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Terje Rypdal e Trio Skywards

Terje Rypdal e Trio Skywards


Interpreti Trio Skywards (Terje Rypdal, chitarra, Ståle Storlökken, tastiere, Paolo Vinaccia, percussioni)

Terje Rypdal, norvegese, con il Trio che prende il nome dall’album Skywards (1997), affronta composizioni originali e musiche da film, muovendosi fra musica colta, rock, radici folcloriche ed improvvisazione jazz.
Da Miles Davis a Jeff Beck, a suggestioni di tradizione classica, Rypdal – collaboratore di Jan Garbarek e George Russell, compositore di jazz ma anche di opere sinfoniche e da camera – fonde i timbri rock-pop con quelli della musica colta, sconfinando verso il post-rock elettronico attraverso improvvisazioni di sapore drum’n’bass.
Il Trio Skywards, seguendo la filosofia dell’etichetta discografica ECM, gioca liberamente con i confini dei generi e delle culture musicali, curandosi solo che la ricerca sia sempre evocativa e sensata.

Terje Rypdal e Trio Skywards
TERJE RYPDAL E IL TRIO SKYWARDS
di Paola Genone

L’ispirazione di Terje Rypdal sembra poggiare su una sorta di poligamia musicale, una naturale propensione all’interdisciplinarietà dei suoni e del loro impasto.
Da anni infatti il chitarrista-compositore norvegese sfida le barriere stilistiche infrangendo l’apparente impermeabilità tra musica colta, rock, radici folkloriche e improvvisazione jazz. Passando con estrema sensibilità e perizia dagli impianti melodici puntinisti, gli echi e le atmosfere rarefatte dei fiordi scandinavi ai ritmi sincopati del Miles elettrico, dai soli convulsi ispirati a Jeff Beck ad un universo timbrico fatto da strumenti di tradizione classica (oboe, violino e viola). Fino ad arrivare nel corso degli anni ad un nuovo progetto intitolato Skywards. Un’opera di sofisticata contaminazione che ai timbri morbidi e algidi del violino e del violoncello unisce gli umori acidi della chitarra elettrica, un lavoro complesso su un materiale che all’origine avrebbe dovuto chiamarsi Too ECM, chiaro omaggio alla filosofia sonora dell’etichetta.

La Dream Band, il nome che Rypdal ha coniato per il trio – composto inoltre da Ståle Storlökken alle tastiere e Paolo Vinaccia alle percussioni – è l’organico che (per la prima volta in Italia) proporrà Skywards in concerto con un assetto strumentale leggermente modificato rispetto all’incisione discografica. Ma non mancherà certo l’abilità del trio nel ricostruire, brano dopo brano, un pensiero a mosaico che parte da melodie folkloriche passando per fondali timbrici rarefatti e influenze rock, un pensiero che ancora una volta si fa beffe delle etichette, proseguendo la ricerca verso una straordinaria commistione tra cosiddetti strumenti classici e cosiddetti strumenti popolari.

(in Catalogo Romaeuropafestival 1998)

Rassegna stampa

“Il teatro Vascello ha accolto nella sua struttura in legno, con la platea vicina ad un palcoscenico tutto nero, il trio Skywards, nome nato nel 1997 da un cd omonimo Ecm. Rypdal, il tastierista Ståle Storlökken e il batterista/percussionista Paolo Vinaccia si sono disposti a semicerchio, rivolti verso il pubblico in cui spiccava la comunità scandinava romana. Per un’ora e mezza circa hanno suonato brani inediti, materiale dall’album Skywards o dal repertorio di un’altra formazione del chitarrista (The Chasers) ispirata al rock, musiche da film, generando una strana performance. Nei momenti più felici i paesaggi sonori dipinti sembravano quasi reclamare una quinta cinematografica, visiva, suggerivano un qualcosa che era, in realtà, assente; quando Rypdal abbandonava il palco, Storlökken & Vinaccia si lasciavano andare a duetti dal sapore drum’n’bass privi di spessore e poveri nell’improvvisazione. Musica d’atmosfera che, diradata la nebbia dei suoni, spesso non ha lasciato vedere altro. Lo stesso chitarrista scandinavo – musicista che ha la sua importanza nel jazz e nella musica europea, nonché nel catalogo Ecm – è apparso poco motivato al suonare, pur restando un ottimo chitarrista. I suoi interessi volgono ormai verso la composizione: sta scrivendo la sua sesta sinfonia”.
(Luigi Onori, Vittorini e la doppia anima di Gershwin, il manifesto, 28 novembre 1998)