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Grecia: il Canto Popolare
Piazza del Popolo
6 luglio 1990
25romaeuropa.net

Spyros Sakkas, George Couroupos

Recital di Canzoni Greche


Un omaggio alla musica tradizionale greca, affidato ad un duo d’eccezione, Spyros Sakkas e George Couroupos: baritono di fama internazionale il primo (per lui hanno scritto autori del calibro di Xenakis e Cage), pianista e compositore il secondo, a cui si deve gran parte di questa ricognizione scrupolosa ed appassionata nel patrimonio musicale del proprio paese.
Terzo protagonista della serata, anche se assente dalla scena, è stato Mikis Theodorakis, uno dei più influenti e popolari musicisti greci del dopoguerra, conosciuto dal grande pubblico soprattutto per il tema del film Zorba il greco: sue sono infatti alcune delle canzoni eseguite durante il recital, a partire da La rondine, esempio di quella componente ritmico-timbrica propria delle sue creazioni.
Il programma alterna canzoni folcloriche ad alcuni interludi composti appositamente da Couroupos, motivi tradizionali ad opere più recenti, costruendo un viaggio affascinante in cui riecheggiano suoni e sapori di luoghi mitici come Cipro, il Peloponneso, l’Epiro, Creta.

GRECIA: IL CANTO POPOLARE
di Mauro Mariani

Dai secoli della decadenza dell’impero romano fino agli inizi del secolo scorso, il popolo greco ha conosciuto come uniche forme di musica il canto chiesastico e la musica popolare: questo spiega a sufficienza il grande peso che la musica popolare ha tuttora nelle cultura e nello spirito della Grecia moderna. Nel lungo volgere dei secoli, sotto il governo romano e quello bizantino e infine sotto la dominazione turca, la musica ha aiutato il popolo greco ha reggere l’urto di culture diverse e a conservare una sua unità e una sua identità culturale inconfondibile, mantenendosi almeno idealmente fedele alla tradizione dell’ellenismo. Ciò non significa che di quella tradizione si sia conservato qualcosa di più che una generica traccia nella ricca e vivace produzione musicale popolare: ma l’istinto e la facilità per l’improvvisazione, il gusto per le sottili sfumature cromatiche e il permanere – secondo alcuni – del carattere quantitativo dell’antica prosodia greca in molte canzoni popolari, sono tutti caratteri che la musica attuale ha in comune con quella di duemila anni fa.

La musica popolare greca varia in misura notevole da regione a regione. Alcuni studiosi l’hanno divisa in linea generale, in due grandi gruppi: quello occidentale, comprendente la Grecia continentale e la parte occidentale di Creta, e quello orientale, comprendente il Dodecaneso, la parte orientale di Creta, le isole e il litorale dell’Egeo. Secondo altri la musica greca “appartiene alla grande famiglia delle musiche orientali”. Ma la qualifica di “orientale” o di “occidentale”, applicata a un prodotto artistico così mutevole com’è la musica popolare, risulta molto opinabile. Il folclore musicale greco per di più riflette situazioni geografiche e vicende storiche molto variegate: per esempio, le isole mai occupate dai turchi risentono fortemente della cultura del Mediterraneo occidentale, mentre le regioni confinanti con la Jugoslavia [all’epoca ancora non dissolta, n.d.r.] e l’Albania risentono delle culture di quelle popolazioni. Inoltre l’immigrazione forzata dei greci d’Asia dopo il dissolvimento dell’Impero Ottomano ha disseminato in Grecia elementi di culture asiatiche.

