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Tra presente e futuro


ITA/ENG


 

Raccontare il presente vuol dire riconoscere già all’interno delle sue storie tracce del prossimo futuro: scavare nel reale, portare con sé piccoli gesti di fede e speranza, trovare in un’immagine il senso della nostra Storia; quindi spalancare le porte dell’immaginazione verso paesaggi insondati in cui le tecnologie e il loro impatto culturale tracciano traiettorie inedite per ridefinire e rinegoziare l’idea stessa di creatività. Presente e futuro dialogano in questa settimana del REF2022.

IL PRESENTE

Dopo averci commosso con il suo LOVE, torna al festival, dal 3 al 6 novembre al Teatro Argentina per una co-realizzazione con il Teatro di Roma, Alexander Zeldin. Tra i nomi più acclamati della scena internazionale, artista residente al National Theatre di Londra e al Teatro dell’Odeon di Parigi, il regista inglese chiude con Faith, Hope & Charity la sua The Inequalities Trilogy, trilogia dedicata al tema dell’intimità in tempi di crisi e austerità. Zeldin ci riporta in un centro di accoglienza indagando i temi del lavoro, della casa, della famiglia nell’ambito di una comunità resiliente. La sala comune di un centro di accoglienza, un tetto che perde acqua, una mensa sono gli spazi in cui è ambientato questo nuovo racconto in cui ogni personaggio sembra racchiudere le parole che danno il titolo allo spettacolo: Hazel e i suoi pasti caldi per gli affamati, Mason, allegro ex detenuto impegnato a creare un coro con un gruppo misto di persone sole e povere che si presentano per mangiare la pasta di Hazel, e poi Beth che combatte battaglie giudiziarie per impedire che la figlia Faith venga presa in custodia. Un mondo di banchi alimentari, servizi sociali che chiudono per mancanza di sovvenzioni, spazi dedicati all’ospitalità in cui si svolge la vita di una numerosa parte della popolazione. Un mondo non ignaro all’ironia, all’umorismo e che trova ancora la forza per riunirsi in un inno corale, una consolazione temporanea, un segno di speranza in un’era di austerità.

 

 

Un’altra esperienza personale, questa volta ambientata durante la guerra civile libanese del 1975-90, diviene racconto universale in Riding on a cloud del regista, performer e artista visivo di Beirut Rabih Mroué. In scena il 2 e il 3 novembre al MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo (con cui l’evento è corealizzato) lo spettacolo vede in scena il fratello minore dello stesso regista, Yasser, con la sua storia e il suo corpo ferito durante la guerra. È lui a narrare la sua stessa vita attraverso oggetti virtuali e fisici: vecchie foto, lettere e pagelle scolastiche ricostruiscono il suo percorso personale interrogando allo stesso tempo gli spettatori sui concetti di presenza e di assenza. Che cosa sono questi oggetti e questi ricordi se non la voragine della Storia stessa, quel punto cieco in cui si nasconde tutto ciò che è non documentato, ascoltato e quindi visibile? Nei sessantacinque minuti di spettacolo il teatro diventa lo spazio per agire sul crinale tra realtà e rappresentazione, documento e finzione.

 

 

La storia dei risciò Zulù, la loro inventiva, e i loro colori come segno di resistenza al colonialismo sono, invece, al centro di We wear our wheels with pride and slap your streets with color della coreografa sud africana Rabyn Orlin. In scena il 5 e il 6 novembre alTeatro Vascello, lo spettacolo ci porta nelle strade di Durban attraversate dagli sgargianti risciò, i taxi-bicicletta numerosi in tempi di apartheid, divenuti durante la metà del ventesimo secolo attrazione turistica. Considerata sin dagli anni Novanta l’enfant terrible della scena coreografica sud africana, Orlin attinge ai suoi ricordi d’infanzia per scavare, con otto giovani interpreti di Moving into Dance, tra le prime compagnie di danza non razziali a Johannesburg, nelle conseguenze del colonialismo e rendere omaggio a vite altrimenti dimenticate. Ed è una chiave di lettura del nostro presente anche EXTREME/MALECANE, lo spettacolo di Paola Pisciottano/bolognaprocess, vincitore del bando Vivo d’arte realizzato in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, in scena per il suo debutto il 4 e 5 novembre al Mattatoio. Su un ring bianco quattro performer accompagnano il pubblico in un viaggio attraverso il Belgio, l’Italia, la Grecia e la Francia proponendo un affresco di teatro e danza per provare a recuperare le origini dei sentimenti di odio e precarietà che attraversano l’intera Europa e le sue più giovani generazioni.

