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Festa della musica


La tradizionale festa di chiusura del festival, dedicata, come nei due anni passati, alla Musica, si svolge in questa edizione all’interno di una raffinata cornice, la michelangiolesca piazza del Campidoglio.
Nata dal desiderio di dare uno spazio ed un tempo a tutte quelle associazioni che nella capitale, faticosamente, si dedicano alla musica, il programma prevede l’alternarsi di generi e tendenze diversi, a dimostrazione dell’esistenza di un tessuto musicale piuttosto variegato. Si passa quindi dalle scuole popolari di musica, come la St. Louis Academy, Donna Olimpia ed il laboratorio di percussioni afrocubane Timba, alla Banda dell’Arma dei Carabinieri, al Coro della Portella ed all’Orchestra Pariwana, passando per le canzoni francesi dei Têtes de Bois, e la musica classica dei solisti (duo di clarinetti Ravaglia – Dragoni; e viola e violino di Sanzò – Vicari) o delle formazioni cameristiche (trio chitarristico romano e il Quintetto a fiato di Roma).
Una giornata dedicata, come ha spiegato Michele Dall’Ongaro (coordinatore dell’evento), “a chi della musica ha fatto il proprio strumento di trasmissione del pensiero”.

 

FESTA IN CAMPIDOGLIO
di Giovanni Pieraccini

A conclusione del Festival Romaeuropa torna la Festa della Musica. Essa è nata con noi e con noi ha viaggiato per la città e lungo il Tevere, con la generosa partecipazione di tante associazioni musicali romane.
Noi abbiamo voluto che la musica, insieme alle nostre manifestazioni artistiche legate alla cultura moderna e contemporanea, invadesse Roma in tutte le sue forme e parlasse liberamente a tutti.
Così le bande, la musica popolare, il jazz, il rap, la musica da camera, i cori, la musica sinfonica hanno suonato in periferia e nel cuore illustre della capitale, dalla scalinata di Piazza di Spagna a Casal Palocco, da Villa Medici all’EUR.
L’anno scorso ha riacceso di luci e di suoni il Tevere, dall’Isola Tiberina a Ponte Milvio con un dialogo sonoro fra le barche in navigazione ed i Circoli lungo le sponde fino alla spettacolare conclusione nella quale fra bellissimi fuochi d’artificio, su un enorme schermo d’acqua, alto trenta metri, apparirono le antiche statue romane, come se gli antichi Dei di Roma si fossero risvegliati nello splendore della Festa.
Non possiamo ripetere quest’anno con tanta ampiezza questa libera esplosione musicale nei grandi spazi della capitale. Abbiamo dovuto concentrarla in un luogo. Sono infatti tempi difficili dal punto di vista economico ed organizzativo.
Le difficoltà dell’economia si riflettono come sempre sulla cultura e non è nemmeno facile trovare aperti per gli spettacoli i luoghi consacrati dall’arte e dalla storia. Ma il luogo che abbiamo scelto, d’accordo con il Comune, è un luogo che ne vale mille: il Campidoglio.
Saliamo dunque al suono delle Bande Musicali sulla scalinata michelangiolesca alla Piazza, nel cuore antico di Roma. Portiamo le associazioni musicali, ancora distintesi per il loro contributo, ad esprimersi fra i palazzi dell’arte e del potere.
Del potere infatti il Campidoglio è il simbolo, fin da quando era ancora un colle roccioso nella prima Roma, un simbolo tanto forte da durare fino al Medioevo, quando gli imperatori germanici venivano qui a far sancire formalmente la loro carica dall’avallo del popolo romano. Dell’arte è più che un simbolo: è un’altissima testimonianza, con il nome di Michelangelo e con il ricordo delle cerimonie di incoronazione, con l’alloro, dei poeti come Francesco Petrarca.
Torna quindi la musica, dopo che anni orsono vi era già stata presente, con l’Orchestra di Santa Cecilia, e vi torna nella sua ricca varietà.
Ed anche il giorno dopo questa nostra Festa, la musica terminerà in Campidoglio. Infatti il Festival si chiuderà definitivamente con l’Orchestra dei Giovani del Mediterraneo, diretta dal Maestro Tabachnik. È un duplice omaggio: in primo luogo alle associazioni musicali romane, così numerose e così capaci, che vivono spesso fra mille difficoltà ed anche, purtroppo, nell’indifferenza dei pubblici poteri, e poi, e soprattutto, ai romani stessi affinché possano, in una notte estiva, passare piacevoli ore nel segno della musica.

 

LA FESTA DELLA MUSICA A ROMAEUROPA
di Michele dall’Ongaro (curatore del coordinamento musicale della Festa della Musica)

Cattiva retorica a parte la Musica, a Roma e non solo, va festeggiata. Siamo circondati dai suoni, dai rumori, dalle mille sollecitazioni delle sonorità metropolitane eppure, talvolta, non ce ne rendiamo conto. Ben lo sanno quanti, nella nostra città, suonano, insegnano e operano affrontando non poche difficoltà. Giusto quindi dedicare una giornata – al di là degli spazi canonici ormai consolidati – a chi della musica ha fatto il proprio strumento di trasmissione del pensiero.

