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José Montalvo

Paradis


Photo © Piero Tauro

Assoggettare la tecnologia al desiderio
Intervista a Montalvo
Coreografia e concezione visiva José Montalvo
Assistente alla coreografia Dominique Hervieu
Danzatori Walid Boumhani, Delphine Caron, Laurent Chedri, Dominique Hervieu, Joëlle Iffrig, Chantal Loïal, Mélanie Lomoff, Moktar Niati, Merlin Nyakam, Bobo Pani con la partecipazione di Marquis Pauwells ed il suo cane Binic
Musica Antonio Vivaldi, Jean-Philippe Rameau, dj Tal
Ambiente sonoro Bertrand Neyret
Luci Christophe Pitoiset, Robert Mlakar
Direzione tecnica Yves Favier
Immagini e regia video Pascal Minet, Samuel Carré
Regia di palcoscenico Muriel Dornic, Juliette Lheman
Regia luci Thomas Godefroid, Vincent Paoli
Regia suono Bertrand Neyret, Anne Bouchicot, Thierry Planet
Responsabile di produzione Anne Sauvage

Produzione La Maison de la Danse Lione 1997
Co-produzione Biennale Nationale de la Danse du Val de Marne, Théâtre Municipal Jean Vilar de Vitry sur Seine, Association Variasol / Compagnie Montalvo-Hervieu, con il sostegno del Théâtre Jean Vilar, Suresnes.
Tournée internazionale DLb Performing Arts – Didier Le Besqueù

Collage di immagini virtuali che si amalgamano alla danza senza soluzione di continuità, Paradis mette in scena danzatori che interagiscono fra di loro, con proiezioni video su tende bianche – unico elemento scenografico sul palco – che hanno a soggetto le loro stesse movenze e persino con animali. Immersi in un paesaggio sonoro che spazia dall’hip-hop ai ritmi afro-haitiani, a Vivaldi, a Rameau fino ad includere sonorità d’ambiente, essi portano con sé movimenti di danza altrettanto eterogenei – dalla break dance al grand-jeté. Una molteplicità che si riflette nella stessa molteplicità dei luoghi e delle tradizioni da cui provengono i danzatori della Compagnia Montalvo: ognuno con il proprio stile e la propria tecnica.
Il gioioso multiculturalismo che accompagna e nutre la creazione di José Montalvo e Dominique Hervieu (la cui collaborazione è ormai ultradecennale) è una cifra stilistica, estetica ed ideologica riscontrabile in tutte le creazioni dei due coreografi: ma in Paradis, permettere a ciascun artista di esprimersi secondo la propria tecnica con rapidità e precisione, senza essere in competizione con gli altri, anzi in costante dialogo con chi gli si trova vicino, ha consentito la creazione di una coreografia che suona come una partitura musicale percorsa da un ritmo sempre travolgente e luminoso. Il pubblico viene così investito dalla meraviglia di una danza che genera una comicità fisica di estrema leggerezza, un’armonia che appare priva di costruzione ed un’immeditezza trascinante seppure frutto di una struttura ferrea.
Montalvo racconta di essere stato colpito, ancora adolescente, dalla storia di Robert Desnos, attivo nella resistenza Agir e arrestato nel ’44 per essere poi deportato nel campo di Floha. Lì, nelle ore più drammatiche, Desnos leggeva la mano dei suoi compagni, predicendo ad ognuno stravaganti avventure; si formavano delle file per ascoltarlo. “Paradis“, dice Montalvo, “potrebbe essere un omaggio molto umile a tutti coloro che anche all’inferno sanno donare la parte più luminosa di loro stessi”.

Cartellone 1998

PARADIS
Teatro Olimpico, 10, 11 ottobre 1998
Evento
Rassegna stampa

Assoggettare la tecnologia al desiderio
Intervista a Montalvo
ESTRATTI DA UN’INTERVISTA A JOSÉ MONTALVO

Perché Paradis?
Da adolescente fui colpito da questa testimonianza: “Dopo essere stato attivo nella resistenza Agir, Robert Desnos fu arrestato il 22 aprile 1944 […] poi deportato nel campo di Floha […]. Nelle ore più drammatiche leggeva la mano dei suoi compagni di sventura predicendo ad ognuno stravaganti avventure […]. Si formavano delle file per ascoltarlo …”.
Paradis potrebbe essere un omaggio molto umile a tutti coloro che anche all’inferno sanno donare la parte più luminosa di loro stessi.

C’è qualcosa d’autobiografico in questo pezzo?
Sì, una delle sfide di Paradis è ritrovare attraverso la mia immaginazione le stesse sensazioni che provavo da bambino, quando mi sedevo accanto ad una signora che sapeva stimolare la mia immaginazione puerile con il potere e la magia delle parole. I suoi racconti erano sempre accompagnati da gesti divertenti e frivoli, di cui coglievo l’esitazione, gli slanci, i fremiti… L’ascoltavo, mi trasportava con un ritmo insensato sul pianeta di Jonathan Swift, di Jacques Prévert, nell’universo meraviglioso, crudele e lucido di Jean de La Fontaine.

