici marinai, ma superdecorati ammiragli. L’idea ci porta lontano dalla tipologia dei complessi numerosi, dal giro del repertorio complicato: è una formula agile che si sorregge sulle “creazioni” e non sul nome di uno o due artisti di richiamo, com’era il caso dell’operazione “Nureyev and Friends”. In questo caso i nomi dei danzatori impegnati nel programma 1993 non sono clamorosi (per il pubblico italiano); ma appartengono alla storia del balletto europeo, alle esperienze di famose compagnie, alla storia e al progresso della danza del nostro tempo. Gérard Lemaitre, Sabine Kupferberg, Jeanne Solan, Martine Van Hamel, Gary Chryst sono i terminali della proposta coreografica che prende il nome dal primo numero dello spettacolo, Oscure tentazioni, firmato Jirí Kylián.

Nato a Praga nel 1947, allievo di Cranko e da circa vent’anni al Nederlands, Kylián è da un lato il rappresentante più intelligente di una moderna classicità, dall’altro un abilissimo creatore di balletti d’azione. Col suo stile impeccabile e una chiara predisposizione all’ironia egli è diventato uno dei coreografi più interessanti della sua generazione, ed è forse il miglior erede di Balanchine. Nei suoi due titoli c’è il senso del mistero, il gioco della luce e dell’ombra, il segno di una condizione umana delicata e ardita. Martha Clarke è nata 1944 a Baltimora e viene da opposte sponde. È stata membro del Pilobulos, ne ha proseguito gli ideali con interessanti uscite nel mondo delle lettere e delle arti, sfiorando la magia e il grottesco. Del 1945 è l’inglese Christopher Bruce, scoperto da Marie Rambert e coreografo attivissimo nel segno dell’unione fra classico e moderno.
Un trittico di geni, una festa della seconda giovinezza. In letizia ed amicizia.

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