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RICHARD MOVE

Martha a Romaeuropa


Photo © Piero Tauro

Martha@Romaeuropa è una intelligente e singolare combinazione di coreografie, monologo drammatico, materiale storico e satira che resuscita la vita e l’opera della leggendaria pioniera della danza contemporanea, Martha Graham.
Richard Move sviluppa questo progetto di spettacolo dalla sua popolare serie di cabaret dedicata all’arte di Martha Graham, traendo tuttavia una ulteriore ispirazione anche dagli artisti del Cabaret Voltaire e dal vaudeville americano. In Martha@Romaeuropa il nobile percorso della danza moderna si mescola con humor nero tipico degli equivoci night club, rievocando un mondo notturno dal fascino camuffato, cattivo ed onirico. Move restituisce la filosofia di Martha Graham nella sua interezza, ne riporta in vita il mito e la sofisticata e coraggiosa visione della danza: la storia e ciò che è venuto dopo la storia, il mito. Ne nasce un lavoro sincero ed artefatto ad un tempo, corrosivo e perfetto, divertito e denso di riflessione: un omaggio certo, ma come è costume proprio della visione del mondo di Move, anche una rivisitazione non scevra di brillante ironia.

Questo evento non è in nessun modo connesso o sponsorizzato da enti Martha Graham.

Ideazione, scrittura, regia Richard Move
Coreografia Martha and the Company
Musica Aaron Copland, Bernard Hermann, Serge Rachmaninoff
Visuals Charles Atlas and Curious Pictures
Costumi Pilar Limosner
Tecnica e luci Donalee Katz
Danzatori Richard Move e la sua compagnia di danza

“UN ATTO D’AMORE PER MARTHA GRAHAM”
a cura di Laura Putti

Perché ha scelto di misurarsi con un mito?
Perché è stata una donna straordinaria con una vita piena e lunghissima. Perché ha molto parlato e molto scritto. Lo spettacolo avrebbe dovuto andare in scena una volta sola, una cosa piccola, per far ridere. Poi ho capito che il personaggio era incredibile, il materiale immenso e che il pubblico c’era e sarebbe cresciuto. A New York la gente tornava tante volte. E hanno partecipato anche persone che hanno conosciuto la Graham come Merce Cunningham, Mark Morris o Christopher Hermann, suo assistente personale negli ultimi anni, curatore di tutti i suoi archivi audiovideo. Lui mi ha fornito materiale prezioso, così lo spettacolo è andato avanti.

Come lo definirebbe?
Mi piace chiamarlo “variety show”, ma è anche una “deconstuctive reiterpretation”. Le mie idee di partenza sono state: Martha non è mai morta; e rivisita il passato, dal vaudeville americano, del quale negli anni 20 fu diva, fino alla Dance Company che la consacrò mito del Novecento. Lei stessa è maestra di cerimonie e con il pubblico divide i ricordi, la sua filosofia, la sua estetica, e danza pezzi brevi con i suoi ballerini.

Mark Morris dice che lei è più Martha di Martha; Forsythe dice che lei ha ingoiato la Graham. Si sente preda di una malia?
No, ho fatto tante altre cose, ma questo per me è sempre un atto d’amore. Nella sua autobiografia, Graham parla molto della tournée. In Italia, per esempio a Firenze, fu fischiata per la prima volta; incontrò il Papa; si emozionò davanti alle sculture del Bernini, alla Pietà di Michelangelo. Tutto questo è stato fonte di ispirazione per lo spettacolo che raccoglierà il meglio di questi sette anni.

È stato difficile adattare la voce?
Ho lavorato molto sulla voce. Ho studiato sulle registrazioni dei suoi discorsi. La Graham smise di danzare nel 1967, a 76 anni. E, dopo un brutto periodo alcolico, continuò a fare coreografie e ad accompagnare la sua Dance Company per altri 25 anni.

(Laura Putti, Richard Move: “Un atto d’amore per Martha Graham”, la Repubblica, 5 ottobre 2003)

Cartellone 2003

UNA DEA PIÙ CHE MODERNA
a cura di Francesco Di Giovanni

Con Martha@ lei ripercorre la vita della diva, Martha Graham b”
All’epoca ci voleva coraggio per dire quello che diceva Martha, e come lo diceva lei. Ma la pensava così.