IL FUTURO

Ma giovani generazioni significa anche nuovi strumenti per la creatività, immaginari e spazi per la performance, la musica, il dibattito culturale spesso sconfinanti nella virtualità. È quello che prova ad esplorare Digitalive, la sezione a cura di Federica Patti, che torna con il suo affondo nelle Digital Culture a partire dal 1° novembre al Mattatoio di Testaccio. Con Spleen Machine, il compositore Alex Braga, dà vita ad uno show audiovisivo coadiuvato da un’apposita intelligenza artificiale realizzata in collaborazione con i professori Ringanti e Laudani dell’Università Roma Tre e trasformando in real time i visual della performance live in una serie limitata di NFT in blockchain sostenibile EOS dalla piattaforma A-LIVE che il pubblico riceverà il giorno seguente il concerto come vera e propria estensione e riverbero della performance. Con l’intelligenza artificiale lavora anche l’artista Sofia Crespo che nel suo AquA(l)formings – Interweaving the Subaqueous, esplora i cambiamenti su larga scala dell’ambiente marino causati dalla presenza umana (4 novembre). DISTANTIA è il titolo della nuova performance musicale di Franz Rosati, un progetto multimediale audiovisivo presentato in forma di concerto e costruito a partire dall’assemblaggio di immagini satellitari, visualizzazioni elaborate grazie a modelli di machine learning e spazi virtuali generate dall’analisi di informazioni recuperate dai satelliti (5 novembre) mentre è un affondo sull’informatica quantistica quello dell’artista Libby Heaney che in slimeQore utilizza i dati dei sistemi di elaborazione quantistica a cinque qubit di IBM per (ri)comporre il montaggio video attraverso le immagini, rivelando la realtà stratificata all’interno dei computer quantistici. Ma Digitalive è anche e soprattutto un momento di confronto e dibattito, uno spazio nutrito dalle idee di alcuni dei pionieri della cultura digitale: ne sono esempio XDXD Supernova: generazione elettronica performance e talk dedicato al visionario artista Salvatore Iaconesi, recentemente scomparso (5 novembre), il primo incontro nazionale del network di ricercatori universitari e accademici nel settore delle Arti Digitali ADV Gathering – arti digitali dal vivo (6 novembre), la presentazione del libro L’elettronica è donna a cura di Claudia Attimonelli e Caterina Tomeo e la settimana di restituzione delle performance selezionate dal network Residenze Digitali di cui Romaeuropa è partner e di cui vi parleremo la prossima settimana. Ponte tra passato e futuro è infine, l’1 novembre, ancora al Mattatoio, Missa Sine Verbis di Piotr Orzechowski (Pianohooligan), concerto per quintetto d’archi, quartetto jazz ed elettronica basato sul ri-arrangiamento delle musiche sacre dei più importanti compositori polacchi tra cui H. Gorecki e K. Ponderecki. Sono giustapposti a questi brani improvvisazioni dell’autore per dare vita ad un’esperienza rituale e religiosa basata sull’esperienza interiore degli ascoltatori.

 

 

ENG


Narrating the present means already recognising in its stories the traces of the near future: digging into reality, bringing with us little gestures of faith and hope, finding in one image a sense of our History; opening the door of imagination wide towards unfathomed landscapes in which technologies and their cultural impact trace new trajectories to redefine and renegotiate the idea itself of creativity. The present and the future will dialogue during this week of REF2022.

 

PRESENT

 