Dove trovare dei momenti di paradiso oggi?
Nelle azioni della nostra vita quotidiana, la cui profondità e complessità non temono di presentarsi come un piacere, come una ricreazione. Nella danza, nella vita quotidiana, nella incredibile diversità dei corpi, nella lettura. La danza per me rappresenta una continua rinascita, resta aperta ad ogni scoperta, al sapere, all’intelligenza e alla voluttà dell’attimo presente. Amo altresì osservare questi momenti di poesia nella vita quotidiana. Essere all’ascolto, raccoglierli, testimoniare questi attimi di paradiso.
Invito tutti a condividere con me un passo di Jorge Luis Borges tratto dal romanzo Atlas: “Non un giorno passa senza che noi viviamo un istante di paradiso”.
A voi il compito d’essere attenti e di farne esperienza concreta.

Perché scegliere danzatori di origini diverse?
Per me gli incontri e gli scambi tra esseri umani di origini, di idee e di costumi differenti costituiscono una risorsa per la trasformazione profonda e l’arricchimento del mio modo di pensare e di sperimentare. Mi sembra che attraverso la continua interrelazione fra pratiche diverse si possano creare le condizioni di una nuova sintassi coreografica. Aprire in questo modo alla danza un campo d’esplorazione inatteso permette una sua rinascita per una scrittura ibrida al di sopra d’ogni sospetto.

(in Catalogo Romaeuropa Festival 1998)

Cartellone 1998

PARADIS
Teatro Olimpico, 10, 11 ottobre 1998
Evento
Rassegna stampa

Assoggettare la tecnologia al desiderio
Intervista a Montalvo
ASSOGGETTARE LA TECNOLOGIA AL DESIDERIO
di Aurora Marsotto

Forse si entra in Paradiso per quel pizzico di gioia che celiamo nel cuore e che doniamo agli altri. Forse in Paradiso entriamo senza accorgercene almeno un istante al giorno, come ricorda lo scrittore Borges in Atlas. Forse José Montalvo lo provava da piccino sulle ginocchia della nonna al racconto delle fiabe di La Fontaine. Certo è che due grandi schermi azzurrini sono stati scelti dal coreografo franco-spagnolo come diaframma per i giorni definiti e quelli indefiniti, quelli tessuti da istanti eterni, ricamati dall’immaginazione e arricchiti da ricordi. Così, come un caravanserraglio da fine millennio dove gli umani si sovrappongono al bestiario caro all’infanzia, prende avvio Paradis, il quarto balletto di José Montalvo, creato nel marzo del 1997 alla Maison de la Danse di Lione quale conclusione di una breve residenza coreografica progettuale e approdato e accolto nell’ottobre successivo a Parigi, al Théâtre de la Ville con grande successo. E durante lo spettacolo accade una cosa curiosa: il pubblico non applaude, ma ride! Raramente capita ai balletti di provocare una così forte dose di gioia e di buonumore. Paradis ci riesce perché è una lunga pellicola di brevi flashes di vita quotidiana, di sogni e di frammenti di storie immaginate da tutti noi, dove ognuno si identifica per un attimo.

José Montalvo è giunto alla maturità con intatta la gioia, la curiosità e la freschezza di un bimbo. Osserva con generosità e amore i suoi simili. Non a caso, dopo aver vinto numerosi premi coreografici in Francia e all’estero, si ferma quattro anni in un ospedale psichiatrico, il Marcel Rivère, ad operare con la gestualità più libera. Questa esperienza lo porta verso un intenso rapporto con la gente e, in particolare, con gli abitanti di alcuni villaggi francesi ai quali dona la possibilità di muoversi in musica, di partecipare in tutta libertà e gioia alla esaltante esperienza della danza.
Sovrapponendo la libertà totale del movimento appreso all’ospedale psichiatrico dai degenti, a quello semplice, ma comunque finalizzato, dei villani, Montalvo soddisfa un suo personale desiderio: quello di coniugare, sovrapporre, integrare più modi di espressione e, con l’aiuto del video e delle ricostruzioni per immagini, di ottenere l’effetto collage, caro ai suoi studi plastici, anche nella danza.

