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Terre Thaemlitz

Lovebomb


La musica di Terre Thaemlitz, ricca di suggestioni ambient, si muove attraverso un universo umano e sociale, eccentrico ed alternativo. Thaemlitz – musicista, artista multimediale, DJ sperimentale sulla scena underground dei club newyorkesi – riesce ad evocare immagini attraverso diverse sonorità, passando dal pianoforte ai suoni più sintetici. La sua musica sembra come inseguire un sogno per poi sconfinare in un violento espressionismo, coniuga sperimentazione e poetica, raffinatezza e politica, estetica e scandalo, navigando fra le esperienze di confine proprie di questo XXI secolo, mentre racconta soprattutto se stesso e la sua ambiguità.
Il progetto Lovebomb è una prima assoluta per l’Italia, una performance che attraverso l’uso di alcune immagini lascia emergere la deriva violenta dell’Amore, come abuso, che spinge all’odio.

Produzione Brancaleone / Impact
In collaborazione con Teatro Palladium Università Roma Tre

 

Rassegna stampa

“Nessun volo psichedelico fuori dalla realtà, nessuna evasione deformante. Le ospitali atmosfere della musica ambient possono veicolare contenuti sociali di attualità urgente. Fantasia digitale e impegno, provocazioni e ricerca, la tecnica del campionamento piegata a riformulare segnali audio-video, presunte identità sessuali e certezze culturali”.
(Gianluca Pernafelli, Fantasia digitale, R360, ottobre 2004)

I TESTI

Amore per la religione. Amore per la patria. Amore per la famiglia. Amore per gli amici. Amore per la squadra. Amore per Gesù, Geova, Allah, l’Islam, l’Induismo, Buddha, Jim Jones, Aum Shinri Kyo, il Papa. Amore per la libertà, i soldi, il commercio, il modo di vivere. Amore per la caccia, la crociera, il raccolto, l’uccisione, il punteggio, gli urli, i pugni, i coltelli, lo sputo, le spinte, le cadute per le scale. Amore per l’imbroglio.

L’imbroglio. Come ogni altra nazione, la Madre Patria usa uno sbarramento di esempi d’ “amore” per soffocare turbolenze finanziarie, affari sporchi, appropriazione indebita, sfruttamento, droghe e crimine organizzato. L’inscenato pretesto assordante di “amarsi l’un l’altro” non può essere separato dall’atmosfera strozzata di ciò che accade dietro le porte chiuse.

Amore – non importa quanto inesplicabilmente logorante per la mente – non è tanto un’emozione quanto un’equazione delle specifiche variabili culturali del contesto. Se è ammesso il baciamani fra un uomo e una donna in pubblico, e non lo è invece prendere a pugni dietro porte chiuse, entrambi i modelli coesistono in incalcolabili sistemi accettati di squilibri caotici.

La violenza proviene di solito dalle persone che conosciamo. Le relazioni sociali di “famiglia” ed “amanti” facilitano comportamenti che sono inaccettabili in altri contesti. Determinate relazioni sociali presumono la presenza dell’amore ed è questo amore che ci mette nelle condizioni di non vedere le oppressioni di vicini gentili che picchiano le loro spose, di genitori che picchiano i loro figli o di preti che molestano le loro congregazioni.

In fin dei conti, l’amore post-industriale è soltanto un altro trucco ideologico per facilitare una divisione fra lo spazio pubblico e quello privato ed è complice dell’ineguaglianza e dell’esclusione.

Trovare un compagno non è tanto questione di individuare la persona giusta quanto di escluderne moltitudini. Anche oggi, le relazioni nel mondo occidentale – che si dichiara fortezza dell’egualitarismo – continuano a basarsi sull’esclusione della razza, della classe, dello status sociale e – la più importante ed indiscutibile di tutte – del sesso. Questo vale anche per le comunità gay e lesbiche, dove certi rituali possono essere persino più tirannici che nelle comunità regolari.

Nella “sfera pubblica” l’amore si presta al nazionalismo ed al fanatismo religioso. Milioni e milioni sono morti per amor di nazioni e divinità. Anche le azioni dei terroristi riflettono un amore terribile per le loro cause ed un desiderio fanatico di proteggere le culture, i luoghi e le persone che amano.

Quando si pianifica la coesistenza in un contesto globale l’amore non è la risposta.
Piuttosto, è il riflesso della duratura separatezza e della dissociazione implicata da ogni “sacra unione”, per cui gruppi sociali si frantumano in microcosmi culturali. Il senso di “unificazione” associato all’amore, infatti, non è che un perverso capovolgimento di un taglio sociale.

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