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Artists soapbox derby: Grand Prix de Rome


ARTISTS SOAP BOX DERBY:
GRAND PRIX DE ROME
Accademia Americana, 4 luglio 1999
Evento

Le macchine partecipanti
Il Soap Box Derby
Gara artistica per veicoli a ruote non motorizzati
Organizzazione e cura
Pat Oleszko
Collaborazione Peter Boswell (direttore artistico dell’American Academy in Rome)
Giuria Alain Elkan (autore), Domiziana Giordano (attrice), Aurelio Picca (scrittore), Ludovico Pratesi (critico d’arte), Claudio Rosati (giornalista), Gianfranco Facco Bonetti (direttore generale Relazioni Culturali Ministero Affari Esteri)

Grande evento sportivo in cui veicoli spinti soltanto dalla gravità e dall’ambizione dei conducenti gareggiano su una pista in leggera discesa lunga circa 500 metri.
Il Regolamento prevede che: 1. Ogni veicolo deve avere per lo meno tre ruote; 2. L’unica forza motrice ammessa è la gravità: quella terrestre e quella dell’equipaggio del veicolo; 3. I veicoli devono avere un pilota o un team di piloti.
Ai concorrenti sono state richieste una serie di informazioni, ovvero: 1. Il loro nome; 2. Se gareggiano da soli o in squadra; 3. Le caratteristiche del veicolo; 4. Speranze di sopravvivenza in caso di collisione; 4. Chi contattare in caso d’emergenza.
Il Grand Prix è una tradizione americana legata al Soap Box Derby, cioè una corsa di singolari veicoli non motorizzati, che si svolgeva solitamente in estate. Questa bizzarra gara, che nel nome rievoca la storica competizione ippica e le scatole per il sapone con le quali i bambini costruivano le loro macchinine giocattolo, si è trasformata negli anni in una delle più seguite e fantasiose sfide della cultura sportiva americana. Il regolamento, poiché ogni gara ne ha uno, prevede che le vetture, su tre ruote, si muovano esclusivamente con la forza di gravità, quindi la pista è in discesa e le vetture non possono dotarsi di alcuna tecnologia che ne agevoli la corsa. Per il resto la fantasia governa liberamente sui principi costruttivi, dal momento che non è la più veloce a vincere, o meglio, non solo: i premi, infatti, sono anch’essi all’insegna della stravaganza e del gioco. Ad orchestrare e dirigere le operazioni che vedono in gara automobili piuttosto incredibili – e divertenti -, Pat Oleszko, un’artista performer, molto apprezzata ed anche’essa piuttosto stravagante e piena di bizzarra creatività.

Cartellone 1999

ARTISTS SOAP BOX DERBY:
GRAND PRIX DE ROME
Accademia Americana, 4 luglio 1999
Evento

Le macchine partecipanti
Il Soap Box Derby
LE MACCHINE PARTECIPANTI

Chair today, gone tomorrow
Di Stephen e Lauren Peterson (storici d’arte)
Sediamobile – un modello da città per avere sempre un posto in prima fila.
Premio per il veicolo più lento.

Figmobile
Di Tom Leader (architetto di giardini), Inky, Leslie Raine
Figmobile – per “verdi” e naturisti: coniugando natura e automazione, il Figmobile rappresenta il primo esemplare al mondo di paesaggio semovente.
Premio per il miglior uso di materiali indigeni

La macchina d’olio d’oliva
Di Jack Risley (scultore).
Bicicletta-carro armato. Un prodigio dell’invenzione e della tecnica: un modello destinato a chi vuole il massimo comfort senza rinunciare alla sicurezza.
Premio per il progetto più laborioso.

Pavement
Di David and Paul Lewis (architetti).
Auto-strada, la prima macchina asfaltata: l’uovo di Colombo per risolvere il problema del traffico.
Premio per brava persona, pessima macchina.

L’ultima spremuta
Di Craig Woods (architetto di giardino), Mark A.J. Wingate (compositore), Cristina Woods (architetto), Mark Bowditch (artista), Craig Verzone.
Aranciamobile – un modello confortevole, altamente vitaminico, ideale per guidatori sonnolenti.
Premio per gli ingredienti più naturali.

The scholar-mobile
Di Michael Koortbajian (storico d’arte) e Shawna Leigh (archeologo).
Studiomobile, per lo studioso che non vuole smettere mai: un modello “da lavoro” ideale per chi non ha tempo da perdere.
Premio per il più bisognoso di un premio.

Vegetebol, Omaggio a Gianni Agnelli
Di Roberto Perciballi, Francesco Perciballi, Stefano Evangelisti, Paolo Bonfini, Roberta Campagnile, Vincenzo Noce.
Formula Ferrari, il nuovo prototipo Ferrari in anteprima assoluta per il Grand Prix di Roma.
Premio per il design più macho.

Plato weeps
Di Richard Rosa (architetto).
Cubomobile, il mondo materiale esiste, e fa male: una metafora dell’architettura moderna.
Premio per il più bisognoso ancora.

