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Giorgio Barberio Corsetti


Nato a Roma nel 1951, è uno dei rappresentanti più significativi del teatro in Italia, nelle vesti di regista, autore e attore. La sua avventura professionale inizia nel 1976 con la fondazione, insieme ad Alessandra Vanzi e Marco Solari, della compagnia “La Gaia Scienza”, che prende il nome dal saggio di regia con cui egli, appena l’anno precedente, si era diplomato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”. Il successo e l’attenzione della critica, per un’intensa serie di spettacoli che va da La rivolta degli oggetti a Cuori strappati, portano Barberio Corsetti a sciogliere il gruppo nel 1984, dopo l’esperienza solista di Animali sorpresi distratti, e a fondarne uno che porta il suo nome: sarà l’anno dell’affermazione definitiva alla Biennale di Venezia con Il ladro di anime. È in questo periodo, inoltre, che egli inizia a tentare la strada della sperimentazione del video in collaborazione con Studio Azzurro, realizzando tra gli altri Prologo a Diario segreto contraffatto (1985), preambolo all’opera che l’anno successivo approda nuovamente alla Biennale, Correva come un lungo segno bianco (1986) e La camera astratta (1987), che gli fa conseguire un premio Ubu per il video-teatro.
A partire dal 1988, Barberio Corsetti inizia una riflessione sull’opera di Kafka che lo conduce alla messinscena di una trilogia di racconti brevi che riecheggiano l’atmosfera claustrofobica e tendente all’astrazione dello scrittore: Descrizione di una battaglia (1988), Di notte (1988), Durante la costruzione della muraglia cinese (1989), lo confermano uno dei maggiori talenti della scena italiana e l’interesse della critica gli procura un premio Idi per la regia del successivo Il legno dei violini, di cui è anche autore. Il percorso creativo intorno a Kafka, in ogni caso, non ha ancora esaurito la sua spinta e, terminata la trilogia (e prima della rappresentazione de Il processo, che debutterà a Palermo solo nel 1998), Barberio Corsetti porta sul palcoscenico l’incompiuto America, trasformandolo in uno spettacolo itinerante che coinvolge gli spettatori in un imprevisto percorso attraverso luoghi della città, al seguito del protagonista.
Nel 1993 inizia un ampio lavoro di rilettura del Faust goethiano, il cui primo risultato è Mefistofele, studi, schizzi e disegni per un Faust privato (1995), ma che soprattutto si conclude con un Faust (1995) che segna la maturità del regista nell’utilizzo sperimentale del video: anche interprete per l’occasione, Barberio Corsetti monta i monitor su alcuni carrelli che percorrono lo spazio scenico, rimandando l’immagine degli stessi protagonisti e chiamandoli a dialogare con essa.
La struttura itinerante di America viene recuperata e ampliata l’anno successivo con La nascita di una tragedia-Un notturno, sorta di pellegrinaggio nei luoghi romani del tragico, che vede Franco Citti interpretare il ruolo del padre cieco: è il primo esperimento legato all’iniziativa “Progetto acquario teatro laboratorio”, affidata al regista dal Comune di Roma. Il carattere notturno e metropolitano dello spettacolo è rinvenibile anche nel successivo Notte (1998), che trae peraltro ispirazione anche dai Vega, i testi sapienziali indiani, mentre la passione per una drammaturgia itinerante culmina nell’invenzione di una macchina scenica per Peregrinacão, evento dell’Esposizione Universale di Lisbona dedicato al viaggio e alle peregrinazioni. E proprio in Portogallo Barberio Corsetti firma la prima rappresentazione nazionale de I giganti della montagna di Pirandello, realizzata presso il Teatro Nacional di San João di Oporto.
Nella continua ricerca attraverso le diverse manifestazioni artistiche, Corsetti ha inoltre sperimentato l’incontro con l’opera lirica che, avvenuto nel 1999 (Maria di Rohan di Gaetano Donizzetti) ha continuato a vivificare fino al più recente allestimento di Tosca per l’edizione 2005 del Maggio Musicale Fiorentino. Tra le altre regie per il teatro musicale si ricordano: La voce umana di Poulenc e Cocteau, Erwartung di Schönberg, Boheme di Giacomo Puccini, Julie e Milton di Gaspare Spontini, Il letto della storia di Fabio Vacchi.
A coronamento di una carriera, gli viene assegnata la direzione della Sezione Teatro della Biennale di Venezia, compito che svolge dal 1999 al 2002 senza rinunciare a collaborazioni internazionali prestigiose e a dirigere progetti del calibro di Graal (2000), Woyzeck (2001), Le metamorfosi da Ovidio (2002 / 2003), Paradiso (2004), Argonauti (2005).