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Studio Azzurro


Paolo Rosa, Fabio Cirifino e Leonardo Sangiorgi fondano Studio Azzurro nel 1982, unendo le rispettive esperienze espressive nelle arti visuali, nella fotografia e nella grafica e animazione. L’obiettivo è creare un centro per la sperimentazione artistica nell’ambito della produzione video, che rifiuti la semplice etichetta della videoarte, ma si apra a contaminazioni multimediali con teatro, cinema e musica, e, soprattutto, inventi nuove forme di interazione con lo spettatore e il suo contesto di fruizione: l’opera diventa quindi evento, situazione, sempre in bilico tra reale e virtuale. Malgrado la coerenza della sua ricerca che continua da oltre vent’anni, il percorso di Studio Azzurro può comunque dividersi in due fasi distinte: la prima, che arriva all’incirca al 1993, è quella caratterizzata dalle “video-ambientazioni”, in cui la traccia visiva dei monitor tende a restituire un’azione minimale frammentata nello spazio e nel tempo, ma anche ad offrire un panorama più complesso attraverso l’intreccio con l’azione teatrale (si veda a proposito la collaborazione con Barberio Corsetti, culminante nel 1987 con La camera astratta, premio Ubu per il video-teatro) o alle sperimentazioni con i raggi infrarossi dei primi anni Novanta. Appartengono a questa prima fase opere celeberrime come Il nuotatore va troppo spesso ad Heidelberg (1984), che conferisce al gruppo milanese una notorietà internazionale, o i cicli Storie per corse (1985-89) e Osservazioni sulla natura.

La seconda fase della ricerca di Studio Azzurro coincide con l’arrivo nel 1995 di Stefano Roveda, esperto di informatica e sistemi interattivi: scompaiono i televisori e prendono forma gli “ambienti sensibili”, ossia la video-proiezione delle immagini sulle superfici più diverse, dove, grazie a congegni sapientemente nascosti, l’immagine reagisce alla presenza dello spettatore una volta toccata o stimolata acusticamente. Questo rapporto tattile e istintivo supera il livello ancora sostanzialmente contemplativo della videoarte, cancellandone gli inevitabili residui di intellettualismo: nascono così opere straordinarie come Tavoli (perché queste mani mi toccano) (1995), Coro (1995), Totale della battaglia (1996), Il soffio sull’angelo (primo naufragio del pensiero) (1997).
Nel 1997, il gruppo realizza una delle poche installazioni permanenti esistenti, Il giardino delle anime (1997), progettato per il New Metropolis, Science and Technology Center di Amsterdam.
L’opera di Studio Azzurro è stata oggetto di grandi mostre antologiche nel 1999 a Roma (Palazzo delle Esposizioni) ed in Giappone.