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Orchestra dei Giovani del Mediterraneo

Concerto su musica di Xenakis, Debussy, Ciajkovskij


L’Orchestra dei Giovani del Mediterraneo, formata da giovani, tra i 14 ed i 26 anni, rappresentanti dei tre continenti che si affacciano sul Mediterraneo, e nata come progetto di formazione musicale nel 1984, riunisce nel periodo estivo musicisti dai più importanti conservatòri dell’area mediterranea, per prepararli a classi d’orchestra e ad una tournée di concerti, in genere di respiro internazionale.
Nel giro di un decennio, l’Orchestra si è trasformata anche nel simbolo di un dialogo e di uno scambio culturale possibile tra popoli diversi. E così il suo repertorio, di cui in questa occasione se ne ha un esempio, è incentrato sulla musica del Novecento come su quella tradizionale proveniente dai vari paesi che aderiscono all’Orchestra. Sotto la guida di Tabachnik, i giovani musicisti hanno interpretato accanto a Mosaïques ispirata a Iannis Xenakis direttamente dalla natura dell’Orchestra – una serie di frammenti che fanno emergere la ricchezza dei molti linguaggi musicali -, La Mer di Claude Debussy – opera che segna un rinnovamento nello stile sinfonico del compositore – e la Patetica di Pëtr I. Ciajkovkij, dove la struttura orchestrale assorbe in modo equilibrato la dimensione intima, sempre presente nelle sue opere.
Un programma che ha così disegnato, come si è detto, una vasta geografia culturale quanto storica, reale terreno dell’incontro e dello scambio.

Direzione musicale Michel Tabachnik
Musica Iannis Xenakis (Mosaïques, creazione mondiale per l’Orchestra dei Giovani del Mediterraneo – Prima italiana), Claude Debussy (Le Mer), Pëtr I. Ciaikovkij (Sinfonia n° 6 in SI Min. Op. 74 “Patetica”)

 

MOSAÏQUES
di Michel Tabachnik

Mosaici di timbri, di colori, di ritmi; alchimie di culture, di credenze, di lingue;
i musicisti dell’Orchestre Des Jeunes De La Méditerranée
all’unisono con le antiche civiltà
che forgiarono per sempre il nostro pensiero,
hanno ispirato a Iannis Xenakis
un’opera che testimonia, al di là del tempo,
la ricchezza dei diciassette paesi rappresentati.
Diciassette sequenze musicali,
diciassette entità autonome, ma con una stessa essenza
che evocano attraverso la simbologia dei numeri:
1+7 = 8 La Legge
la diversità delle espressioni e dei miti
che una sola corrente mistica, impressa col fuoco,
generò sulle rive del Mare Nostrum
più di tremila anni fa.

(in Catalogo Romaeuropa Festival 1994)

Cartellone 1994

 

Rassegna stampa

“Tuttavia Mosaïques è diversa. Non è affatto il solito puzzle, il mosaico a tasselli variamente colorati. È invece un altissimo muro armonico con tutte le note, dalla più bassa alla più acuta, disposte a distanza di semitono a risonanti, forte; contemporaneamente l’effetto era aspro, graffiante, ma compatto. L’alto muro veniva poi traversato, sforato, sfondato dalle armonie dissonanti degli ottoni. Dov’erano finiti i paesaggi luminosi del Mediterraneo? L’ex partigiano Xenakis ha sempre in serbo quella storia di bombe che gli distrusse metà viso. Tanto tempo fa. Nel suo paese d’origine. La Grecia”.
(Mya Tannenbaum, Oltre il muro, Corriere della Sera, 27 luglio 1994)

“È una partitura [Mosaïques, n.d.r.] ricavata da diciannove frammenti – uno per ogni paese rappresentato in orchestra – che, attraverso un gioco nervoso di “tessere” foniche, costruiscono una struttura di tensioni ritmiche e timbriche, che già l’esecuzione all’aperto tendeva ad insidiare. Sono poi fluite in un clima più invogliante e acquietato le musiche di Debussy (gli schizzi sinfonici dedicati al mare) e di Ciajkovsckij (Sesta Sinfonia, Patetica). Un bel successo nel clima di una avvolgente simpatia”.
(Erasmo Valente, Campidoglio una giornata all’insegna della musica, l’Unità, 27 luglio 1994)

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