Un sottile “fil rouge” d’ironia lega i brevi e intensi moduli di cui è composto Paradis. Anche i personaggi scelti da Montalvo sono tra i più contrastanti che il balletto può offrire: veloci e precisi ragazzi di contemporaneo, breakers, classici e vitali africani, che con i loro ritmi cercano di provocare, non senza frizzanti risultati, i compagni, anche quelli dell’Hip-Hop, che recano alla compagnia nuova energia vitale. Legame assoluto di tutto il balletto è però la musica di Vivaldi con la sua coinvolgente armonia e la sua forza espressiva. La scelta di creare sequenze danzate tra il virtuosismo e la comicità con danzatori di formazione differente, se da una parte aggiunge altro vigore al collage danzato, dall’altra indica la strada da seguire per raggiungere una nuova dinamicità. Il video, le immagini e le danze preregistrate, offrono il terreno più stimolante a Montalvo per raggiungere la sua meta. Stimola la fantasia mischiando le carte della realtà e dell’immaginazione. Il video offre, infatti, la possibilità di trattenere il sogno e di goderlo pienamente, di ricreare i ricordi, quelli più felici e ingenui, e permette anche di interagire con la realtà creando scoppi di fantasia sfrenata. È il modo più acuto di usare la tecnologia, assoggettandola ai nostri desideri. E se Montalvo la ovatta di poesia e di felicità, allora può diventare una seconda chiave per regalare un istante di Paradis al pubblico.

(in Catalogo Romaeuropa Festival 1998)

Cartellone 1998

PARADIS
Teatro Olimpico, 10, 11 ottobre 1998
Evento
Rassegna stampa

Assoggettare la tecnologia al desiderio
Intervista a Montalvo
Rassegna stampa

“Una volta superata la legge della gravità, gli undici ballerini “volanti” (inclusa la Hervieu firmataria con Montalvo della Compagnia) hanno riempito i sessanta minuti di spettacolo a perdifiato. C’erano l’eclettica gestualità, gli infiniti particolari intesi a depistare il pubblico e le variazioni sul tema della fantasia. A un certo punto si è capito che tutto era possibile, il cane Binic ululava in risposta agli squilli di tromba del padrone, mentre i danzatori partivano alla guerra contro il conformismo. Una volta avallato il concetto della praticabilità degli spazi, non c’è più “sopra” ne “sotto” che tenga, secondo Montalvo. E via alla scalata leggiadra delle pareti a suon di musica. Antonio Vivaldi e Jean-Philippe Rameau non erano apparsi mai tanto adatti all’occasione. E poi i baci bocca-a-bocca. Niente di erotico, ne di sentimentale. Bensì la pura follia. Baci al gargarismo. Baci acrobatici. Baci a testa in giù. Ce ne era per tutti i gusti. Se il titolo dello spettacolo suonava retorico, l’intenzione di Montalvo tale non era. Direi che egli abbia chiamato la sua coreografia Paradis per puro gioco. Accostando i lampi di paradiso alla più effimera delle arti, la danza, egli ne ha riconosciuto al medesimo tempo la fragilità”.
(Mya Tannenbaum, Baci acrobatici fra ballerini, Corriere della Sera, 12 ottobre 1998)

“Gioiosi, trascinanti, pieni di entusiasmo immediato, pronti a giocare con musica e danza e immagine, i due coreografi rappresentano in effetti qualcosa di spiazzante nell’idea e nell’uso della danza, intesa qui come miscela di suggestioni molto diverse. […] Il che da a tutto il lavoro un tocco di libertà assolutamente trascinante, da cui non è possibile non farsi coinvolgere pensando anche dalla platea di partecipare, almeno un po’ a quel gioco fantastico che si sta svolgendo sul palco… E liberi sono anche i movimenti interpretati e vissuti con straordinaria fisicità dai danzatori, corpi meravigliosi, capaci di rispondere e di rilanciare ogni sollecitazione, così come è libero il modo di usare il video che diventa una presenza in più, mai invadente, piuttosto un elemento che potenzia la comicità… Certo l’arma vincente è l’affiatamento che trasmettono i danzatori e che deve essere alla base del lavoro di Montalvo e Hervieu vista la collaborazione ultradecennale (Hervieu ha incontrato Montalvo quando aveva diciannove anni)”.
(Cristina Piccino, L’incantevole leggerezza di Montalvo e Hervieu, il Manifesto, 15 ottobre 1998)

“Montalvo non si preoccupa di “sporcarsi” la mano coreografica e attinge da tutti gli stili, mette avanti la personalità dei suoi interpreti neri, bianchi (anche italiani: Bobo Pani) e ti bisbiglia alle orecchie che il paradiso è un posto dove succedono un sacco di cose, tutte divertenti e con la musica di Vivaldi per sottofondo. Uno spettacolo felice, nel senso più profondo del termine, anche se con qualche cedimento nel finale. E, soprattutto, in grado di suggerire che la danza contemporanea può esprimere meglio di tanti altri linguaggi la multirealtà di oggi e che, non per questo, debba per forza annoiare chi la fa o vede”.
(Rossella Battisti, In “paradiso” si danza a testa in giù, l’Unità, 13 ottobre 1998)

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