Nelle migliaia di canti a tutt’oggi raccolti (canzoni di lavoro, di nozze, lamenti funebri, canzoni a ballo, canti conviviali, eroici, canzoni legate alle vicende stagionali) è possibile ravvisare una certa stratificazione: i canti cosiddetti “acritici” (da acriti, i guardiani dei confini dell’Impero Bizantino), i canti nati dopo la caduta di Costantinopoli (fra cui i canti dei clefti, i ribelli contro i turchi) e i canti creati dopo la nascita di una Grecia libera, la cui ultima appendice è formata dai canti nati a partire dalla guerra iniziata nel 1941. Dei canti acritici non resta che qualche vestigia (sono ancora cantati – pare – a Rodi, a Cipro e a Creta) mentre è imponente il numero dei canti cleftici, molto diffusi dal Pindo al Parnaso e al Peloponneso: sono per lo più d’ispirazione eroica e giovanilmente freschi ma talvolta amorosi e nostalgici.
La canzone greca, nonostante l’abbondanza degli abbellimenti e le continue variazioni cui è sottoposta nell’esecuzione, è in genere contraddistinta da una grande chiarezza formale, in cui la struttura della frase melodica ha la prevalenza sul rispetto della struttura del testo. Il ritmo è tanto sottile e complesso da risultare perfino imprendibile per chi non vi abbia familiarità: le melodie greche sono molto difficilmente divisibili in battute regolari, eppure il ritmo è una delle principali forze ordinatrici di questa musica. Molti canti sono organizzati secondo il modo maggiore occidentale, altri secondo i tetracordi della musica della Grecia classica (è però impossibile affermare che vi sia una derivazione diretta da quella remota tradizione), ma il più delle volte è difficile riconoscere un modo preciso, anche per l’aggiunta di note ornamentali, per il frequente impiego di “portamenti” e per gli improvvisi spostamenti di certe note, con la conseguente creazione di quarti di tono e di altri microintervalli.

Fra gli strumenti usati per accompagnare il canto e la danza, oltre agli strumenti che si sono diffusi recentemente come il clarinetto, il violino e il pianoforte, è da sottolineare la sopravvivenza di strumenti vecchi di secoli, spesso di derivazione islamica. Ricordiamo vari tipi di flauto pastorale – fra cui la tsambûna, con due canne, una con cinque fori e l’altra con uno solo -, vari tipi di liuto – come il taburás derivato dal tanbur arabo -, e la lyra, un piccolo strumento ad arco, anch’esso di derivazione araba.
Anche in Grecia, come altrove, il patrimonio popolare ha subito in questi ultimi anni l’assalto della modernizzazione, ma ha resistito meglio che altrove, proprio per quello stretto legame con la popolazione cui si accennava all’inizio. A prescindere dalle manifestazioni sorte soprattutto in funzione turistica, sopravvivono (ma per quanto?) in molti villaggi antiche tradizioni: le kalenda intonate per le strade durante le festività natalizie da ragazzi e anche da adulti; i canti per la festa di San Basilio, celebrata in tutta la Grecia; i canti e le danze carnevalesche; le danze della festa di S. Costantino e di S. Elena, che si richiamano ad antiche usanze pagane. Inoltre molti compositori greci si sono ispirati e si ispirano al ricco patrimonio della musica popolare del loro paese, in alcuni casi assumendone saltuariamente alcuni elementi, in altri casi permeandone fin nel profondo le loro composizioni.

Indubbiamente il più noto rappresentante della musica greca, tanto in patria che all’estero, è oggi Mikis Theodorakis. Per lui l’attività di musicista e la partecipazione alle vicende del suo paese sono inseparabili. L’aver preso parte attivamente al movimento di resistenza contro la restaurazione monarchica, per cui Theodorakis ha conosciuto il carcere e l’esilio, ha indubbiamente ritardato i suoi studi al Conservatorio di Atene ma d’altra parte ha costituito una scuola impareggiabile per l’uomo e per l’artista. In seguito Theodorakis ha potuto perfezionarsi in Francia, ma verso il 1960 ha iniziato a ispirarsi per le sue composizioni alla musica popolare cittadina, particolarmente ateniese, che era stata fino ad allora disprezzata dai compositori del movimento neoellenico. Ha cominciato così a comporre – oltre ad alcune famosissime colonne sonore cinematografiche – numerosi cicli di canzoni, di cui ha fatto spesso un trascinante mezzo di espressione delle sue idee politiche, in particolare quando, dopo il colpo di stato militare del 1967, si è ancora una volta impegnato in prima linea per difendere i suoi ideali di democrazia. E oggi Theodorakis ha per i giovani musicisti greci l’autorità di un caposcuola ed è diventato un simbolo per tutti i greci.
George Couroupos appartiene alla generazione successiva a quella di Theodorakis. Ha dapprima studiato pianoforte al Conservatorio di Atene e contemporaneamente matematica all’Università. Durante la dittatura militare si è trasferito in Francia, dove ha studiato composizione al Conservatorio di Parigi. Dopo il diploma ha lavorato in Francia per alcuni anni ed è tornato in patria nel 1977. Nonostante gli insegnamenti di Olivier Messiaen, uno dei padri dell’avanguardia musicale del dopoguerra, Couroupos ama tornare, nelle sue composizioni, alle radici della musica popolare del suo paese, rivisitata con occhio moderno.