A questo appuntamento sono invitate “le” musiche che abitano l’oggi nella loro molteplicità di generi e forme, con la loro tradizione. Certamente non “tutto” in questa Festa al Campidoglio ma abbastanza per garantire una varietà di linguaggi e tendenze. Innanzi tutto le scuole di musica popolari (alcune, tra le tante che animano il territorio) con i loro laboratori e le loro proposte, con i loro intrecci di culture ed etnie. Poi una piccola panoramica di nomi emergenti ed emersi scelti fra i solisti e le formazioni cameristiche di area romana (costole espunte, a volte, da corpi dolenti come nel caso del Quintetto a fiati di Roma formato in parte da elementi dell’ex-Orchestra sinfonica della Rai di Roma). La tradizione della canzone francese osservata da una prospettiva jazzistica e il grande richiamo popolare della banda.

Solo uno spicchio, in realtà, del grande Villaggio Globale della Musica al quale, a venire, speriamo di riservare spazi sempre più articolati e, se lecito, festosi.

PROGRAMMA

DUO DI CLARINETTI PAOLO RAVAGLIA E VALERIO DRAGONI
Musica
John La Porta (Essay for clarinet alone), William O. Smith (Jazz Set for two clarinets), Eric Dolphy (God bless the child, per clarinetto basso solo)

DUO FRANCESCA VICARI (VIOLINO) E LUCA SANZÒ (VIOLA)
Musica
Wolfgang A. Mozart (Duetto K423 per violino e viola in Sol maggiore: Allegro; Adagio; Rondeau)

BANDA DELL’ARMA DEI CARABINIERI
Direzione musicale
Francesco Anastasio

BIG BAND SCUOLA POPOLARE DI MUSICA DONNA OLIMPIA
Musica Marco Tiso (Fill in Jo, Chase the Phanton – dalla colonna sonora del film Il fantasma dell’opera; Morpho Line), George Gershwin (Somebody loves me – arrangiamento di Marco Tiso), Miles Davis (All Blues – arrangiamento di Marco Tiso; So What – arrangiamento di Marco Tiso), Charlie Mingus (Monk, Bunk or vice versa – arrangiamento di Marco Tiso)

TÊTES DE BOIS
Viaggio nella canzone francese da Brél a Becaud
Interpreti Andrea Satta (voce), Carlo Amato (contrabbasso), Luca de Carlo (tromba), Rodolfo Maltese (chitarra), Maurizio Rizzuto (batteria)

TRIO CHITARRISTICO ROMANO
Musica
Antonio Vivaldi (dalla Sonata in Mi magg. Op. 1 n°4: Preludio; Fuga – transcrizione di Trio Chitarristico Romano), Filippo Gragnani (dal Trio per tre chitarre op. 12: Allegro), Gabriel Fauré (da Dolly, op.56: Le jardin de Dolly; Le pas espagnole – trascrizione di Giorgio Blumetti), Manuel de Falla (da El amor brujo: Danza del Juego de amor; Danza ritual del fuego – trascrizione di Franco Todde), Darius Milhaud (da Scaramouche: Brazileira – trascrizione di Franco Todde)
Interpreti Giorge Blumetti, Letizia Mei Franco Todde (chitarra)

QUINTETTO A FIATO DI ROMA
Musica
David Short (Serenata – dedicata al Quintetto a fiato di Roma, Tempo di galoppo, Andante Grazioso, Adagio Cantabile – Romanza interrotta, Scherzo Pizzicato assai), Wolgang A. Mozart (trascrizione di arie da Il flauto magico: Infelice sconsolata, Gli angui di inferno sentomi nel petto; da Don Giovanni :Non più andrai farfallone amoroso), Johann Strauss (Pizzicato Polka; Trisch-Trasch Polka)
Interpreti Bruno Lombardi (flauto), Luca Vignali (oboe), Cesare Coggi (clarinetto), Stefano Mangini (corno), Andrea Corsi (fagotto)

ORCHESTRA PARIWANA
Genesi: I miti delle origini / Ira: colui che guida / Arca: colei che segue / Il popolo dei soffi
Musica Titikaka’s Dreams, Sikuris De Italaque, Potpourri De Waynos En Sikuris

CORO DELLA PORTELLA
Musica
Nazareno De Angelis (J’Abbruzzu – armonizzazione Teo Usuelli), Anonimo (Tutte li fundanelle – armonizzazione Teo Usuelli), Anonimo (A Barisciane – armonizzazione Teo Usuelli), Anonimo (All’orte – armonizzazione Lamberto Pietropoli), Anonimo (A’ capa marite – armonizzazione Lamberto Pietropoli), Anonimo (C’ereno tre sorelle – armonizzazione Luigi Pigarelli), Anonimo (Bella ciao – armonizzazione Gianni Malatesta), Luigi Dammarco – Guido Albanese (Vola vola)

