Coreografa di riferimento nella scena contemporanea asiatica e globale, radicata nei rituali sciamanici e formatasi in Corea e negli Stati Uniti, Eun-Me Ahn ha sviluppato un linguaggio coreografico che fonde Oriente e Occidente, storie di tradizione e trasformazione. La sua nuova creazione, Post-Orientalist Express unisce teatro, danza, nuovo circo, tradizioni ancestrali e pop culture, per approfondire le ricche tradizioni asiatiche e sfidarne le rappresentazioni. Leggende, costumi, musiche, movimenti e riferimenti alla cultura pop diventano strumenti per confrontarsi con cliché e stereotipi, piegandoli fino all’assurdo per rivelarne le contraddizioni.
Ahn raccoglie frammenti di movimento dalla vita quotidiana e dai diversi angoli dell’Asia – dai mercati affollati alle spiagge di Okinawa, dai ritmi delle Filippine alle vibrazioni spirituali dell’Indonesia –  per riassemblarli sul palco e dare forma ad un universo coloratissimo, vivace, eccentrico, assurdo, divertente, poetico e, soprattutto, senza tempo.
Eun-Me Ahn ha saputo trovare una via nuova, inaspettata ed entusiasmante per affrontare uno dei grandi nodi di ogni ricerca artistica: il confronto tra tradizione e modernità . Da un lato, la necessità di conoscere, comprendere e assimilare ciò che gli antichi hanno creato; dall’altro, quella di dimenticarli, superarli e cercare qualcosa di nuovo. Scoperta in Francia nel 2013 e 2014 grazie al Festival Paris Quartier d’Été, Eun-Me Ahn ha costruito un percorso unico, segnato tanto dallo studio e dall’esplorazione delle tradizioni sciamaniche quanto dai lunghi anni trascorsi a New York e da una profonda amicizia con l’indimenticata Pina Bausch, che la invitò più volte a Wuppertal.  Coreografa coreana e cosmopolita, figura dell’avanguardia ma anche autrice della cerimonia ufficiale di apertura della FIFA World Cup di Daegu nel 2002, oltre che ospite dei più importanti festival internazionali, Eun-Me Ahn sa esaltare la bellezza del contrasto: mescola pois, righe e fiori; gioca con i colori più pop per poi passare alla più solenne austerità ; attraversa le sfumature più sottili dell’androginia; usa la lentezza per far esplodere il ritmo della trance.
Formatasi nel segno del rigore, della precisione, dell’esigenza e di una disciplina tutta coreana, Eun-Me Ahn è anche un’interprete temeraria, pronta a spingersi oltre ogni convenzione scenica. La si è vista lanciarsi dall’alto di una gru, assalire un pianoforte con ascia e forbici, strapparsi di dosso un abito fiabesco fatto di cravatte bianche per distribuirne i pezzi al pubblico mentre danza con un orsetto, seppellirsi in costume da clown sotto una pioggia di palloncini, esibirsi dietro le sbarre in un duetto con una gallina, o ancora travestirsi da fungo.
Ma sarebbe un errore leggere tutto questo come semplice provocazione. Si tratta piuttosto dell’affermazione di una curiosità inesauribile e di una libertà creativa sostenute da un lavoro rigoroso e da uno stile capace di spingersi fino ai suoi limiti più inattesi.
Coreografia e direzione artistica: Eun-Me Ahn
Musica: Young-Gyu Jang
Light design: Jinyoung Jang
Regia video: Taeseok Lee
Scene e costumi: Eun-Me Ahn
Direzione tecnica di creazione: Jimyung Kim
Meta-drammaturgia: Geun-Jun Changwoo-Michael Lim
Realizzazione costumi: Yunkwan Design
Realizzazione oggetti di scena: Dongyoung Kim
Assistente di produzione: Sungbin Kim
Danzatori: Eun-Me Ahn, Hyekyoung Kim, Yongsik Moon, Doohee Lee, Deokyeong Kim, Gaon Han, Jeonghwan Oh, Hyeonseo Lee, Seyeon Kim
Foto © Jean-Marie Chabot.
Produzione: Eun-Me Ahn Company
Co-produzione: Sejong Center for the Performing Arts, Berliner Festspiele, Théâtre de la Ville – Paris, Les Théâtres de la Ville de Luxembourg, Théâtre d’Orléans / Scène Nationale, Sydney Festival