Rassegna stampa

“Durante tutto il concerto l’impressione è che oltre all’aspetto musicale la parte spettacolare sia stata particolarmente curata. Una suggestiva entrata dei due interpreti nel cortile dell’ambasciata francese a lume di candela, purtroppo un po’ disturbata da un fastidioso ponentino che ha spento più volte le fiammelle dei ceri, ha subito creato la giusta atmosfera. Non meno d’effetto un singolare gioco di luci: le varie composizioni sono sempre state accompagnate da una calda luce rosata mentre gli interludi, che fungevano da ponti sonori tra i vari brani, sono stati illuminati da una penetrante colorazione. […] Buona intesa sonora e stilistica tra i due musicisti, probabilmente anche facilitati da una conoscenza approfondita di tutte le partiture. Unico neo della serata la totale non comprensione del testo, peraltro non riportato in nessuna lingua nel programma, cosa che avrebbe fatto maggiormente gustare l’intero concerto. Inutile fare ricorso ai vari anni di greco studiato a scuola: in questa occasione le tante ore passate sui libri non ci sono state di alcun aiuto. Il pubblico, composto per la maggior parte da turisti stranieri, ha premiato con calorosi applausi i due bravi interpreti”.
(Giulia Bondolfi, Un Theodorakis da scoprire, Il Messaggero, 20 luglio 1990)

“Il recital nasce da venti anni di ricerche compiute a quattro mani da Sakkas e Couroupos. Una sorta di pellegrinaggio storico e culturale, estetico e umano. Il ritorno alle origini? Già. Però un ritorno illuminato dalla precisa volontà critica di entrambi i musicisti. […] La voce baritonale di Sakkas sa essere tenera e poderosa: egli è un grande attore, mentre il tocco di Couroupos è incredibilmente dolce; egli sfiora a tratti il grancoda alle corde sprigionando echi alla “buzuki”, l’antico liuto greco: mentre Sakkas ricordava, cantando, l’eloquenza dei “kleftis”, i banditi greci del XV secolo. Così il cortile di Palazzo Farnese racchiudeva ciò che del nostro passato era sopravvissuto entrando a far parte, con Sakkas e Couroupos, di un fantasioso presente. E il pubblico ha lungamente applaudito”.
(Mya Tannenbaum, La voce da bandito sulle note greche, Corriere della Sera, 20 luglio 1990)

Crediti

Musica Mikis Theodorakis (L’Hirondelle, L’Appelle du Roi, Les Rossignols de l’Est, Erotokritos – canzone folcloristica di Creta, Menoussis – canzone folcloristica dell’Epiro), George Couroupos (La gracieuse jeune-fille – canzone folcloristica del Peloponneso, La Berceuse, Serenata, Le Cyprès – arietta del Peloponneso, Sur le rivage – canzone folcloristica del Dodecaneso, La Berceuse – canzone folcloristica dell’Isola di Thassos, Sur le pont – canzone folcloristica di Pontos, Petite mer – canzone folcloristica del Dodecaneso), Manos Hadzidakis
Interpreti Spyros Sakkas (baritono), George Couroupos (pianoforte)