ST. LOUIS ACADEMY – DANIELE TARTAGLIA SEXTET
Interpreti
Daniele Tartaglia (piano), Vincenzo Florio (basso), Francesco Canturi (batteria), Giacomo Mazzei (chitarra), Ludovico Mori (sax), Michele Lembo (T. sax/flauto)

TIMBA LABORATORIO DI PERCUSSIONI AFRO CUBANE
Diretto
da Roberto Evangelisti

 

LA FESTA A ROMA
di Landa Ketoff

Dal panem et circenses di Giovenale al crudele festa, farina e forca dei Borboni (e anche prima e dopo) la festa è sempre stata, presso ogni popolo, una delle componenti essenziali della vita pubblica. Con un doppio intento: di divertire le classi dominanti e – purtroppo – di aiutarle a dominare, creando una momentanea fratellanza che addormenti le coscienze e faccia dimenticare i desideri di riscossa.
Nell’antica Roma le feste erano più che altrove frequenti e imponenti, tanto che si dovettero costruire innumerevoli circhi e anfiteatri. La costruzione del Circo Massimo era stata iniziata già durante il regno di Tarquinio Prisco, e più volte si dovette ampliarlo fino a contenere, secondo testimonianze del primo secolo d.C., oltre duecentocinquantamila spettatori. E le ragioni per far festa erano così numerose che tra feriae publicae, ludi e ricorrenze religiose, i giorni festivi occupavano a Roma quasi metà dell’anno. I giochi circensi ne erano l’atteso (e tragico) coronamento, con combattimenti tra uomini, tra uomini e bestie, tra animali diversi. Li precedeva la pompa, processione sontuosa di cui oggi si ritrova traccia nei cortei in costume che precedono palii, giostre, quintane.

Le feste romane di carattere religioso erano collegate alla vita dei campi e agli dei che ad essa soprintendevano. Era naturale che il Papato cercasse di abolirle. Capì però subito che non ci sarebbe riuscito, e ne comprese anche l’utilità nei rapporti col popolo. Le conservò, dunque, ma le trasformò in feste della nuova religione. Così sulle orme delle feste antiche nacquero le feste del Natale, della Pasqua, del Carnevale, dell’Assunta a Ferragosto. Si cercò tuttavia di evitarne la parte più cruenta e nacquero giostre e tornei ma con armi rintuzzate. Non furono eliminate le pompe che anzi divennero sempre più sontuose per mostrare la potenza della classe al potere.
Purtroppo col tempo i giochi riacquistarono parte della loro violenza. Famosi erano, nel Cinquecento, i giochi che si svolgevano a Testaccio, di nuovo combattimenti non proprio innocui: lotte tra rioni alle quali partecipavano i nobili col massimo dello sfarzo, dividendo col popolo l’entusiasmo della gara. Piazza Navona, Campo de’ Fiori, San Giovanni e, sebbene più raramente perché piuttosto piccola, la stessa piazza del Campidoglio, ospitarono giochi d’ogni genere, tornei, cacce. Ogni scusa era buona: oltre alle feste religiose c’erano le feste per l’incoronazione dei pontefici o gli ingressi in città di re e imperatori, con gli addobbi di strade e palazzi, macchine trionfali (ne costruì anche Bernini), quadri viventi e ancora giochi circensi.
Il barocco fu il periodo del massimo splendore ed è rimasto memorabile l’arrivo a Roma di Cristina di Svezia.

Sebbene più volte proibita, la tauromachia resistette a Roma per secoli, fino a Ottocento inoltrato. Nell’Ottocento la si praticava anche nell’Anfiteatro del Corea sul Mausoleo di Augusto, nello stesso luogo dove sorgerà la famosa sala dell’Augusteo distrutta nel 1936. Il fascino dei giochi circensi non diminuiva. Ancora nel 1890, Papa Leone XIII, uomo di alta dottrina cui si deve l’enciclica Rerum Novarum, non disdegnò di accogliere in Vaticano, nell’anniversario della sua incoronazione, l’intera troupe del Colonnello Cody (Buffalo Bill) al completo di indiani e cowboys, con le loro penne e gli argenti luccicanti. Dai tempi dei Romani antichi lo spettacolo era cambiato. Ma lo era davvero? La festa era sempre affidata a uomini e animali abbigliati nel modo più variopinto che si sfidavano in giochi di destrezza pericolosi e per questo affascinanti. Perché la festa ha veramente un senso solo se è anche festa di colori e se comporta la tensione di una sfida.

(in Catalogo Romaeuropa Festival 1994)