After moving us with his LOVE, Alexander Zeldin will be coming back to the festival from the 3rd to the 6th of November at Teatro Argentina for a co-realisation with Teatro di Roma.
One of the most acclaimed names of the International scene, resident artist at the National Theatre in London and the Odeon Theatre in Paris, the English director will end with Faith, Hope & Charity his The Inequalities Trilogy, a trilogy dedicated to the theme of intimacy in times of crisis and austerity.
Zeldin takes us back to a refuge to investigate the themes of work, home, family, in the setting of a resilient community.
The common room of a refuge, a roof that leaks water, a canteen are the spaces where he sets this new tale in which each character seems to contain the words that form the title of the play: Hazel and her warm dishes for the hungry, Mason, a merry ex detainee busy creating a choir with a mixed group of lonely and poor people that show up to eat Hazel’s pasta, and Beth, fighting legal battles to prevent that her daughter Faith is taken in custody.
A world made of food banks, social services that are shut down because of a lack of subsidies, spaces dedicated to hospitality in which takes place the life of many people. A world that is not unaware of irony, humor and that still finds the strength to gather in a choral hymn, a temporary consolation, a sign of hope in an era of austerity.
Another personal experience, this time set during the Lebanese civil war of 1975-90, becomes a universal tale in Riding on a cloud by director, performer and visual artist from Beirut Rabih Mroué.
Playing on November 2nd and 3rd at MAXXI – Museo Nazionale del XXI secolo (with which the event is corealised), the show sees on stage the director’s younger brother, Yasser, with his story and his body wounded during the war. He narrates his own life through virtual and physical objects: old pictures, letters and school reports recreate his own personal journey interrogating at the same time the audience on the concepts of presence and absence.
What are these objects and these memories if not the abyss of History herself, that blind spot in which everything that is not documented, heard and, in this way, not visible, hides? During the 65 minutes of the play the theatre becomes the space in which you can act on the crest between reality and representation, document and fiction.
The story of the rickshaws Zulù, their inventiveness, and their colours as the symbol of resistance to colonialism are at the centre of We wear our wheels with pride and slap your streets with color by south african coreographer Robyn Orlin.  Playing on November 5th and 6th at Teatro Vascello, the show takes us to the streets of Durban crossed by colorful rickshaws, the taxis-bycicles that were copious during apartheid, and that became, during the half on the 20th century, a tourist attraction. Considered since the 90s the enfant terrible of the coreographic scene of South Africa, Orlin draws from her childhood memories to dig, with eight young performers from Moving into Dance, one of the first non-racial dance companies in Johannesburg, into the consequences of colonialism and pays homage to lives otherwise forgotten.
A different interpretation of our present will be EXTREME/MALECANE, the show by Paola Pisciottano/bolognaprocess, winner of the call Vivo d’arte realised in collaboration with Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, showing for its debut on November 4th and 5th at Mattatoio.
On a white ring four performers lead the audience on a journey through Belgium, Italy, Greece and France, proposing a fresco of theatre and dance to try recovering the origins of the feelings of hate and precariousness that cross the whole Europe and its younger generations.

 

FUTURE

 

Young generations also means new instruments for creativity, imaginaries and spaces for performance, music, cultural debate often trespassing into virtuality.
This is what Digitalive, the review curated by Federica Patti, tries to explore, coming back with its lunge into Digital Culture starting from November 1st at Mattatoio in Testaccio.
With Spleen Machine, composer Alex Braga gives lives to an audiovisual show assisted by a specific artificial intelligence realised in collaboration with professors Ringanti and Laudani of Università Roma Tre and transforming in real time the visuals of the performance in a limited series of NFT in sustainable blockchain EOS from the platform A-LIVE that the audience will receive the day following the concert as an actual extension and reverberation of the performance. Working still with artificial intelligence is artist Sofia Crespo who, in her AquA(l)formings – Interweaving the Subaqueous, explores the changes on large scale of the marine environment caused by the human presence (November 4th).  DISTANTIA is the title of the new musical performance by Franz Rosati a multimedia audiovisual project presented in the form of a concert and built starting from the assembly of satellite images, visualisations elaborated thanks to models of machine learning and virtual spaces generated by the analysis of information recovered by satellites (November 5th), while artist Libby Heaney takes a lunge into quantum computer science in slimeQore, in which she utilises the data of the systems of quantum processing at five qubit of IBM to (re)compose the video editing through images, revealing the layered reality inside quantum computers.
But Digitalive is also and most of all a moment of confrontation and debate, a space nurtured by the ideas of some of the pioneers of digital culture: some examples are XDXD Supernova: generazione elettronica, a performance and a talk dedicated to the visionary artist Salvatore Iaconesi, recently passed (November 5th), the first national meeting of the network of university and academic researchers in the branch of Digital Arts ADV Gathering – arti digitali dal vivo (November 6th), and the week of showing of the performances selected by the network Residenze Digitali of which Romaeuropa is a partner and of which we will tell you about next week.
A bridge between past and future at last, on November 1st at Mattatoio, will be Missa Sine Verbis by Piotr Orzechowski (Pianohooligan), a concert for a string quintet, a jazz quartet and electronic based on the re-arrangement of the sacred musics of the most important Polish musician, such as H. Gorecki and K. Ponderecki.
Along with this pieces, there will be improvisations of the author to create a ritual and religious experience based on the interior experience of the listeners.