E lei come la pensa?
Allo stesso modo.

Le coreografie di Martha@, tutte sorprendenti e diverse fra loro, si alternano alla sua imprevedibile interpretazione della Graham che parla al suo pubblico e lo seduce con il proprio carisma e l’irresistibile ed ambigua ironia. Anche lei riesce a costruire, nei panni di Martha, un legame forte e quasi personale con gli spettatori.
Questa è una delle lezioni che Martha Graham ci ha lasciato: il pubblico è lì di fronte a noi, presenza fatta di tanti uomini e donne. Ed ognuno di loro va guardato, affascinato, conquistato. Il pubblico è vivo ed è la nostra energia: non possiamo né dobbiamo dimenticarlo quando siamo in scena.

Martha@ è danza e soprattutto ci parla di danza, di ciò che la danza è in grado di dare. Secondo lei cos’era la danza per la Graham, un modo di apparire o una filosofia di vita?
Entrambi. Per Martha la danza era il suo modo di esprimersi completamente, ma anche una materia su cui rifletteva sempre ed in cui rifletteva se stessa e la sua filosofia.

Martha@ punta i riflettori sulla storia della danza del secolo scorso, l’attraversa con la sua primadonna per comprendere meglio, con humor e senza pretese, dove è approdata oggi la danza e perché. Cosa può dare questa panoramica sulla danza al pubblico di oggi?
Credo che il pubblico voglia capire le origini della danza contemporanea e per me è molto importante mostrare agli spettatori come Martha Graham abbia aperto le porte all’arte dei nostri giorni.

Martha@ è anche una dichiarazione d’amore un po’ retrò per il fascino eclatante del cinema del ventesimo secolo. In una coreografia lei sembra raccogliere le suggestioni dei primi colossal storici e ricrea quasi un clima solenne e sfarzoso, anche con la musica.
Con il nostro balletto volevo recuperare l’atmosfera epica e maestosa della tragedia greca, volevo catturarne il potente sentimento per il pubblico di oggi, nonostante la gente spesso preferisca evitare le vere emozione e passioni che provengono dal palco.

C’è un momento in cui riprende una delle colonne sonore più elettrizzanti e famose della storia del cinema, quella della del capolavoro di Alfred Hitchcock Psycho. Perché?
Bernard Herrmann, l’autore delle musiche di Psycho, è stato molto influenzato da Samuel Barber e altri compositori contemporanei alle cui opere Martha Graham attingeva per la sua danza. Una musica drammatica, autenticamente thrilling che anch’io prediligo per le mie coreografie.

L’ironia di Martha@ percorre tutto lo spettacolo. Ma è un’ironia nostalgica, che gioca a recuperare un paradiso perduto, una rimpianta età dell’oro. È vero?
Sì. Vorrei tanto tornare indietro agli anni ruggenti di Martha Graham.

Nello spettacolo spesso critica il post-modernismo nella danza dei nostri giorni. Ma l’ironia, la consapevolezza, un certo gusto per le citazioni e l’intertestualità di Martha@ sono tipicamente post-moderne. Ci sono due tipi di post-moderno, uno buono ed uno cattivo?
Martha@ rappresenta uno strano matrimonio: fra un’autentica sensibilità post-moderna, una presentazione moderna, una costruzione profonda e un’idea post-post-moderna in opposizione al primo modernismo.

In alcuni fasi dello spettacolo privilegia i gesti e le espressioni del viso ai passi ed ai movimenti. La sua idea di danza sembra tendere alla “statica” (nella sua ricerca estetica di uno scultoreo equilibrio d’insieme), piuttosto che a una dinamica di conquista e conoscenza dello spazio.
Martha è stata per gran parte della sua carriera una superba danzatrice ed attrice. Mi sono ispirato all’ultimo periodo della Graham, quando diventò una diva capace di colmare il palco semplicemente con il suo carisma e la sua presenza scenica, mentre i suoi performers le danzavano intorno. Sono state alcune fotografie che la ritraevano a suggerirle queste pose anche in scena.

Martha@ sembra compiere un’attenta meditazione sull’uomo contemporaneo, sul conflitto fra corpo e anima, sulle sue nevrosi. Ma sa regalarci anche una danza di spirito e vita, nei suoi momenti più profondi…
È questo il cuore dello spettacolo: il modo bello e autentico attraverso cui Martha Graham ha voluto esprimere la condizione umana e comunicare il significato della vita, delle emozioni, delle passione, dell’amore e della speranza.

