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Luciano Berio


Nato nel 1925 ad Oneglia, in Liguria, inizia gli studi musicali con il padre, organista nella piccola città. Nel 1945 si iscrive al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano dove studia composizione con Giulio Paribeni e Georgio Ghedini, e direzione d’orchestra con Giulini e Votto. In conservatorio affianca allo studio dei classici, una passione per la musica contemporanea che lo spingerà a scriversi nel 1951 ai corsi di composizione di Luigi Dallapiccola a Tanglewood, negli Stati Uniti, dove approfondirà la tecnica dodecafonica. Nel 1954 frequenta corsi in Germania, a Darmstadt, fucina dell’avanguardia post-weberiana, e qui incontra Pousseur, Stockhausen e Maderna. Con quest’ultimo l’anno successivo fonda – ma vi si si unirà presto anche Luigi Nono – lo Studio di Fonologia Musicale presso la RAI di Milano. Nei medesimi anni dà l’avvio anche alla rivista “Incontri musicali”, definizione che accompagnerà diverse manifestazioni musicali dal 1956 al 1960.
L’onnivora curiosità che caratterizza tutta la sua attività lo conduce ad interessarsi a diversi generi musicali ed a sperimentare la materia sonora sia dal punto di vista acustico che linguistico.
Nelle prime composizioni elettro-acustiche, Berio si concentra sul rapporto suono-parola come per esempio in Thema. Omaggio a Joyce (1958) dove, lavorando su un frammento di Ulisse, registrato di una voce femminile che parla in diverse lingue (inglese, francese, italiano), il compositore, attraverso distorsioni o sottrazioni di singoli fonemi, dilata la musicalità insita nel testo. E proprio la vocalità femminile nella sua dimensione fonetica, semantica e psicologica sarà al centro delle successive composizioni, nate dalla collaborazione con la moglie, il soprano Cathy Barberian. Nascono così lavori quali Circles (1961) ed Epifanie (1959-1960), un montaggio, quest’ultimo, realizzato da Umberto Eco su brani da Proust, Joyce, Machado, Sanguineti e Brecht, che consente una lettura modulare a seconda dell’ordine in cui le sezioni possono venire a trovarsi. Una musica quindi intesa in senso drammaturgico che lo conduce a confrontarsi con la materia scritta: hanno così origine lavori quali Allez-Hop (1959), La vera storia (1978) da Calvino, Un re in ascolto (1983) da Shakespeare.
Sono molti gli elementi, e di eterogenea derivazione culturale, che alimentano ed arricchiscono la sua produzione: dal jazz all’antropologia, dall’arte giapponese alla etnomusicologia. Le sue opere rivisitano i canti popolari (Folk songs, per mezzosoprano e orchestra, 1964-73), reinterpretano i Beatles ed i classici come Claudio Monteverdi e Giacomo Puccini, traggono ispirazione dai venditori ambulanti (Cries of London, 1974). Una molteplicità di fonti che non si motiva però nel piacere della citazione, quanto nella consapevolezza che proprio nell’insieme di suoni ha origine la cultura contemporanea. Da tale profonda riflessione nasce Sinfonia (1968), esemplare percorso attraverso la memoria musicale.
Ma sono la musica vocale e la ricerca attraverso le sue inedite possibilità che con il passare degli anni assumono una centralità sempre maggiore nelle creazioni del compositore: Coro (1973), Ofanim (1988-91), Shofar (1995). Ed accanto alla musica vocale, con altrettanta importanza si colloca la produzione operistica, naturale approdo dell’ideologia di Berio: il segno che esplode di significati, la drammturgia del suono che vive a diversi livelli percettivi, il teatro come metafora del mondo. Tra i suoi lavori, Opera (1970) e Outis (1996).

All’attività creativa Berio ha sempre affiancato quella pedagogica, insegnando nelle più importanti scuole ed università (Darmstadt, Summer School di Dartington, Mills College in California, Harvard University, Juilliard School di New York). La sua attenzione allo sviluppo ed alle possibilità del suono che lo aveva condotto alla direzione del dipartimento di elettro-acustica dell’IRCAM di Parigi dal 1965 al 1972, è stata alla base della fondazione del Centro Tempo Reale di Firenze dedicato all’applicazione delle nuove tecnologie in campo musicale. Grande creazione di una mente musicale infaticabilmente in cerca di nuovi percorsi acustici.
Molti i premi ricevuti tra cui: il Leon d’Oro alla carriera assegnatogli dalla Biennale di Venezia nel 1995; il Premium Imperiale dalla Japan Art Association nel 1996. Nel 2000 è stato eletto presidente dell’Accademia di Santa Cecilia.
È morto nel 2003.

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