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In Zwischen Räumen; Brief Letters


In zwischen räumen e Brief letters IN ZWISCHEN RÄUMEN (1995)
Concezione, coreografia e danza Anna Huber
Disegno luci Thilo Reuther
Musica Wolfgang Bley-Borkowski
Costumi Inge Zisk
Direttori tecnici Jochen Massar, Andreas Greiner
Organizzazione Ellen Kraft
Con il sostegno di Theater am Halleschen Ufer, Berlin / Tanzfabrik, Berlin / Pro Helvetia, Zürich / Tanzewerkstatt, Berlin / Podewil, Berlin.

BRIEF LETTERS (1996)
Concezione, coreografia e danza Anna Huber
Disegno
luci Thilo Reuther
Musica Sebastian Hilken
Costumi Inge Zisk
Direttori tecnici Jochen Massar, Andreas Greiner
Organizzazione Ellen Kraft

Con il sostegno di Senatsverwaltung für Wissenschaft, Forschung und Kultur, Berlin / Pro Helvetia, Zürich / Fonds darstellende Küste E. V. Essen / Hebbel Theater, Berlin / Theater am Halleschen Ufer, Berlin / Tanzfabrik, Berlin / Tanzewerkstatt, Berlin / Podewil, Berlin / Klapstuk, Leuven.

La serata prevede la presentazione di due creazioni di Hanna Huber, In zwischen räumen e Brief letters, due assoli capaci di dare pienamente voce alla filosofia di questa singolare danzatrice e coreografa: vivere la danza come un linguaggio da reinventare e da mettere in discussione ogni volta.
Mentre in In zwischen räumen, la coreografia è dominata da una chiarezza geometrica e da una vera e propria esaltazione dei rapporti tra corpo e spazio, spazio e luce, luce e corpo in una forsennata indagine-dialogo allo specchio che pone di fronte le due identità chiuse nello stesso corpo, in Brief letters è la problematica stessa dell’espressione ad essere esemplificata attraverso un bizzarro e calligrafico linguaggio del corpo che lascia emergere e traspirare il conflitto sempre presente nella comunicazione fra gli individui: il movimento tenta un dialogo con la musica, continuamente frustrato dall’assioma di una impossibile comunicazione. Anche quando l’armonia sembra raggiunta, in realtà è la solitudine a dominare.
Le creazione della Huber alimentate da una perfetta e profonda padronanza dei movimenti, da una disciplina che rende il corpo permeabile ai moti interiori e perfetto veicolo d’espressione, non si fermano al gioco plastico o al disegno di un’impalcatura esteticamente affascinante, ma narrano la vita interiore, raccontano delle paure proprie di ciascun individuo: “Qualche volta decidiamo di reprimere noi stessi, ma allo stesso tempo soffriamo per questa scelta”, dice la Huber.

Cartellone 1998

IN ZWISCHEN RÄUMEN; BRIEF LETTERS
Teatro Vascello, 28, 29 novembre 1998
Evento
Multimedia

In zwischen räumen e Brief letters SU IN ZWISCHEN RÄUMEN E BRIEF LETTERS
di Elisa Vaccarino

Per una sorta di “deformazione culturale” il virtuosismo del corpo danzante evoca, “in esclusiva”, i trentadue fouetté del Lago dei cigni o la velocità neoclassica di Ciaikovsky pas de deux di Balanchine. E, per contro, mai come in questi anni si è sentito ripetere che la danza contemporanea, per guadagnare in libertà creativa, deve essere anti-virtuosistica, persino anti-tecnica, e che il corpo deve mettere tra parentesi tutte le tecniche che ne marchiano la memoria, deve dimenticare il sapere appreso, pena lo spegnimento dell’originalità, del tocco personale e del “nuovo” nel flusso castrante dei manierismi. Quindi, ultimamente, persino il gran rivoluzionario Cunningham è finito nella casella dei “classici”.