The lawn goodbye
Di The Garden and Maintenance Crew.
Bat-mobile, un gioiello della meccanica messo a punto dallo staff dell’Accademia Americana di Roma, e già acquistato dagli studios di Hollywood per la nuova puntata della serie Batman.
Premio per il più veloce.

Red-hot flame dragon
Di Gus Murphy, Lydia e Dora Thornton.
Bady-mobile, un modello scattante per giovani rampanti.
Premio per la macchina più bella.

Laika
Di Peg Laird (classicista) e Phil Taylor (architetto).
“Laika space station, but it’s not”.
Premio per la migliore caratterizzazione del modernismo architettonico.

The Popemobile
Di Pat Oleszko, assistita da Christina Corsiglia come Swinging Nun.
Giubimobile, un modello solenne, da usarsi una volta ogni 25 anni.
Premio per il più bel costume.

Fourth of July Flyer
Di Samuel e Thomas Boswell.
Vagonmobile, un modello elegante per la futura classe dirigente.
Premio per l’autista più attraente.

Cartellone 1999

ARTISTS SOAP BOX DERBY:
GRAND PRIX DE ROME
Accademia Americana, 4 luglio 1999
Evento

Le macchine partecipanti
Il Soap Box Derby
SOAP BOX DERBY
di Lester K. Little
Direttore Accademia Americana

Pat Oleszko, di New York, unica, originale artista di performance e vincitrice di uno dei Rome Prizes di quest’anno all’American Academy in Rome, ha portato al Gianicolo un tradizionale evento estivo americano, il “soap box derby”, per celebrare il Quattro Luglio, anniversario della firma della Dichiarazione d’Indipendenza.
Tra i partecipanti ci sono stati artisti americani, ma anche i loro colleghi ed amici romani.

Cos’è un “soap box derby”? È, a dire il vero, una corsa veloce, così chiamata dal nome del luogo di una famosa corsa di cavalli in Inghilterra, Derby. Ma perché – e com’è – un soap box derby? “Soap boxes” sono delle casse da imballaggio di legno (lunghe all’incirca 75 cm, profonde 40 cm, alte 45 cm) usate nelle fabbriche di sapone per trasportare i pezzi prodotti ai magazzini per la vendita al dettaglio. Poiché erano molto solide, potevano servire ad altri scopi, ed erano generalmente avant la lettre riciclati, ovviamente come casse per contenere altro materiale diverso dal sapone e, alla fine, come legna da ardere.
Alcune di esse sono anche diventate una mangiatoia per cuccioli, o, con l’aggiunta di due stecche a mezzaluna, una culla. Dalla metà del XIX secolo fino alla metà del XX, le casse di sapone venivano utilizzate in larga parte come palco provvisorio per gli oratori, al punto che è stato coniato il termine “soap box orator” per definire gli oratori che difendevano le cause.
Per i bambini la cassa per sapone è diventata inevitabilmente il telaio di un veicolo. Montato su ruote (o in versione invernale su lame), è divenuto il loro veicolo preferito senza motore, della giusta misura e, per molti, del prezzo giusto, per le corse giù per le colline. Queste gare si tenevano in città e villaggi in tutto il paese senza alcun intervento da parte degli adulti. I primi interventi, alla fine, ci sono stati nel 1935 grazie alle sponsorizzazioni di industrie di automobili, così la prima corsa di macchine a livello nazionale si è tenuta a Akron, nell’Ohio, dal titolo ALI-American Soap Box Derby.
Le ragazze sono state tenute fuori da questa competizione fino al 1971, ma solo quattro anni dopo, il derby ha avuto la sua prima vincitrice donna.

Il prezzo per aver rubato l’idea a questa spontanea cultura dei bambini, ed averla trasformata in un grande evento per adulti, è venuto alla luce nel 1973: la macchina che vince il derby di quell’anno viene trovata con elettromagneti collocati nella carrozzeria (tutto per il valore di $20,000), così da darle un vantaggio alla partenza.
Questo evento ha dato la spinta per tornare alle radici iniziali, quando i bambini di ogni età, e la loro immaginazione libera dall’eccesso di regole, potevano entrare nella creazione di un derby come quello di Roma.

La competizione del 1999, sotto la guida di Pat Oleszko, sottolinea l’artistico ed il bizzarro. Include veicoli strabilianti quali il Figmobile che, progettato da Tom Leader e Leslie Rainer per verdi e naturisti, coniuga natura e automazione, diventando il primo esemplare al mondo di paesaggio semovente. Oppure lo Studiomobile, costruito da Michael Koortbajian e Shawna Leigh, per lo studioso che non vuole smettere mai: un modello da lavoro con scrivania, telefono, libri, computer, ed altro, ideale per chi non ha tempo da perdere. O acora l’Auto-strada, creazione degli architetti gemelli Paul e David Lewis, che è la prima macchina asfaltata: l’uovo di Colombo per risolvere il problema del traffico.

E non meno inventivi risultano i premi di squisita fattura che hanno poco o niente a che fare con la velocità: come il riconoscimento per categorie quali il veicolo più lento, il miglior uso di materiali locali, e per la moda, nominato The Isadora Duncan Costume Award.

Chiaramente il tema principale è il trionfo della bella figura.

(in Catalogo Romaeuropa Festival 1999)

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