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Lloyd Newson e DV8 Physical Theatre


Lloyd Newson fonda il DV8 nel 1986 a Londra, dopo aver lavorato, tra il 1981 e il 1985, con coreografi quali Karole Armitage, Michael Clark, David Gordon, Daniel Larrieu e Dan Wagoner.
Anche grazie all’esperienza di insegnante in Gran Bretagna, Australia e Sudamerica, egli è stato il primo in patria a ribattezzare il proprio lavoro “teatro fisico”. Compiendo quindi uno sforzo molto complesso sui danzatori, teso a creare una relazione indissolubile fra movimento e significato, Newson li incoraggia a ricercare modi di muoversi personali ed unici, il loro “vocabolario del movimento”. Quest’ultimo, infatti, per il coreografo, va articolato in un sistema espressivo massimamente integrato e ricco: “Cerchiamo un movimento che esprima il significato o l’idea che noi presentiamo istante per istante; se il movimento non riesce in questo compito, noi impieghiamo parole e canzoni per sostenerlo”.
Newson ha abbandonato la danza tradizionale poiché la considera mancante di specificità, di problematicità e di rigore al di là della tecnica. Il suo rifiuto dell’astrazione, l’approfondimento sul significato del movimento e l’articolata adesione alle più attuali problematiche sociali hanno radicalmente rovesciato i principi estetici e formali sui quali è fondata gran parte della danza moderna attuale. Il DV8 Physical Theatre lavora quindi sul rischio, esteticamente e filosoficamente, sull’abbattimento delle barriere fra danza, teatro e individuo e, soprattutto, sulla comunicazione di idee e sentimenti in modo chiaro e senza pretese.
In ognuno dei suoi lavori, il DV8 ha coinvolto scenografi e compositori in grado di contribuire ad una complessa integrazione estetica fra corpo, architettura e musica, conferendo un impatto agli spettacoli ideati da Newson che ha suscitato adesioni e scandali fin da My sex, our dance, il primo lavoro ufficiale del DV8 Physical Theatre; con le successive produzioni Deep end (1987), eLeMeNt(h)ree sex (1987) e Dead dreams of monochrome men (del 1989, da cui il DV8 ha tratto un film), Newson ha approfondito con coerenza esemplare la sua analisi sull’uomo e sulla società.
I film del DV8, Strange Fish ed Enter Achilles, hanno vinto il Prix Italia rispettivamente nel 1994 e nel 1996. Tra le ultime produzioni del gruppo si ricordano Can we afford this /the cost of living (2000), una spietata analisi sulle ipocrisie e i pregiudizi, rielaborata per una performance al Tate Modern di Londra (2003) e Just for show (2005), sui meccanismi dello spettacolo, in un mondo in cui sembrare bravi è diventato più importante dell’esserlo.

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