Eppure, come sempre accade, ogni verità apodittica – e lapalissiana – contiene in sé la verità del suo contrario. Per convincersene, basta vedere il corpo contemporaneo al sommo grado, nella forma, nella linea, nel costume, nella qualità di movimento, di Anna Huber , danzatrice virtuosistica fino al limite estremo del dominio assoluto su muscoli, tendini, nervi, carne. Da Zurigo, la sua città natale, che vanta una solida tradizione d’avanguardia – e non è una contraddizione in termini, visto che Lenin, Joyce, Jung, Laban, Wigman e i Dada non ci passarono invano – Anna si è trasferita una decina di anni fa a Berlino, da allora la sua città di riferimento, dove ha presentato i primi lavori. Tra gli inizi con il ch-Tanztheater e la perfezione caparbia e il controllo feroce di oggi cosa c’è stato? Cosa può spiegare tanto meraviglioso rigore? Probabilmente un temperamento d’acciaio, ma anche la molteplicità di esperienze e di interessi, che l’hanno indotta a prender parte a progetti e ricerche con Giorgio Barberio Corsetti, Mark Tompkins, Saburo Teshigawara, Kazuo Ohno, Meg Stuart e Susanne Linke. Nomi che dicono poco, purtroppo, al pubblico italiano, salvo l’ultranovantenne maestro del Butoh giapponese Ohno, la signora del Tanztheater Linke e il nostro Barberio Corsetti, fantasioso metteur en scène dinamico e ardito – come sarebbe piaciuto ai Futuristi. C’è ancora un gap di circolazione dei coreografi e degli spettacoli in Italia, per cui Mark Tompkins, americano che ha scelto la Francia per progetti speciali itineranti, non varca i nostri confini, e neppure Teshigawara, austero, enigmatico, affascinato dalle tecnologie, invitato da Billy Forsythe a creare il superbo White Clouds under the Heels per il Ballett Frankfurt, e coreografo guru di Anna – quello con cui sognava un “job” – e nemmeno Meg Stuart, abile improvvisatrice americana che ha avuto un posto d’onore tra i performer invitati all’ultima edizione di Documenta a Kassel, in duo con l’artista visivo Gary Hill.
Comunque, se non bastasse, Anna ha lavorato poi con Vivienne Newport, già allieva del Folkwang Tanzstudio di Essen e artista indipendente a Francoforte, e con Jo Fabian, immaginoso coreografo-regista della Berlino ex-Est. Certo, tutte esperienze che sono valse a dare nutrimento e materia a questa “star segreta della scena libera di Berlino”, come è stata definita, che però poi ha imboccato un suo percorso “altro”, in cui fa tutto da sola, dalla produzione alla distribuzione dei suoi pezzi, presentandosi in scena con la forza e la resistenza di un magnete.

La sua danza ad altissima definizione brucia di una fiamma interiore glaciale, che lascia intuire la spietatezza del lavoro su di sé, sul suo fisico minuto e tenacissimo. La sua è un’onestà artistica che rifulge con la durezza delle sfaccettature aguzze del diamante: un solitario di perfetta trasparenza, in cui ogni dettaglio di struttura e di luce è esaltato nella sua evidenza essenziale.
In zwischen räumen, nato da un forsennato dialogo di settimane con l’altra se stessa allo specchio, nella tensione di rivelare la propria fragilità nascosta – perché, dice, “talvolta scegliamo di chiuderci in noi stessi, salvo soffrire per questa scelta” – lascia quasi sgomenti per l’indefettibile devozione alla chiarezza geometrica che si scolpisce nello spazio scenico, nitido e leggibile come la sua danza, in partnership con la potente musica d’atmosfera di Wolfgang Bley-Borkowski.
Per Brief letters l’ambiente sonoro è creato invece da Sebastian Hilken, che “discorre”, in senso letterario, inseguendo senza sosta con intuito raffinato il punto di incontro mobile con la sagoma bianca, netta, scomponibile, pura, spirituale, di Anna, artefice personalissima di singolari opere d’arte corporali, pensate e agite con una coerenza radicale, selvaggia, emozionante.

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