Putti intervista Move
Di Giovanni intervista Move
Archivio Romaeuropa Festival
2003 – MARTHA@ROMAEUROPA

“Infatti, il coreografo dalla teatralità kitsch più ostentata e paradossale ci ha messo dinanzi a un teatro statico, di riflessione e di pensiero, solcato da un humour più sottilmente inglese che americano. Strutturato dal susseguirsi di monologhi, recitati dall’inizio alla fine da un Richard Move nel ruolo di Matha Graham col microfono in mano, quasi sempre in scena, da solo o immobile – monologhi tratti dagli scritti in inglese della Graham (con sottotitoli in italiano) o ripensati e recitati da Move in un lento e pausato italiano – il lavoro evidenzia da subito un lungo studio dei documenti scritti e filmati sulla grande danzatrice americana, anche sul suo look, trucco, pettinatura, abiti, pur esasperatamente caricati nelle stoffe e nello scintillio, rivelatori della ironica chiave di lettura alla Wanda Osiris o alla Moira Orfei di Richard Move. Dalle celebri dichiarazioni di estetica oppure di tecnica di Martha – “pensate alle braccia come ad una estensione della spina dorsale”, e altro – scaturivano poi le splendide sequenze danzate dalla non numerosa compagnia di Richard Move nell’originale stile Graham, comprese le famose “cadute”, nei bellissimi costumi di Pilar Limoser: uno stile che non sempre si può ammirare oggi nella sua purezza, date le infinite contaminazioni della danza contemporanea”.
(Paola Pariset, Anche la voce nella danza per rievocare la Graham, Il Tempo, 12 ottobre 2003)

“Rivive sul palcoscenico il lavoro affascinante della Graham sul corpo, sulle possibilità cinetiche del movimento legate agli stati interiori e psicologici – fra gli elementi più originali del suo stile le celebri cadute a terra: i ballerini sembrano precipitare indietro senza cercare di impedire la caduta. Il lavoro di Move è di reinventare, se possibile, quello che a suo tempo la Graham inventò, riuscendovi perfettamente. Non a caso lo spettacolo ha ottenuto due New York Dance and Performance Awards ed è stato rappresentato in tutto il mondo. […] Non sempre, però, le diverse anime che caratterizzano il lavoro si sposano perfettamente. Le false interviste alla danzatrice risultano ripetitive, la devozione delle allieve al “mito” Graham, un po’ insistita e in conclusione prevedibile. I numeri strepitosi di ballo un po’ slegati nel “tutto”. Restano il talento di Move e quello dei ballerini della sua compagnia a dare sangue alla performance”.
(Flavia Bruni, Martha@Romaeuropa, il Secolo d’Italia, 18 ottobre 2003)

“Dopo un delizioso videomix, fatto di brandelli di ogni tipo di danza possibile, teatrale e popolare, tra gli anni Venti e i Novanta, il danzatore e coreografo americano Richard Move si presenta in scena da solo, avvolto in uno dei tipici abiti con cui si presentava Martha Graham negli ultimi venti o trent’anni della sua lunga vita (1894 – 1991): erano tuniche e mantelli neri, con fregi vistosi, lunghi fino ai piedi oppure erano confezionati in tessuti spudoratamente brillanti, d’oro e d’argento, spesso adornati da mille sottili, pendule lamelle. […] Poi, Richard Move, una Graham perfetta, miracolosamente ritornata tra noi attraverso di lui, in un italiano quasi perfetto, comincia a raccontarci esempi dei suoi lavori (oltre a due brevi saggi coreografici di due ospiti italiani, Leone Barilli e Antonio Montanile). I testi – quasi tutti originali della Graham – sono lunghi, e spesso del tutto scollegati da danze pertinenti. […] Purtroppo, invece, i brani danzati delle lezioni di tecnica Graham e i brani dei suoi principali balletti, sono brevi, troppo brevi (non più di due o tre sia pur prefetti minuti ciascuno)”.
(Vittoria Ottolenghi, Richard Move fa rivivere il mito Martha Graham, Il Mattino, 13 ottobre 2003)

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