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Socìetas Raffaello Sanzio

Crescita VII


 

A chiudere l’investigazione e l’omaggio del Romaeuropa Festival sul mondo della Socìetas Raffaello Sanzio, saranno infine le cosiddette Crescite. La compagnia di Cesena, infatti, presenta a Roma la Crescita VII e la Crescita VIII.
“La Crescita – spiega il gruppo – è un’azione teatrale che fa riferimento a uno o più Episodi della stessa Tragedia Endogonidia. Ogni Crescita sviluppa una o più figure tra quelle che ricorrono nella Tragedia: è dunque un dispositivo che permette di ampliare il prisma dei motivi drammatici di un soggetto o di un certo quadro. Ma ciò che caratterizza la Crescita è la rapidità dell’azione e della demolizione, oltre all’origine pratica che deriva dall’Episodio come anche dal luogo dove essa si compie. Una vera e propria comparsa locale che dura pochi minuti e che si ripete in modo ciclico. È il luogo che indica il tipo di azione: è una relazione tra luogo, umanità, materia e pensiero che va immaginata e realizzata in rapida successione. Se la Tragedia si basa sull’Episodio, la Crescita è agire episodicamente su un luogo”.

Regia, scene, luci e costumi Romeo Castellucci
Composizione drammatica, sonora e vocale Chiara Guidi
Musica originale Scott Gibbons
Traiettorie e scritture Claudia Castellucci
Con Francesca Debri e Sergio Scarlatella

Produzione Socìetas Raffaello Sanzio – Cesena; courtesy by Romaeuropa Festival, Festival d’Avignon, Hebbel Theater – Berlin, KunstenFESTIVALdesArts – Brussels, Bergen International Festival, Odéon -Théâtre de l’Europe; con Festival d’Automne – Paris, Le Maillon-Théâtre de Strasbourg, LIFT (London International Festival of Theatre), Théâtre des Bernardines con Théâtre du Gymnase – Marseille
In collaborazione con Emilia Romagna Teatro Fondazione – Modena

 

CRESCITA DELLA TRAGEDIA ENDOGONIDIA
di Romeo Castellucci

La Tragedia Endogonidia è un’opera unica che si estende nell’arco di tre anni (2001-2004) e che si evolve in differenti stadi (chiamati Episodi) ognuno dei quali fa capo a una città da cui prende il nome, e in altre forme artistiche interdipendenti, chiamate “Crescite”.
L’idea strutturale di fondo è quella di un sistema aperto di rappresentazione che, come un organismo, si trasforma nel tempo e nel giro geografico che compie. Questo sistema costringe a un ripensamento radicale non soltanto della creazione, ma anche della produzione, dell’allestimento, dell’organizzazione, della distribuzione, e dell’economia: in pratica dell’intero sistema teatrale.

La struttura drammatica ricalca quella della tragedia attica, ma la sua dissomiglianza più vistosa è la mancanza del Coro. Il Coro aveva il compito di spiegare i fatti, di commentarli, di giudicarli. Le parti della tragedia attica che non prevedevano l’intervento del Coro si chiamavano “Episodi”, come riferisce Aristotele nella Poetica. Nella Tragedia Endogonidia vi sono solo i fatti, senza Coro.

Il termine “Endogonidia” si riferisce a quegli esseri viventi semplici che hanno al proprio interno la compresenza delle gonadi: ciò permette loro di riprodursi senza fine, secondo un principio di immortalità. “Tragedia”, al contrario, presuppone la fine dell’eroe.

Il principio che genera e collega gli Episodi è dunque quello di un’auto-generazione e l’organismo che ne deriva è, in un certo senso, perenne. Questa dialettica si specifica anche nella corsa verso la fine, propria delle rappresentazioni teatrali, e la continua disponibilità di presenza, propria di oggetti come il libro e il filmato. Negli intenti del progetto è infatti essenziale la generazione e la propagazione di idee che vivano oltre la rappresentazione, in autonomia, attraverso forme artistiche differenti, chiamate “Crescita”.
Ogni “Crescita” sviluppa una determinata e singola figura tra quelle che ricorrono nella Tragedia Endogonidia e che costituiscono le vertebre di tutto il ciclo: è dunque un dispositivo che permette di ampliare il prisma dei concetti e dei motivi drammatici di un singolo personaggio o di un certo quadro del dramma.

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